Lotito-Sarri, tensione nella Lazio: mai stati così lontani

Il presidente stizzito dopo le parole dell'allenatore sul mercato. Rapporto in crisi dall’estate, i risultati lo stanno peggiorando
Lotito-Sarri, tensione nella Lazio: mai stati così lontani© Marco Rosi / Fotonotizia
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Daniele Rindone

Si spalancano sul futuro il panorama di questa Lazio perduta e i riflessi del rapporto Lotito-Sarri sbriciolato. Ha accentuato i fronti di guerra fredda la conferenza stampa di Mau a San Siro. La profondità delle faglie sismiche che hanno squarciato Formello appare insanabile, non ci sono toppe diplomatiche da mettere. Sarri spacca, ma va avanti, non è tipo che si dimette, mai fatto: «I giocatori indicati non sono arrivati, ho chiesto A, mi hanno dato X e Y». Lotito non rompe, per ora. Ma non può non guardare la classifica e restare sordo a certi attacchi. E’ imbufalito, non tutti pensano che non sarà sfiorato dall’idea di prendere decisioni clamorose in caso di crollo nonostante il contratto ricco e blindato che lega Sarri alla Lazio (circa 4 milioni l’anno, bonus compresi, fino al 2025). Doveva essere la coppia più bella del mercato, si è rivelata una coppia impossibile. E’ continua, da luglio, l’escalation di discordanze e incoerenze tra presidente e allenatore. E’, rimane, è sempre stata e sarà sempre una questione di rapporti di fiducia traditi, di potere. Sarri, senza Tare, aveva creduto (o gli avevano fatto credere) di poter diventare il Ferguson della Lazio. Lotito, supercult della sua gestione, dopo ogni stagione di successo si mette ai comandi con la presunzione di infallibilità, quest’anno riassunta nella definizione «gli acquisti li scelgo io. A Sarri ho chiesto di indicarmi delle posizioni da coprire e non dei nomi».

Sarri-Lotito, le parole della discordia

«Servono giocatori forti», disse Sarri alla fine dello scorso campionato, chiuso da vicecampione d’Italia. Aveva fatto i nomi di Milik (che poi ha scelto la Juve), Berardi e Zielinski su tutti, convinto che fosse necessario alzare il livello di competizione dentro lo spogliatoio. In corsa ha aggiunto il nome di Sanabria. Mau, senza dirigenti sul campo, per tutto il ritiro di Auronzo ha aspettato acquisti, gli è arrivato solo Castellanos. Lotito ha ufficializzato il diesse Fabiani solo il 19 agosto, per quanto già fosse operativo. La crisi tra presidente e allenatore era scoppiata subito in estate anche se si è cercato di nasconderla sotto comunicati congiunti, a rileggerli oggi poco credibili: «Il presidente Claudio Lotito e il mister Maurizio Sarri, dopo l’incontro avuto ieri sera a Formello, ribadiscono “la piena sintonia nella gestione del mercato e l’unità di intenti...”», fu scritto l’1 agosto nella nota che fece seguito al vertice chiarificatore del 31 luglio. Sarri aveva fatto saltare Sow dell’Eintracht, ha continuato ad aspettare rinforzi che non aveva chiesto. Lotito, che aveva mire di vittoria dopo il secondo posto, ha iniziato a far sapere che Mau rifiutava giocatori su giocatori, ha continuato dicendo “ho costruito una Ferrari. Ho già speso 100 milioni”. E quando spende e spande pretende il diritto a processare. Da qui la critica mossa da Lotito a Sarri dopo il pareggio col Monza, voleva che giocasse Castellanos, rimasto in panchina. Siamo arrivati al caso “San Siro”. Andando avanti così chi ha più da perdere non sono certamente Lotito e Sarri. E’ la Lazio.

Sarri, la risposta dell'Aic

Le reazioni alla conferenza stampa di Mau a San Siro («L’AIC manda i giocatori al macello») hanno spinto all’intervento anche Umberto Calcagno, presidente dell’Assocalciatori: «Sono d’accordo con le parole di Sarri - ha detto a Radio Sportiva - ma non ha notato tutto ciò che abbiamo fatto. Da anni combattiamo questa battaglia con Fifa e Uefa. Mi spiace e non accetto che si dica che non facciamo nulla. Siamo gli unici ad aver denunciato. Il primo dato è la salute del calciatore, i dati scientifici dicono che giocare così tante gare con tempi di recupero inferiori ai cinque giorni crea danni enormi. Non si può andare avanti così».


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