Spalletti rivoluziona la Juve: la scelta del tecnico per arrivare alla Champions

Meno bella ma efficace: una nuova versione del tecnico di Certaldo, assai più vicino alla tradizione bianconera
Fabrizio Patania
4 min

La nuova versione di Lucio ha prodotto la solida Juve, meno attrattiva nel gioco e assai più vicina alla tradizione bianconera. Carattere enorme, buona difesa e spirito di sacrificio. Un esempio le ultime due trasferte di campionato: doppio 1-0 con Udinese e Atalanta, piegate dal guizzo di Boga. Concretezza e qualità per finalizzare in assenza di un vero centravanti. La logica di un rinforzo indovinato a gennaio. A sei giornate dal traguardo, va bene così. È accettabile, anzi doveroso, consolidare il quarto posto. Efficace la sintesi notturna di Spalletti. Non accampava scuse, semmai spiegava la dinamica. «Per tanto tempo ho cercato di liberare la squadra dalle pressioni, l’ho invitata al divertimento, alla libertà di cercare la giocata ed esprimere l’estro. In tante partite è capitato di lasciare camionate di punti per la strada. Ora dobbiamo cercare di recuperarli e si può anche rincorrere. A questo punto del campionato, me lo concederete. Lo spirito di sacrificio diventa una qualità e la squadra, mantenendo lo stesso livello, lo ha capito. Il risultato per forza». Questione mentale, non solo di interpretazione. 

Con Spalletti la difesa a tre 

Non fa una grinza, un po’ come lo slogan (“oltre la fine”) rivisto e corretto davanti al gruppo sul campo della Continassa annunciando il rinnovo del contratto.

Spalletti è uno stratega nel senso compiuto del termine: abbina il gusto estetico del gioco al pragmatismo. Sa benissimo cosa significa allenare la Juve e quanto peserebbe la qualificazione alla prossima Champions. Deve portare a termine la missione. Ha restituito l’idea di un progetto ambizioso, riavvicinando persino l’azionista Elkann al campo. Ha bisogno di centrare il traguardo, continuando a lavorare a handicap. Non si può definire in altro modo l’ultimo infortunio di Vlahovic. 

Juve senza prima punta 

La Signora, compresi i disagi di David e la scomparsa di Openda, ha giocato quasi tutto il campionato senza centravanti, pagando (non per caso) in alcune partite. Pesantissimi i pareggi interni con Lecce e Sassuolo, sbagliando persino il rigore del possibile raddoppio. Almeno con la Lazio i bianconeri avevano riacciuffato il pari in rimonta a tempo scaduto. E poi il ko di Cagliari: un tiro subìto, un gol e una valanga di occasioni fallite davanti alla porta. Solito film. Spalletti s’è fatto furbo, rinforzando gli ormeggi. Il 4-2-3-1 congelato o almeno non di regola. La Juve è più solida quando si difende a tre con due mediani come Locatelli e Thuram. Accetta i duelli, sa chiudersi in otto all’interno dell’area di rigore, come è successo a Bergamo. Tredici angoli concessi all’Atalanta, danni limitati e sul colpo di testa di Djimsiti ci ha pensato Di Gregorio con un balzo da poster. Quattro vittorie nelle ultime cinque giornate con annesso clean sheet. 

Il sorpasso sul Como 

La classifica ha preso un colore diverso. La Juve è di nuovo quarta, ha scavalcato il Como e tenuto a distanza la Roma. Ora vede il Milan. Meno 3 dai rossoneri in attesa del confronto diretto di San Siro, fissato per lunedì 26 aprile. Il calendario resta complicato, come ha osservato Spalletti. Prima di affrontare il Diavolo, provando a rimettere in discussione il terzo posto, allo Stadium si presenterà il Bologna di Italiano. Partita tosta, per niente banale, anche se i rossoblù saranno appena rientrati dalla trasferta in Inghilterra. Settimana lunga, ideale per concedere recupero e prepararsi bene. Dopo il Verona, il rush finale di maggio (Lecce, Fiorentina, Torino) non è proprio agevole. Ecco perché ora serve la solida Juve. 


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