Dodò l’uomo d’acciaio: cinque partite per dare la svolta anche al futuro
Lo scorso Sassuolo-Fiorentina l'aveva concluso col capo chino, rivolto verso il settore del Mapei dedicato al tifo viola: 5mila fischi rivolti anche e soprattutto a lui, Dodo. Sorridente, quasi spaccone, irriverente, uno nato a Taubaté (Brasile) il 17 novembre 1998, diventato fiorentino per adozione. Alla fine di quel Sassuolo-Fiorentina 3-1 erano arrivati anche messaggi ignobili sui social, minacce a lui, ai figli e alla moglie.
Dodò, quattro mesi dopo Sassuolo-Fiorentina la frattura si è rimarginata
Una rottura che pareva insanabile con la piazza: a quattro mesi e mezzi di distanza dal disastro di Reggio Emilia, Dodo torna ad affrontare il Sassuolo e quella frattura che sembrava insanabile si è rimarginata. Coi risultati, con la rimonta clamorosa verso qualcosa che dopo quel Sassuolo-Fiorentina era pura utopia, e anche con le prestazioni dello stesso Dodo. La sua stagione rimane negativa, come quella di tutta la squadra, e la freccia brasiliana è ancora sotto gli standard mostrati soprattutto nella scorsa annata, quando a tratti era sembrato uno dei migliori esterni bassi del campionato. Ma Dodo rimane un intoccabile. Vuoi per mancanza di alternative valide (Fortini si è perso tra errori e problemi fisici) ma soprattutto per le sue qualità: in una squadra che fatica terribilmente ad alzare il ritmo è uno dei pochi in grado di cambiare velocità.
Dodò, solo Pongracic meglio in termini di minutaggio
Questa centralità si rispecchia nei numeri: 42 gare da agosto a oggi, tra i calciatori di movimento, in termini di minutaggio, meglio solo Pongracic (3553' per il croato, 3457' per l'ex Shakthar), Dodo ha saltato soltanto due gare di campionato, per squalifica a Udine e per infortunio a Verona (in entrambe le occasioni si è sentita e non poco la sua assenza). Non piacerà a qualcuno per atteggiamento e per gli scarsi numeri offensivi - tre assist e due gol, anche se uno di questi due è stato formidabile e decisivo nella gara spartiacque di Cremona - ma a lui non ha rinunciato mai nessuno, da Italiano a Vanoli, passando per Pioli e Palladino.
Dodò, cinque gare per convincere Paratici: quando scade il suo contratto
Come il resto della rosa, Dodo ha cinque gare per convincere il ds Paratici e il resto della dirigenza. Dopo quattro anni a Firenze le valutazioni saranno fatte anche su un calciatore che a novembre compirà 28 anni e su cui non sarà comunque facile incassare molto in caso di vendita: il suo contratto scade a giugno 2027 e i discorsi sul rinnovo vanno a rilento da un anno, il brasiliano potrebbe fare gola a qualche big italiana ma la richiesta della Fiorentina, che dodici mesi fa l'avrebbe fatto partire per 30 milioni, dovrà essere rivista al ribasso.
Ma non c'è solo Paratici da convincere: Oltreoceano lo osserva anche Ancelotti. Il numero due viola ha racimolato due convocazioni con la nazionale brasiliana (ottobre 2024, quando ancora non c'era il ct italiano) ma viste le numerosi defezioni dei verdeoro c'è ancora una fiammella di speranza per una convocazione in extremis per i Mondiali in America.
