Spalletti e le tre mosse con cui ha rivoluzionato la Juve: tutti i retroscena
Si è insediato il 30 ottobre, dirigendo il primo allenamento alla Continassa. Sabato primo novembre, il giorno successivo, Spalletti ha debuttato a Cremona. Sette partite, 4 vittorie, 3 pareggi tra campionato, Champions e Coppa Italia. Un mese pieno di lavoro per l’ex ct dell’Italia e il calendario, guarda caso, lo mette di fronte all’incrocio del destino. È appena nata la nuova Juve, non sembra ancora a immagine e somiglianza di Lucio, ma i progressi si vedono e questa partita di Napoli, piena di suggestive atmosfere e di sentimenti, sembra già una svolta. Deve definire la dimensione attuale della Signora, sospesa nel limbo. Meno 5 dalla vetta della classifica, settimo posto, l’obbligo di confermare la qualificazione alla Champions. La Signora non può perdere terreno in classifica e staccarsi dalla concorrenza. C’è anche altro e appartiene all’autostima di un gruppo in crescita e in evoluzione. L’emergenza provocata dallo strappo di Vlahovic, l’indisponibilità di Bremer e ora lo stop di Gatti possono rallentare ma non frenare il percorso di Spalletti. Il tecnico di Certaldo si sta facendo guidare dal buon senso e dall’esperienza. Niente scelte avventate, un lavoro costante e profondo. Il contatto quotidiano con il campo, dopo la lacerante separazione dalla Nazionale, gli concede il tempo per aggiustare un po’ alla volta la squadra bianconera. Novità graduali, nessuna rivoluzione. Sta entrando nella testa dei giocatori. La missione: sfondare dove (con sua somma sorpresa) non era riuscito a Coverciano, cambiando la mentalità della Signora.
