Spalletti bacchetta la Juve: "Sei mesi e ancora non l'ho capita. L'Italia? Se fosse successo a me non ne sarei uscito. Dopo la Svizzera..."

Le parole del tecnico bianconero al termine della sfida con il Genoa: "Ogni tanto accettiamo di essere la versione inferiore di noi stessi. Immedesimato in Gattuso"

Il successo contro il Genoa (2-0 grazie ai gol di Bremer e McKennie e al calcio di rigore parato da Di Gregorio a Martin) permette alla Juve di allungare sulla Roma e di portarsi ad una sola lunghezza dal Como, rilanciando le ambizioni Champions dei bianconeri. Al termine della sfida il tecnico Luciano Spalletti, che ha festeggiato le 300 vittorie in Serie A, ha elogiato e bacchettatoi suoi allo stesso tempo: "Sono contento della prestazione che hanno fatto, anche se dai due volti. Il primo tempo da grande squadra, il secondo in balia di se stessa, con nessuno che sistema la situazione. Senza dare una direzione al pallone e alle maglie a strisce. E tutti si accodano alla mezza scelta. Se ci segnano su rigore poi si rimette in discussione una partita che dopo il primo tempo non poteva essere messa in discussione".

 

"Siamo la somma delle decisioni dei singoli"

Ha ottenuto la prima vera ovazione da allenatore della Juventus, quando lo Stadium ha scandito, urlandolo, il suo nome. Ma Luciano Spalletti, come già alla vigilia quando si parlava del suo contratto, preferisce restare focalizzato sulla prestazione dei suoi e sull'obiettivo da raggiungere: "Nel calcio di oggi esistono diversi schemi, che poi si vanno a sviluppare durante la partita. Io infatti preferisco giocatori che in base alle loro letture riescono a indirizzare il gioco. De Rossi era un giocatore così, simile a McKennie, che in più ha anche capacità da attaccante. Lo puoi mettere dove vuoi e lui la porta sempre a casa. Nel secondo tempo abbiamo sofferto perché non siamo stati in grado di innescare Conceicao e Yildiz, lasciando la gestione della partita al Genoa. Ma dobbiamo ricordare che la squadra è la somma delle decisioni che prendono i singoli e nel secondo tempo non lo abbiamo fatto".


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"Non so ancora con che squadra ho a che fare"

Nonostante l'evidente soddisfazione per il risultato, Spalletti tiene sula corda i suoi, scegliendo accuratamente le parole: "Conceicao ha detto che eravamo stanchi? Non è vero che erano stanchi. Dopo le nazionali li ho lasciati stare perché dovevano recuperare, ho dato due giorni liberi, hanno staccato. E loro in campo si sono messi a camminare, a fare solo dei calci piazzati. Quindi non è così. È che ogni tanto si accetta di essere la versione inferiore di noi stessi. Veramente io sono sei o sette mesi che sono qui  e ancora non sono certo di quello con cui ho a che fare, perché non è possibile dopo un primo tempo fatto in quel modo fare questo secondo tempo qui! E se poi capita l'episodio a sfavore, se il Genoa segna quel calcio di rigore, allora diventa una serata difficile da portare a casa".


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"Mi sono immidesimato in Gattuso"

Inevitabile il riferimento di Spalletti alla Nazionale e alla dolorosa eliminazione dell'Italia contro la Bosnia: "L'ho vissuta malissimo. Mi sono immedesimato in Gattuso, una persona per bene e che ha tutte le qualità, e ho pensato che se fosse successo di nuovo a me io non ne sarei uscito da quella situazione. Non so come avrei potuto reagire. Io l'ho subita tanto l'eliminazione contro la Svizzera. Mi ha creato una non reazione, lì per lì non ce la facevo a parlare di calcio mi sono quasi nascosto dal dispiacere. Se Kean avesse segnato il gol del 2-0 si sarebbe parlato di grande Italia".


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Il successo contro il Genoa (2-0 grazie ai gol di Bremer e McKennie e al calcio di rigore parato da Di Gregorio a Martin) permette alla Juve di allungare sulla Roma e di portarsi ad una sola lunghezza dal Como, rilanciando le ambizioni Champions dei bianconeri. Al termine della sfida il tecnico Luciano Spalletti, che ha festeggiato le 300 vittorie in Serie A, ha elogiato e bacchettatoi suoi allo stesso tempo: "Sono contento della prestazione che hanno fatto, anche se dai due volti. Il primo tempo da grande squadra, il secondo in balia di se stessa, con nessuno che sistema la situazione. Senza dare una direzione al pallone e alle maglie a strisce. E tutti si accodano alla mezza scelta. Se ci segnano su rigore poi si rimette in discussione una partita che dopo il primo tempo non poteva essere messa in discussione".

 

"Siamo la somma delle decisioni dei singoli"

Ha ottenuto la prima vera ovazione da allenatore della Juventus, quando lo Stadium ha scandito, urlandolo, il suo nome. Ma Luciano Spalletti, come già alla vigilia quando si parlava del suo contratto, preferisce restare focalizzato sulla prestazione dei suoi e sull'obiettivo da raggiungere: "Nel calcio di oggi esistono diversi schemi, che poi si vanno a sviluppare durante la partita. Io infatti preferisco giocatori che in base alle loro letture riescono a indirizzare il gioco. De Rossi era un giocatore così, simile a McKennie, che in più ha anche capacità da attaccante. Lo puoi mettere dove vuoi e lui la porta sempre a casa. Nel secondo tempo abbiamo sofferto perché non siamo stati in grado di innescare Conceicao e Yildiz, lasciando la gestione della partita al Genoa. Ma dobbiamo ricordare che la squadra è la somma delle decisioni che prendono i singoli e nel secondo tempo non lo abbiamo fatto".


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