Reina: “A Napoli urlo Champions incredibile. Ora sogno alla Lazio”

Il portiere spagnolo pronto ad aiutare la squadra contro il Bayern: “Non sempre vincono i migliori”
Reina: 6 presenze da titolare e 540’ totali© LAPRESSE

ROMA - Quando ci sono partite così importanti, come quella tra Lazio e Bayern Monaco, è l’occasione per guardarti indietro. Solo così capisci davvero dove sei arrivato. Lo fa anche Pepe Reina, pronto ad affrontare la sua ex squadra, che ai microfoni de L’Èquipe ripercorre il suo percorso in Europa: “La mia prima gara in una competizione europea è stata contro il Bruges, al Camp Nou. Quel match finì 1-1 e io commisi un errore: un'uscita sulla quale non mi capii con Petit. Oggi sento di più il peso delle personalità. Quest’anno ho incontrato di nuovo il Bruges: sono passati più di due mesi, si trattava di entrare nella storia del club e ritrovare gli ottavi di Champions dopo vent'anni. Avevamo tanto da perdere: una vittoria o un pareggio ci avrebbe fatto qualificare. Quando s'invecchia, il senso di responsabilità aumenta perché sei molto più cosciente dei problemi che ci sono intorno. Quando hai 18 anni non rifletti. Un errore può condannarti, ma ci pensi molto di più quando hai 38 anni. E con gli anni, le persone si aspettano molto più da te. È una sana paura che ti spinge a non sbagliare. La vivo in maniera ancora più forte oggi”.

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Reina e la Champions, una storia lunghissima

“La Champions è una competizione speciale. Si sente il profumo delle grandi sere. Ad Anfield, per esempio, ogni serata europea è unica. La prima volta che vi ho giocato è stato con il Barcellona, in semifinale di Coppa Uefa. Ho visto tutto il mondo applaudire. Pensavo fosse per la loro squadra, invece era per me. Un'alchimia si creò in quella sera tra il club e me. Al termine della partita, invece di sentire dei fischi, abbiamo ascoltato 'You'll never walk alone' cantato più forte che mai. Inno? È a Napoli che viene cantano più forte, per il grido finale che ruggisce al San Paolo, diventato il Diego Armando Maradona.L'ultimo 'The Chaaaaampiooooons' si ascolta dall'esterno dello stadio. Quando vivi questo hai il sorriso già prima di giocare. Vorrei rigiocare la finale di Champions League del 2007 e vincerla. Nel calcio, spesso, non è il migliore che vince. Eravamo i migliori ed abbiamo perso. Nel 2005 il Milan era il migliore e perse. Ma questa è la bellezza del calcio. Normalmente c'è sempre una rivincita, ma io non l'ho avuta, anche se a quel tempo pensavo di poter vivere un'altra finale. Non è stato il caso. Perché non potrebbe accadere quest'anno? Sognare non costa nulla. La Champions deve una coppa alla famiglia Reina. Spero che se non arriverà a me, magari toccherà ai miei figli, magari giocheranno anche loro e la vinceranno per noi tre, compreso mio padre Miguel. Giocare in Francia? C'è stata la possibilità, ma il Napoli non mi ha voluto vendere. Sarei potuto andare nel Paris Saint Germain. L'estate scorsa ci sono stati alcuni rumors, ma nel 2017 è arrivata un'offerta vera e propria, rispedita al mittente".

Reina e il rapporto con gli allenatori

Con Inzaghi mi sto trovando benissimo. Con i portieri che giocano più con i piedi il calcio si è evoluto verso un gioco che mi piace. Anche con Sarri ho vissuto bei momenti. A Liverpool ci sono stati dei periodi in cui eravamo competitivi su tutti i fronti. Ma in termini di divertimento, direi che in Italia, al Napoli e alla Lazio, ho potuto esprimermi al massimo dei miei livelli. Se ho mai parlato a Inzaghi della finale persa con il fratello? Sì, una volta lui mi ha fatto una battuta. Anche Pippo quando l'abbiamo affrontato. Ma non ho potuto che complimentarmi con lui e dirgli che quella volta avevano avuto parecchio culo (ride, ndr)".

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