Caso Pogba, la Juve non sapeva nulla: la verità sul farmaco dopante proibito

Il centrocampista francese si sarebbe affidato a uno specialista negli Usa, senza avvisare il club bianconero
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Sarebbe stato un integratore a far scattare la positività di Pogba nel test antidoping effettuato dopo Juventus-Udinese. Il centrocampista l'avrebbe assunta negli Stati Uniti, dove si è spesso recato per recuperare dai problemi fisici che l'hanno colpito negli ultimi anni. 

Come ha assunto la sostanza Pogba?

Uno degli specialisti personali di Pogba gli avrebbe consigliato la sostanza, con la Juventus che non sarebbe stata mai informata della situazione. L'assunzione potrebbe essere stata fatta in maniera non intenzionale, ma è un aspetto che Pogba dovrà dimostrare qualora le controanalisi confermassero la positività. Pogba ha tre giorni per richiederle, poi dovrà aspettare una settimana per conoscere i risultati. 

Cosa rischia Pogba?

Qualora le controanalisi confermassero la positività, la Procura Antidoping aprirà l'istruttoria con tre possibilità: archiviazione, patteggiamento o deferimento. Il rischio è una squalifica di ben quattro anni. Se si accertasse la mancata intenzionalità, allora Pogba potrebbe stare lontano dal terreno di gioco per due anni, una pena che potrebbe scendere anche a un anno in caso di attenuanti. 

La posizione della Juventus

La Juventus aspetta l'esito delle controanalisi, sicura di aver operato nel rispetto delle regole e senza essere a conoscenza, come detto, dell'assunzione della sostanza da parte di Pogba. Ovviamente la situazione potrebbe cambiare i rapporti, a partire dalla sospensione cautelare, in base all'accordo collettivo siglato da Figc, Lega Serie A e Aic, che può portare all'interruzione dello stipendio. In caso di conferma di positività e squalifica, la Juventus potrebbe rescindere il contratto di Pogba. 
 

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