La Juve secondo Luciano Spalletti: tutti i “comandamenti” della sua mentalità offensiva

I bianconeri primi in Serie A per recuperi offensivi con l’ex ct dell’Italia. Pressione riaggressione ricomposizione i tre cardini
Fabrizio Patania
5 min

Spalletti a Bergamo ha pensato a difendersi, spirito di sacrificio e compattezza. Al traguardo Champions si può arrivare anche con la versione più solida della Juve. Sapersi adattare al contesto è una qualità. Le statistiche Opta, però, rivelano un record in linea con la stagione bianconera votata al coraggio. Da quando l’ex ct dell’Italia è arrivato alla Continassa per sostituire Tudor, la Signora comanda la Serie A in tre parametri legati al pressing: 189 recuperi offensivi, 39 tiri in seguito a un recupero offensivo, 113 palloni recuperati nell’ultimo terzo di campo. I numeri confermano la mentalità offensiva introdotta dal tecnico di Certaldo: a novembre doveva alzare il livello di autostima, invitava la Juve a divertirsi, a giocare, a crederci. Ora è un momento diverso del campionato, in certe partite ci si può sacrificare per la ragion di stato. Vale la concretezza, ma le tavole di Lucio non cambiano. Sono le stesse di due anni fa, quando provava a inculcarle (con molto meno tempo di lavoro sul campo) agli azzurri prima dell’Europeo in Germania. I suoi principi di gioco scritti sulla lavagna incustodita in Aula Magna a Coverciano. Sei comandamenti, entrati nel vocabolario da cui spesso attinge durante le conferenze.

La pressione continua

È l’impronta di Spalletti, il primo punto del suo piano di gioco. Pretende coraggio. Si parla di riconquista “alta” del pallone. La Juve è prima nella specialità. Non ci si riferisce solo alla tattica. L’atteggiamento offensivo senza palla ha una valenza emotiva. Pressare significa “togliere fiducia” agli avversari. Faccia tosta, niente paura.

Il controllo del gioco

Si può e si deve indirizzare la partita attraverso la “gestione della palla”. Spalletti alla Juve ha subito chiesto precisione e velocità nei passaggi. Voleva ascoltare il rumore del pallone che scivola sull’erba. Non si può controllare una partita per 90 minuti, ma per lunghe fasi sì. Ci si riesce attraverso una buona tecnica. Il concetto non è originale, ma essenziale. Spalletti non sfugge alla regola. Compattezza tra i reparti, distanze corte. La Juve ereditata da Tudor tendeva ad “allungarsi”. Questa è molto più compatta, soprattutto quando gioca con il sistema a tre. L’equilibrio tattico è fondamentale. Le distanze corte aiutano a esercitare la pressione in modo corretto e ad assorbire meglio le ripartenze, senza esporsi in campo aperto. I giocatori devono essere legati.

La riaggressione feroce

La Juve, sino alla fine, non molla per statuto. Se perde palla, deve riconquistarla subito: 113 possessi recuperati negli ultimi 30 metri segnalano la predisposizione al pressing. Anche in questo caso conta la chiave psicologica. La squadra deve comandare e dimostrare una prevalenza sugli avversari.

La ricomposizione

È la fase successiva. Se perdi palla e non sei in grado di aggredire o di riconquistarla, devi rientrare. “Tornare a casa” dice Spalletti. Significa tornare in difesa e ricomporre la squadra davanti all’area di rigore, dietro la linea della palla, in fase d’attesa. Ora si chiama “blocco basso”. La foto, con 9-10 giocatori di rincorsa all’indietro in una partita al Mapei di Reggio Emilia, diventò l’immagine simbolo del suo Napoli scudettato. Quella deve essere la mentalità. Come dice Lucio, nel calcio moderno prevale il giocatore “bifasico”. Si attacca e si difende, per dirla in modo più semplice.

Ordine, studio e preparazione

È l’ultimo punto e riporta al primo, come un anello di congiunzione nello sviluppo del gioco. Si torna a pressare quando la squadra si è riorganizzata e ha ritrovato l’ordine tattico. Con un’idea precisa: comandare la partita.


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