Come giocherà la prima Juventus di Spalletti: il modulo e le scelte per la Cremonese
INVIATO A TORINO - Lo suggeriscono la logica, il buon senso, i tempi cortissimi di inserimento, il polpaccio indolenzito di Thuram e la Juve “allenata bene” da Tudor, come Lucio ha sottolineato a Milano quando la trattativa con l’ad Comolli era appena stata avviata. Toccare poco o niente con un solo allenamento (di rifinitura) a disposizione, recitano i vecchi manuali del calcio. Se il modello Napoli e la difesa a quattro possono essere una traccia da seguire per il futuro, ma domani si gioca a Cremona e Spalletti, quasi certamente, non sorprenderà. Sarebbe un rischio eccessivo stravolgere. Il risultato, prima di tutto, e la scorciatoia più facile per raggiungerlo. Ci possono essere tanti modi per declinare un modulo, anche la soluzione ibrida intravista allo Stadium (difesa “tre e mezzo”) nei primi minuti della partita contro l’Udinese interpretata da Brambilla, tecnico ad interim in attesa che l’ex ct dell’Italia firmasse il contratto. Senza trascurare un precedente, per quanto l’esperienza a Coverciano non sia stata esaltante. Spalletti ha chiuso con il 3-5-2 e prima dell’Europeo in Germania vagheggiava modelli modernissimi di calcio, ispirati al City di Guardiola e al Bayer di Xabi Alonso, con tre difensori centrali e due mediani per non sgretolare il “blocco basso” e garantire equilibrio. Qui alla Juve trova, come uomini, esattamente quel tipo di assetto.
Juve, subito a tre
Si partirà così. La prima di Lucio a Cremona disegnata, in attesa di conferme, con il 3-4-2-1. Occhio all’assortimento dei difensori. Ne ha quattro, dovrà lasciarne uno in panchina, ben sapendo che martedì allo Stadium arriverà lo Sporting Lisbona per la Champions. Kalulu, Rugani o Gatti, Kelly perché a sinistra il mancino che imposta ci vuole. Occhio all’ex Ajax, assai apprezzato, aspettando il ritorno di Bremer. Thuram, fuori con l’Udinese, ieri si è allenato a parte: come minimo, è in forte dubbio. Diamolo per probabile assente. Locatelli, un chiarimento occorre, non si discute. Poi forse Spalletti a gennaio oppure a giugno chiederà un altro Lobotka ai dirigenti, ma la stima per Manuel è intatta. Il capitano bianconero resterà una figura centrale della nuova Juve. A Cremona agirà in tandem con Koopmeiners o McKennie, in relazione all’impiego dell’americano, che può agire anche da esterno. Dipenderà da Cambiaso, pronto per tutti gli usi. Spalletti in azzurro lo impiegava a destra per formare la coppia con l’interista Dimarco. Brambilla, l’altra sera, ha ripescato Kostic. Vedremo. Può essere un segnale. Davanti non ci sono dubbi. Vlahovic, in uno stato di forma straripante, confermatissimo. Yildiz e Conceiçao nei “mezzi spazi” sulla trequarti, a ridosso del serbo.
Nel futuro il 4-3-3
È opinione comune, non sbagliata, che Spalletti possa costruire, in che tempi si vedrà, una Signora con le ali e gli interni di inserimento. Un parallelo con il Napoli scudettato si può azzardare. Vlahovic, veloce e rabbioso in profondità, può essere il suo nuovo Osimhen. Lucio sa alternare la costruzione dal basso alla verticalizzazione improvvisa. Una “pallata” in avanti, come diceva a Coverciano. Conceiçao, Zhegrova (quando cancellerà la pubalgia), Yildiz e lo stesso Cambiaso possono garantire soluzioni come esterni. Spalletti studierà l’organico, è abituato a scoprire e lanciare i giovani. Adzic possiede talento, Miretti era segnalato dallo scouting federale. Vedremo se e come aiuterà Koopmeiners a ritrovarsi. Gli manca un centrocampista di regia da abbinare a Locatelli. Non sarebbe sorprendente se l’ex ct dell’Italia provasse ad adattare l’olandese.
