Spalletti e le tre mosse con cui ha rivoluzionato la Juve: tutti i retroscena

Sette partite e tre vittorie di fila: comincia a prendere forma l’idea dell'allenatore bianconero, che domenica ritrova il Napoli
Fabrizio Patania

Si è insediato il 30 ottobre, dirigendo il primo allenamento alla Continassa. Sabato primo novembre, il giorno successivo, Spalletti ha debuttato a Cremona. Sette partite, 4 vittorie, 3 pareggi tra campionato, Champions e Coppa Italia. Un mese pieno di lavoro per l’ex ct dell’Italia e il calendario, guarda caso, lo mette di fronte all’incrocio del destino. È appena nata la nuova Juve, non sembra ancora a immagine e somiglianza di Lucio, ma i progressi si vedono e questa partita di Napoli, piena di suggestive atmosfere e di sentimenti, sembra già una svolta. Deve definire la dimensione attuale della Signora, sospesa nel limbo. Meno 5 dalla vetta della classifica, settimo posto, l’obbligo di confermare la qualificazione alla Champions. La Signora non può perdere terreno in classifica e staccarsi dalla concorrenza. C’è anche altro e appartiene all’autostima di un gruppo in crescita e in evoluzione. L’emergenza provocata dallo strappo di Vlahovic, l’indisponibilità di Bremer e ora lo stop di Gatti possono rallentare ma non frenare il percorso di Spalletti. Il tecnico di Certaldo si sta facendo guidare dal buon senso e dall’esperienza. Niente scelte avventate, un lavoro costante e profondo. Il contatto quotidiano con il campo, dopo la lacerante separazione dalla Nazionale, gli concede il tempo per aggiustare un po’ alla volta la squadra bianconera. Novità graduali, nessuna rivoluzione. Sta entrando nella testa dei giocatori. La missione: sfondare dove (con sua somma sorpresa) non era riuscito a Coverciano, cambiando la mentalità della Signora.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La costruzione: ora il palleggio è più veloce

Chiedeva precisione, qualità e velocità di palleggio. «Si deve sentire il rumore della palla che corre sull’erba» lo slogan lanciato all’atto di insediamento. Spalletti ha impiegato un mese, superando dubbi, incertezze e interrogativi in larga parte legati al livello, non eccelso, dei suoi centrocampisti. Il lavoro è stato mentale, non solo tecnico. Autostima, convinzione, coraggio. Sono queste le chiavi d’accesso del tecnico di Certaldo per motivare i suoi giocatori e spingerli al massimo. Le metafore, nelle scorse settimane, si sono sprecate. «Il motore c’è ma ancora non tiriamo fuori tutti i cavalli di cui disponiamo». La Juve, un po’ alla volta, sta crescendo. Tiene meglio il pallone, ne perde meno, ma non ha ancora raggiunto gli standard richiesti da Spalletti. «Ci sono rari momenti in cui davanti alla panchina mi sento tranquillo» ha raccontato nella notte post-Coppa Italia. Era successo anche e soprattutto di fronte al Cagliari. Troppi palloni riconquistati e subito persi. La Juve, in vantaggio, non riusciva a chiudere il conto. Il calcio è così, ti può castigare anche se hai concesso poco. Basta un errore, un pallone casuale e rovini il risultato. La Signora, però, sta crescendo. Ha acquistato fiducia, sicurezza. Palleggia meglio, la palla corre veloce. Ora deve aggiungere un altro step: la gestione e il controllo della partita. Una squadra matura detta i tempi, capisce i momenti, addormenta o accelera il gioco. Se Locatelli sta garantendo rendimento, contrasto, equilibrio e solidità davanti alla difesa, Miretti può essere la vera sorpresa di Spalletti. Un titolare aggiunto in corsa dopo il prestito al Genoa e l’infortunio serio che ne aveva pregiudicato l’avvio di stagione, impedendone l’utilizzo anche a Tudor. Per Lucio è un mediano, forse un regista, sa creare l’imprevisto e trovare le soluzioni. Di sicuro sta portando un tocco differente rispetto a Thuram e McKennie, veri e propri cursori, dediti a un lavoro di fatica e di inserimento. Miretti vede il gioco, lo sa cucire e interpretare. L’ideale dentro una squadra fisica e piatta, a volte in eccesso monotona. 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Equilibrio tattico: difesa a tre e compattezza

