La Juve è spaccata in due: i top e flop di Spalletti

Non tutti allo stesso livello e il turnover per il tecnico resta difficile: riflessioni sul futuro
Fabrizio Patania
4 min

Solo mezza Juve è da Champions, gli altri no o non ancora. Lo raccontano il campo, le scelte di Spalletti, i numeri legati all’utilizzo della rosa bianconera, gli stenti e le fatiche degli acquisti dell’ultimo biennio, il flop di Openda e Zhegrova. Il percorso è lungo e faticoso, nel calcio si fa presto a cambiare idea, come sottolineava Lucio nel giorno in cui veniva annunciato il rinnovo di Yildiz, l’unico in grado di assicurare un upgrade (attraverso la sua maturazione) alla Vecchia Signora. Mica è passato tanto tempo, neppure due settimane. Il brusio di sottofondo, nella pancia del Rams Park, spazzato via dai fatti e dalla cronaca di un anno fa: il tracollo di Thiago Motta si era consumato in modo diverso, senza gioco e feeling con lo spogliatoio. Tudor, il traghettatore, aveva “sbroccato” al Santiago Bernabeu, quando già il vertice bianconero stava valutando l’esonero: tre ko di fila (Como, Real Madrid, Lazio) gli costarono la panchina. L’analogia degli ultimi risultati non corrisponde all’interpretazione: sabato a San Siro, di fronte all’Inter, i bianconeri avevano incantato. Spalletti, peraltro, non si è mai lamentato, coerente con la scelta iniziale. Ha accettato il gruppo ereditato dal tecnico croato e il mandato di Comolli, sicuro di tirare fuori il meglio della Juve. Ci sta riuscendo, non ha cambiato idea rispetto a inizio novembre, non è preoccupato perché le prove tattiche sono terminate e conosce a fondo i giocatori.

Lo zoccolo duro della Juve

Discorso diverso appartiene al futuro. Un bilancio andrà stilato più avanti, la comunione di intenti con Chiellini e Ottolini produce l’idea di un progetto, ma la sostenibilità andrà accompagnata dal quarto posto in Serie A e dalla rivisitazione profonda della rosa. Guardate la tabella accanto: giocano sempre gli stessi e il minutaggio conta più delle presenze. I veri titolari sono 14, di cui 9 sopra la soglia dei duemila minuti in campo. Basta snocciolare i nomi per tirare fuori la formazione: Kalulu, Di Gregorio, Kelly, McKennie, Yildiz, Cambiaso, Locatelli, Thuram e Koopmeiners. Seguono David, Conceiçao e Bremer. Gatti e Openda gli altri due ad aver superato la quota dei mille minuti e certo non si possono considerare titolari, anzi il belga è l’autentica delusione del mercato estivo.  

Juve, quelli che non convincono

Gli altri nove del gruppo bianconero hanno giocato pochissimo. Il rimpianto di Spalletti appartiene al grave infortunio di Vlahovic, perso a fine novembre. Il tecnico di Certaldo, a differenza di Tudor, sta concedendo spazio a Miretti (752 minuti da fine ottobre). Holm, già stirato, e Boga sono appena arrivati. Il flop di Zhegrova, pagato 14 milioni, è conclamato. Cabal in Champions aveva già fatto danni a Bodø e con il Villarreal in Spagna: dal Verona alla Juve il salto è stato troppo grande, forse gli sarebbe servito un passaggio intermedio. Adzic è acerbo. Kostic in scadenza come McKennie, uno dei top, il cui rinnovo appare ancora distante e complicato. Per Vlahovic resta solo uno spiraglio. Quanti ne dovrà comprare la Juve a luglio per tornare da scudetto? 


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