© LAPRESSE La Juve va più piano, lo Stadium rende meno: il confronto con Allegri
TORINO - I numeri determinano dei trend, qualche volta sono ingannevoli, però non possono mentire. La Juventus di Thiago Motta ha un punto in meno, dopo sette giornate, rispetto a quella di Massimiliano Allegri di dodici mesi fa. Quando con quattordici punti, frutto di quattro vittorie e due pareggi, i bianconeri seguivano l'Inter di Simone Inzaghi a quota diciotto, sei vittorie su sette. Entrambe avevano perso contro il Sassuolo che poi retrocederà alla fine della stagione. Volendo guardare la vetta è più vicina, con il Napoli a sole tre distanze, mentre in mezzo c'è ancora l'Inter. Dall'altro lato il difensivista Allegri aveva messo a segno dodici reti e subite sei, Motta ha incassato il primo gol l'altro ieri, a due minuti dalla fine, su calcio di rigore di Marin, segnando dieci volte e dilagando contro Hellas Verona, Como e Genoa. Insomma, la coperta non riesce a essere lunga abbastanza, sebbene la Juve non abbia ancora perso una gara tra campionato e Champions - che l'anno scorso Allegri non aveva - perché le tre vittorie altisonanti sono state con squadre abbordabili per lignaggio e cabotaggio, mentre i pareggi sono arrivati con Roma, Napoli e Cagliari tutti in casa, con l’Empoli in trasferta. Mancano da affrontare le milanesi e l'Atalanta, più la Lazio che sarà in visita allo Stadium proprio alla ripresa del campionato. Un'avversaria forte di una bella classifica che la pone allo stesso livello proprio della Juve: se i bianconeri non vincessero finirebbero per infilare la quarta partita interna senza successi sperperando, annacquando, quel vantaggio che lo Stadium ha sempre dato fin qui alla Juve nel rendimento. Subito dopo, il 27 ottobre, ci sarà il derby d'Italia contro l'Inter a San Siro, con in mezzo lo Stoccarda in Europa.
La rivoluzione
C'è da dire che Thiago Motta ha avuto il suo bel daffare, fra mercato e inizio di stagione. Il suo organico è completamente rivoluzionato nella rosa e negli interpreti. Sono stati ceduti giocatori storici come Szczesny, Chiesa, Rabiot e compagnia per creare una squadra a immagine e somiglianza del proprio allenatore, che ora dovrà cambiare qualcosina dopo l'infortunio di Bremer. Perché è evidente che sia un tema molto sensibile: due gol subiti in Champions dal Lipsia, il primo dal Cagliari in campionato, se è vero che due indizi non fanno una prova certamente, anche qui, il trend appare delineato. Di più, quello appena concluso era il primo ciclo di gare senza calciomercato in mezzo, con alcuni acquisti che sono arrivati molto tardi come Koopmeiners o Francisco Conceicao, altri giocatori che non sono quasi mai stati a disposizione come Milik. Motta è riuscito a fare buon viso a cattivo gioco lanciando i giovani come Mbangula e Savona, oppure Rouhi, dando ulteriormente forza a una Next Gen svuotata da questioni di bilancio. Dunque finora la bilancia pende verso il positivo, al netto di un impatto "morbido" con l'inizio del campionato, visto che la prima trasferta di un certo peso sarà, appunto, contro l'Inter. Da lì in poi si potrà incominciare a tirare le somme, ben sapendo che anche la Champions ha un valore specifico notevole. Però nella caccia al quarto posto la concorrenza è davvero molto nutrita ed è l'obiettivo minimo di una Juventus rivoluzionata, riadattata nei conti economici e in campo. Quello che non è ancora dato sapere è se sia meno forte rispetto a quella di un anno fa, nonostante investimenti cospicui da 165 milioni di euro in entrata.
