Juve, l'identità nascosta

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Ivan Zazzaroni
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Che cos’è l’identità di una squadra? La risposta più semplice è: riconoscersi ed essere riconoscibile. Alla trentasettesima uscita stagionale, non ne faccio più una questione di mercato, comunque penalizzante in entrambe le sessioni, ma nuovamente di identità, la cui perdita resta il segno distintivo del dopo-Allegri. La maglia a strisce orizzontali, di per sé inguardabile e distantissima dalla tradizione e dal gusto dei tifosi, c’entra poco. Le urgenze e le pianificazioni di sponsor e merchandise le conosciamo - e critichiamo - da almeno dieci anni anche se, certo, rendere orizzontale anche la storia del bianco e nero mi è sembrato un azzardo imperdonabile. La cosa brutta, la maglia. La bella, il Como che ha giocato un po’ più all’italiana - Fabregas non si offenderà: ha conservato l’ottimo palleggio, investito con una certa insistenza sui tempi lenti e sulle pause e sfruttato i vuoti lasciati dagli juventini quando perdevano il pallone a metà. Troppe volte è successo. 
In questo mese di febbraio nel quale ha subìto 16 gol in sei partite, la Juve di Spalletti di passi indietro non ne ha fatti tre, ma il doppio, e il 5 a 2 di Istanbul, dopo un primo tempo incoraggiante, un peso l’ha avuto. Ieri sono mancate le idee e la precisione: nel primo quarto d’ora abbiamo contato almeno cinque errori tecnici di Cambiaso, McKennie, Kelly, Miretti e Di Gregorio sul gol.  
L’unico che ha provato seriamente a infastidire il Como è stato Yildiz, sul quale il controllo dei difensori avversari è stato fin troppo energico, talvolta al limite: nella ripresa Spalletti ha chiesto a Kenan di accentrarsi per aggiungere qualità alla manovra, ma le cose non sono cambiate. Una reazione c’è stata, sì, ma è risultata frenetica, confusa. 
La Juventus ha ora tre punti in meno dello scorso anno in campionato, è uscita in fretta dalla coppa Italia e rischia di ripetersi in Champions restando a marzo con un solo obiettivo raggiungibile: il posto in Europa-1 che le contendono Roma, Como e Atalanta. Un bilancio provvisorio che soltanto un miracolo col Galatasaray potrebbe aggiustare. Ma a questa Juve non sembra riuscire nemmeno l’ordinario, figuriamoci lo straordinario. 

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