Tudor e la Juve, ora è crisi vera: va peggio di Thiago Motta. Non è a rischio ma Real Madrid e Lazio possono decidere tanto
Sprofondo Juve. Era meglio quando andava peggio. Un punto in meno dopo 7 giornate rispetto a Thiago Motta. Fermata Como San Giovanni, cartellino timbrato da Kempf e Nico Paz. Tudor ha finito di pareggiare perdendo l’imbattibilità stagionale, agganciato da Fabregas al sesto posto, a quota 12. La Signora in campionato non usciva sconfitta da aprile (0-1 a Parma), l’unico ko nel cammino accidentato verso la qualificazione Champions. Questa volta le prospettive sono diverse. L’ultimo successo risale al 13 settembre, 4-3 con l’Inter grazie al colpo di Adzic a tempo scaduto. La crisi è aperta. Ieri neppure un tiro nello specchio nei primi 45 minuti, quando i bianconeri hanno prodotto il massimo sforzo e le azioni più pericolose nel tentativo di pareggiare il gol preso subito da Kempf. Scarsa profondità, seconda partita di fila senza segnare dopo lo 0-0 allo Stadium con il Milan. David quasi mai visto, eppure Tudor gli aveva concesso una nuova opportunità. Dentro la sua analisi, in modo implicito, è finito il tema del centravanti. La Juve è mancata in area. «Il risultato mi delude, la prestazione meno. Noi volevamo pressare e andare avanti, siamo stati anche bravi a momenti. Il Como fa un bel calcio, ho visto un primo tempo alla pari, ma ci sono mancati gli ultimi 16 metri, l’ultimo passaggio o il penultimo per andare a concludere. Tiri concreti, pochi. Peccato, perché la squadra dava la sensazione di essere pericolosa, siamo arrivati tante volte in area».
