Vent’anni fa la morte dell’Avvocato Agnelli, le rivelazioni di Jas Gawronski

Le interessanti dichiarazioni dell'amico intimo di Giovanni Agnelli al Corriere della Sera: "La Juve era un vero amore"
Vent’anni fa la morte dell’Avvocato Agnelli, le rivelazioni di Jas Gawronski© LAPRESSE
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Jas Gawronski, giornalista ed ex parlamentare europeo, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera nel ricordo di Giovanni Agnelli a vent'anni dalla scomparsa, avvenuta il 24 gennaio 2023. Tra i tanti aneddoti, anche uno legato alla Juventus: "La Ferrari lo appassionava perché era sua; la Juve era un vero amore. Nell’intervallo scendeva negli spogliatoi: Trapattoni era un po’ seccato, ma non lo dava a vedere. Si divertiva a punzecchiare Boniperti, a ricordargli che si era lasciato sfuggire Maradona. Adorava Platini e Boniek, che trovava molto spiritoso. Mi raccontò che l’ingaggio prevedeva una parte in nero: Boniek la prese e se la infilò nei pantaloni, proprio lì…. Di recente ho visto Boniek qui a Roma, e gliel’ho chiesto. In polacco, per lasciarlo libero di rispondere senza che nessuno, oltre a me, capisse. Mi ha assicurato di no, che era uno scherzo dell’Avvocato".

"Montezemolo il figlio che l'Avvocato avrebbe voluto"

Il ricordo di Gawroski prosegue: "Agnelli era affascinato da Pannella. In lui non vedeva l'esibizionismo, ma la buona fede. Il rapporto con Marella? Mai visto un marito trattare la moglie con tanta cortesia, con tanta attenzione, badando a coinvolgerla nelle conversazioni, a chiedere sempre il suo parere. Forse anche per lenire quel senso di colpa, o comunque di responsabilità, che gli veniva dal non essere un marito fedele. Penso che una sola l'abbia davvero coinvolto, ma non lo dirò mai: non era un'attrice. Montezemolo, invece, era il figlio che l’Avvocato avrebbe voluto: intelligente, spiritoso. Scanzonato. Agnelli gli dava del tu, Montezemolo del lei. Un giorno gli propone di portargli a pranzo un amico molto simpatico, Malagò, che dopo venti minuti, con il suo charme romano, dice: “Avvoca’, perché non ci diamo del tu?".

"Alla morte di Edoardo, l'Avvocato era disperato"

"Il figlio Edoardo era un intellettuale. Sensibile, intelligente: ma non capiva di non avere le qualità necessarie a guidare una grande azienda. Quando il padre decise di puntare su Giovannino, il primogenito di Umberto, ne soffrì moltissimo. Alla morte di Edoardo, l'avvocato non pianse. Non mostrava il dolore in pubblico. Ma era disperato. Nello stesso tempo, si sentiva come liberato da un peso".

"Non avrebbe mai venduto la Fiat"

"L'Avvocato non avrebbe mai venduto la Fiat. Intuiva che dopo di lui sarebbe accaduto. Si fidava di Paolo Fresco, che aveva stretto un patto con la General Motors. Ma tutto era rinviato a dopo la sua morte. La Fiat era una responsabilità; se non un peso. Una volta, in una delle rarissime confidenze di lavoro, mi disse che se avesse potuto scegliere non avrebbe investito nell’auto, e non avrebbe investito in Italia. Rimasi stupito: all’epoca investire in Italia non era poi così male. Forse presagiva quel che sarebbe accaduto".


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