Niente rivoluzioni, avanti con la difesa a tre. Spalletti per ora si è preoccupato di non alterare l’equilibrio tattico della Juve. Novità graduali. La tentazione di passare a quattro è rimandata per diversi motivi, non solo legati all’emergenza provocata dall’indisponibilità di Bremer a cui si è aggiunto (ieri) il menisco di Gatti. Tra pochi giorni rientrerà Rugani. Lucio ha ereditato da Tudor una squadra per difendere a tre e ha inventato Koopmeiners nel terzetto arretrato per migliorare la costruzione dal basso. La Juve in Coppa Italia ha costruito in alcuni momenti a quattro perché stava giocando Cabal, più terzino sinistro che esterno di spinta. Sul versante opposto il jolly Cambiaso assumeva spesso una posizione più avanzata, ma il modulo di riferimento non è mai cambiato (3-4-2-1) e tale resterà nelle prossime settimane, forse sino al mercato di gennaio. Non è questo il momento di rischiare e cambiare, sperimentando. Spalletti sta provando in allenamento spesso a quattro per vedere e conoscere le caratteristiche dei suoi giocatori, scorgendo possibili soluzioni. In carriera ha spesso adottato soluzioni ibride (ricordate la difesa tre e mezzo della Roma?) e in tempi recenti si è invaghito del “tre più due” targato Guardiola del Manchester City. Tiene d’occhio la compattezza, cerca di governare gli “spazi di mezzo”, portando il pallone nei corridoi tra i singoli avversari, non tra le linee. Tre difensori e due mediani lo garantiscono in fase difensiva e tanto basta per il momento. Si lavora sulle certezze, si sviluppa e si perfeziona, con un altro tipo di palleggio, il sistema ereditato da Tudor. «È vero che si pareggia, ma per cercare di vincere si può anche tornare in fretta a perdere le partite» disse Spalletti un paio di settimane fa per spiegare come stesse procedendo per gradi. Il tecnico toscano ha chiesto alla Juve di giocare con coraggio, di spingersi dieci metri in avanti, non indietro. Allena una squadra pesante, massiccia, non troppo dinamica. Per questo motivo, ha bisogno di non “allungarsi” troppo sul campo, conservando le distanze giuste. 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Nuovo attacco: Yildiz è la stella

Via la timidezza, servono coraggio e anche la “faccettina un po’ così”, invocata da Spalletti per chiudere le partite, crescere di personalità e andare a segnare. Una dose in più di sana cattiveria, ferocia agonistica. David e Openda, complice lo strappo di Vlahovic, hanno lanciato un piccolo segnale. La notte di Coppa Italia è servita al canadese per riprendere confidenza, riscuotere qualche applauso dello Stadium. Un quasi gol, provocando l’autorete del giovanissimo Palma. Una rete pazzesca, realizzata da posizione impossibile, e annullata solo dal controllo Var, ma anche una partecipazione più concreta e continua al gioco. Bene, entrando negli ultimi minuti, anche Openda. Occorrono conferme, ma è un primo passo e va incassato con fiducia. Viene dopo quel finale di partita balordo con il Cagliari e i due gol realizzati in Norvegia a Bodø. La Juve ha bisogno dei suoi due centravanti e forse adesso anche di Yildiz in versione falso nove. È un’ipotesi concreta a cui sta pensando Spalletti. Lo può “avvicinare al pollaio”, come ha raccontato in epoca recente di Totti, inventato centravanti nella Roma. Yildiz tira indifferentemente di destro e di sinistro, non importa che sia leggero e piccolo di statura: può diventare un fattore in più se troverà la posizione giusta e il tecnico di Certaldo riuscirà a provocarne gli inserimenti in area di rigore. C’è un’altra traccia lasciata dall’ultima trasferta in Norvegia: il 3-5-2 classico con Conceiçao e Openda a dividere il fronte d’attacco, dividendo raggio d’azione e peso offensivo. Vedremo se può essere una soluzione per Napoli con Yildiz accanto al portoghese oppure a David. Qualcosa Spalletti inventerà e da questo incrocio verrà fuori la Juve versione invernale. Un conto sono i quarti di Coppa Italia, un altro il confronto del Maradona con i primi della classe. Le risposte di David, Openda e la continuità di rendimento di Kenan disegneranno il futuro a breve scadenza. Spalletti sta cominciando a scaldare anche Zhegrova, la miccia che può far esplodere i bianconeri con i suoi slalom nel finale di partita. 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Si è insediato il 30 ottobre, dirigendo il primo allenamento alla Continassa. Sabato primo novembre, il giorno successivo, Spalletti ha debuttato a Cremona. Sette partite, 4 vittorie, 3 pareggi tra campionato, Champions e Coppa Italia. Un mese pieno di lavoro per l’ex ct dell’Italia e il calendario, guarda caso, lo mette di fronte all’incrocio del destino. È appena nata la nuova Juve, non sembra ancora a immagine e somiglianza di Lucio, ma i progressi si vedono e questa partita di Napoli, piena di suggestive atmosfere e di sentimenti, sembra già una svolta. Deve definire la dimensione attuale della Signora, sospesa nel limbo. Meno 5 dalla vetta della classifica, settimo posto, l’obbligo di confermare la qualificazione alla Champions. La Signora non può perdere terreno in classifica e staccarsi dalla concorrenza. C’è anche altro e appartiene all’autostima di un gruppo in crescita e in evoluzione. L’emergenza provocata dallo strappo di Vlahovic, l’indisponibilità di Bremer e ora lo stop di Gatti possono rallentare ma non frenare il percorso di Spalletti. Il tecnico di Certaldo si sta facendo guidare dal buon senso e dall’esperienza. Niente scelte avventate, un lavoro costante e profondo. Il contatto quotidiano con il campo, dopo la lacerante separazione dalla Nazionale, gli concede il tempo per aggiustare un po’ alla volta la squadra bianconera. Novità graduali, nessuna rivoluzione. Sta entrando nella testa dei giocatori. La missione: sfondare dove (con sua somma sorpresa) non era riuscito a Coverciano, cambiando la mentalità della Signora.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus