Juve in crisi ma Allegri non rischia: ecco i motivi

La clamorosa sconfitta subita a Monza certifica difficoltà profonde. Gli obiettivi stagionali si allontanano, però il club non discute l’allenatore
Juve in crisi ma Allegri non rischia: ecco i motivi© LAPRESSE
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Pietro Guadagno 

MILANO - Se il peggio, la Juventus, l’aveva toccato con il Benfica, con il Monza, evidentemente, ha cominciato a scavare… Insomma, altro che fermare l’emorragia, la ferita si è perfino aggravata e allargata. Non è ancora diventata letale, però: almeno per Allegri. Nel senso che, in questa sosta, il tecnico non rischia il posto, non ci saranno ribaltoni. Sono questi, infatti, i segnali che giungono dai vertici bianconeri. In linea, peraltro, con le dichiarazioni di Arrivabene, pronunciate, però, prima del fischio d’inizio e quindi prima di assistere a un’altra sconcertante sconfitta. «Cambiare l’allenatore sarebbe una follia - aveva detto l’ad - I problemi vanno vissuti e visti a 360°. Siamo usciti da anni difficili che hanno pesato sulla pelle di tutti, non solo del calcio. Fare dei processi sommari o indicare un colpevole non aiuta una società come la Juventus a lavorare con disciplina sul programma. Allegri non ha solo un contratto, ma ha un programma da sviluppare in 4 anni, come io ce l’ho da amministratore delegato. Si cerca un colpevole? Allora sono io, in quanto vertice della società. Se le cose non funzionano in qualche modo è anche compito mio farle funzionare. Guardando avanti ci sono tre elementi molto importanti: umiltà, chiarezza, determinazione. Accusando una persona e lasciandola sola non si risolvono. Bisogna guardare insieme avanti».

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Rimettersi in pista

Certo, però, è obbligatorio trovare il modo invertire la rotta: non si può andare avanti così. Siamo solo al 19 settembre e la Juventus si ritrova con una qualificazione alla seconda fase di Champions già compromessa, nonostante un girone tutto sommato abbordabile ed è attardata pure in campionato, dopo sole 7 giornate. Un anno fa, altra annata cominciata con il freno a mano tirato, il bottino era stato di 11 punti, mentre oggi sono soltanto 9… Per la verità, a Vinovo esisteva già la consapevolezza che sarebbe stata dura questa prima fase, con l’infermeria che ha cominciato a riempirsi senza soluzione di continuità. Così l’obiettivo era diventato quello di arrivare alla sosta per il Mondiale attaccati alle prime posizioni in campionato e, naturalmente, qualificati agli ottavi di Champions. In modo tale che, alla ripresa, a gennaio, con i rientri di Pogba e di Chiesa e con un pizzico di clemenza da parte della buona sorte, si poteva lanciare lo sprint. Adesso, invece, diventa fondamentale innanzitutto rimettersi in careggiata, augurandosi che non sia già troppo tardi. Continuare a “scavare”, come premesso, invece, non potrebbe che mettere tutto davvero in discussione. Ma è un’eventualità che, a oggi, in casa bianconera non viene presa in considerazione.

Cosa deve cambiare

Perché la Juve riesca a ritrovarsi, però, non si può prescindere da alcuni espetti ed elementi. La prima è chiaramente la salute. E qualche giocatore, magari, invece di fermarsi alla prima bua, chiamandosi fuori, con il pensiero già rivolto al Mondiale, potrebbe anche alzare la propria soglia del dolore, sacrificandosi per il bene comune. Peraltro, una squadra ridotta all’osso obbliga, di fatto, a far giocare sempre gli stessi o quasi, aumentando fatica, stress e rischio per altri infortuni. Così, la condizione atletica, che già sembrava un problema, appare ancora più precaria. Diversi bianconeri, ieri, sembravano letteralmente fermi. Un esempio su tutti è Paredes: reduce da un’annata chiusa in anticipo per un guaio muscolare e avendo iniziato quella nuova da riserva nel Psg, appena arrivato in bianconero ha giocato 5 gare di fila da titolare nello spazio di 20 giorni. Le attenuanti, però, si fermano qui. Perché la cifra di gioco espressa dai bianconeri è deficitaria sin dalle prime uscite ufficiali, a eccezione di qualche porzione di gara. Inoltre, gli elementi di maggiore personalità ed esperienza dovrebbero prendersi sulle spalle i compagni, soprattutto i più giovani, invece di pensare solo al proprio orticello. Da verificare poi i motivi dell’esclusione di Bonucci. Da censurare, infine, anche l’eccessivo nervosismo. Si può anche essere frustrati, ma non al livello di farsi cacciare dall’arbitro per una reazione, come accaduto a Di Maria. E con la sua, le espulsioni in campionato, in sole 7 giornate, sono state già 3. In certi momenti, anche una squalifica può fare la differenza. E la Juventus non può permettersi di trascurare nemmeno un dettaglio.  

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