Inter, una macchina perfetta
Cronache di un dominio. Risale al 23 novembre, dodicesima giornata, l’ultima sconfitta in campionato dell’Inter: 0-1 nel derby. Per la cronaca, Calhanoglu sbagliò il rigore del pareggio. Da allora, in campionato, la squadra di Chivu ha giocato tredici partite. Un pareggio (contro il Napoli) e dodici vittorie. Dal 24 novembre all’8 febbraio l’Inter in Serie A ha sempre vinto tranne una volta. Ha travolto il Como, ha vinto a Bergamo, ha battuto il Bologna. In tredici partite: trentuno gol segnati, sei subiti. Oggi i nerazzurri sono primi con 58 punti che in proiezione fanno 92 a fine stagione. Siamo nei dintorni della macchina perfetta. I cavillosi potranno aggrapparsi alle quattro sconfitte rimediate in campionato (Juventus, Udinese, Napoli e Milan) o alle zero vittorie negli scontri diretti (ossia contro Inter, Juventus e Napoli). Dettagli pressoché insignificanti, come chi prova ad addolcire la sconfitta australiana di Sinner contro Djokovic ricordando che l’azzurro ha totalizzato più punti dell’avversario. Chivu ha messo a punto una macchina irresistibile in Italia. E lo ha fatto partendo dalla burrasca Calhanoglu al Mondiale per club. Sembrava un gruppo allo sbando. In silenzio, ha lavorato sugli uomini: ha recuperato gli scontenti, ha allargato la rosa. Ieri ha passeggiato in casa del Sassuolo con Bisseck, Luis Henrique, Sucic e Zielinski titolari. Bisseck era sul libro nero del mondo interista, il principale imputato del mancato scudetto dello scorso anno. Zielinski un fantasma dalle parti di Appiano Gentile. Entrambi pienamente recuperati alla causa. Il difensore tedesco ieri ha segnato il gol del vantaggio. Per non parlare di Federico Dimarco fin qui il calciatore più decisivo del campionato, in coppia con Lautaro Martinez. Siamo a quota tredici assist in ventidue partite, senza contare i sei gol (uno in Champions). Calciatore che lo scorso anno era in piena crisi d’identità. Sembrava non avere più di un’ora di autonomia. Ieri ha fornito lui le palle gol a Bisseck, Thuram e Akanji. Solo il sigillo di Lautaro non porta la firma di Dimarco.
Inter, il ruolo di Lautaro
Già, Lautaro. Il leader incontrastato di questa squadra. Segna il gol numero 171 della sua avventura interista e si mette di fianco a Roberto Boninsegna una pagina di storia nerazzurra (e non solo). Chivu ci riporta alla memoria lo slogan del presidente francese degli anni Ottanta François Mitterrand: “la forza tranquilla”. Così il leader socialista riuscì ad associare alla sua figura i concetti di stabilità e affidabilità. È quel che ha fatto Chivu che tutto sembra tranne che un allenatore semi-esordiente. Eppure è alla prima esperienza in una grande squadra dopo appena tredici partite in Serie A alla guida del Parma. L’Inter sembrò essersi fatta trovare impreparata dall’addio di Simone Inzaghi. Inseguì invano Fabregas per poi ripiegare su Chivu. Una vicenda che ricorda quel che accadde nell’estate 1988, quando Madjer non superò le visite mediche e l’Inter dovette “accontentarsi” di Ramon Diaz. Che si rivelò pedina fondamentale. Nove mesi dopo, quella squadra (con Trapattoni in panchina) festeggiò lo scudetto dei record.
Abbonati per continuare a leggere
Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.
Basic
€ 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%€ 9,99al mese- 5 contenuti al mese
Più scelto
Plus
€ 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%€ 19,99al mese- 10 contenuti plus al mese
- Nessuna pubblicità
Best value
Pro
€ 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%€ 39,99al mese- Contenuti illimitati
- Supporto prioritario
Sei già abbonato?
Da non perdere
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

