L’analisi della crisi: questa non è Juve, cosa non funziona
Volavano le giacche per terra e le bottigliette davanti alla panchina. Era la Juve di Allegri, deriso per il corto muso e discusso per il gioco, come se le vittorie (e i titoli) non contassero. Negli ultimi minuti, però, teneva. Oggi la Signora non va più al Max, fatica a portare a casa le partite, smentendo tradizioni consolidate. Oggi Tudor vive le stesse difficoltà di Thiago Motta. Tra campionato e Champions, quarto pareggio di fila per il tecnico croato e un’altra rimonta subìta. Il gol di Renato Veiga, preso da calcio d’angolo al novantesimo, lo ha fatto sbottare. «Eravamo in tanti sul primo palo. Ci mancano furbizia, peso specifico, esperienza. Quel pallone non deve passare. Con le unghie o con i denti, come si dice, all’ultimo secondo va protetta la porta. Non si può prendere un gol così». Troppe pause, distrazioni fatali. Ecco la profonda differenza rispetto al passato. La Juve non va più al Max.
Juve, troppi gol subiti: sono già 11 in 5 partite
Tudor ha spiegato come avrebbe dovuto difendersi la Juve sul colpo di testa di Renato Veiga, cuore ingrato, bianconero da gennaio a maggio e non riscattato dal Chelsea. Servivano 24 milioni. Li ha tirati fuori il Villarreal di Roig, miliardario spagnolo. C’è anche altro da sistemare e non dipende solo dal ritardo di forma di Bremer. La Signora prende troppi gol. Undici nelle ultime cinque partite sono un’enormità. I bianconeri sono rimasti imbattuti nelle prime due giornate di campionato (2-0 al Parma e 1-0 a Marassi con il Genoa). Poi in serie 4-3 con l’Inter, 4-4 con il Borussia Dortmund, 1-1 a Verona, 1-1 con l’Atalanta e 2-2 con il Villarreal. Houston, c’è un problema, suggeriscono dalla torre di controllo. Tudor, deciso a proteggere Gatti, Kalulu e Kelly, ha svelato una chiave di lettura. «Non ho niente da rimproverare ai tre difensori. Reggono la baracca. Una statistica dice che in Serie A siamo gli ultimi nel recupero sulle seconde palle». Ecco il difetto, visto bene in occasione del gol di Mikautadze. Il centrocampo è lento, fatica a recuperare: solo Locatelli, non velocissimo, fa un certo tipo di lavoro. La difesa non è protetta. La Juve viene infilata con facilità, basta verticalizzare: era accaduto anche con l’Atalanta.
Juve, poche soluzioni per Tudor. E la crisi di Koopmeiners...
Diciamo la verità. Alla Juve sarebbe servito un attaccante in meno e un centrocampista in più. Sembra una squadra spaccata in due. Scarso equilibrio, incapacità di gestire e controllare le partite per 90 minuti, poca reattività nel recupero palla. Difensori forti fisicamente, tanti attaccanti. In mezzo solo Locatelli e Khephren Thuram, non utilizzabili tre volte a settimana, come accade a un club iscritto alla Champions. Koopmeiners, costato quasi 60 milioni, è in crisi totale. Forse non va più considerato un caso calcistico, ma umano. Bastava vederlo sfilare a testa bassa in zona mista dopo la partita con il Villarreal. È sfiduciato, non è mai diventato un perno centrale. Le difficoltà dello scorso anno oggi sembrano superiori. Non sopporta il peso emotivo, le aspettative lo hanno schiacciato. Forse erano sbagliate le valutazioni: un ottimo centrocampista con l’Atalanta può anche non fare la differenza con la Juve. McKennie, il soldatino americano, è entrato nell’ultimo anno di contratto. Adzic maturerà, ma ha bisogno di crescere, va aspettato. Tudor si ritrova con lo stesso reparto della passata stagione e ha l’obbligo di sfruttare la ricchezza offensiva. Tre centravanti (Vlahovic, Openda, David) e tre fantasisti (Yildiz, Conceiçao e Zhegrova): pensate se impiegasse un attaccante in meno...
Juve, dilemma in attacco tra Vlahovic, Openda e David
La concorrenza logora. Tudor ha deciso di tenere aperto il rebus del numero 9. Non battezzerà un titolare. «Devo farli sentire importanti allo stesso modo, continueremo a cambiare tutto l’anno. La scelta dipenderà dal momento di forma, dal tipo di partita, dalle esigenze della squadra. Li ho visti vogliosi e motivati» ha raccontato in Spagna, svelando il colloquio collegiale con Vlahovic, Openda e David. «Era giusto condividere le problematiche che ci sono». Ecco il punto. La società ha investito su Openda e David, ma è rimasto Vlahovic e si tratta dell’unico numero 9 di peso. Toccherà al tecnico indovinare le rotazioni. L’impresa non è facile, esiste il rischio di non far decollare neppure un centravanti. Prendete Jonathan David, irriconoscibile in Spagna. Timidissimo e impacciato, altrimenti non avrebbe fallito un gol a porta vuota. Lo ha respinto la traversa nell’unica occasione in cui era riuscito a liberarsi per il tiro. Tudor non lo ha sostituito subito, quasi certamente per non “ammazzarlo”, ma il canadese rischia di perdersi. Con il Milan dovrebbe toccare a Vlahovic. Openda aveva giocato con l’Atalanta. Vedremo se funzionerà. Di sicuro la Juve non può rinunciare alla fantasia di Yildiz e agli slalom di Conceiçao in attesa di scoprire Zhegrova, in ritardo di condizione.
