La Lazio va di corsa con Sarri: reparto per reparto, tutti i retroscena della preparazione© Getty Images

La Lazio va di corsa con Sarri: reparto per reparto, tutti i retroscena della preparazione

Più solida, meno fantasiosa, ma piena di dinamismo a centrocampo e votata anche al contropiede. Scopriamo in che modo Sarri imposta il nuovo corso

ROMA - Più solida, meno fantasiosa, piena di corsa e di dinamismo. Vecchia perché senza rinforzi, nuova come concezione. Sta nascendo un’altra Lazio. Sarri, definito integralista senza motivo e giustificazione plausibile dai suoi detrattori, ci sta insegnando cosa significa allenare e adeguarsi ai calciatori. I principi di gioco senza tradire le caratteristiche. È inutile pensare alla creatività, alla fantasia, ai colpi di Luis Alberto e Milinkovic, perché non giocano più nella Lazio e non sono stati sostituiti. Ora Mau va di corsa. C’è una dote da sfruttare e di cui ha parlato nel giorno della presentazione a Formello. Quando era andato via dalla Lazio non aveva tanti giocatori in grado di superare picchi da 30 chilometri orari. Ora sì. La velocità, il cambio di passo, l’esplosività muscolare. Non è un peccato viaggiare e sorprendere in contropiede se hai scattisti in squadra. La Lazio, al momento, riesce a segnare ribaltando l’azione e attaccando in campo aperto. Il senso del possesso declinato in profondità appena possibile e quando si aprono gli spazi. Bisognerà migliorare il palleggio e trovare l’imbucata per Taty o Dia, ancora a digiuno e con pochi rifornimenti, ma la fase difensiva funziona bene. La Lazio copre bene il campo, è corta e compatta, concede poco.

A due settimane dal via, il Comandante può ritenersi soddisfatto. Servono ulteriori progressi. Il debutto, a Como il 24 agosto, metterà a dura prova i biancocelesti. Qualità e intensità, Fabregas dipinge calcio, ma neppure per lo spagnolo e i suoi tenori sarà facile sorprendere i biancocelesti. La linea arretrata e il trio di mediani (Guendouzi, Rovella, Dele-Bashiru) sanno alzare il muro. Se ne sono accorti il Galatasaray, iscritto alla Champions, e il Burnley, nepromosso in Premier. Il Fenerbahçe di Mourinho si è imposto solo grazie a un retropassaggio sbagliato di Guendouzi. Forse la Lazio di Sarri non incanterà e non segnerà raffiche di gol, ma perderà poche partite. Pronti a scommettere?


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Squadra corta e compatta: i pregi del 4-3-3

La priorità indicata da Zaccagni al Turf Moor: squadra corta e compatta. Sarri ha impiegato appena tre settimane di lavoro per raggiungere un livello alto. Cinque amichevoli, appena 3 gol al passivo, compreso quello del Fenerbahçe, nato da un errore di Guendouzi. La fase difensiva funziona bene. La Lazio concede pochissimo, è andata così anche nell’amichevole contro il Burnley. Tre legni scheggiati, ma i primi due sono nati da lunghi cross sul versante opposto della difesa e il terzo su angolo. Ecco un aspetto da rivedere: la zona sui corner a sfavore va ancora registrata, si vedono sbavature, Mandas e Romagnoli si erano fatti sorprendere dalla bandierina con il Galatasaray, anche in Inghilterra c’è stato qualche brivido. Servono addestramento, abitudine, reattività per andare incontro al pallone e respingere di testa senza restare passivi. A due settimane dal via del campionato, però, la Lazio sembra a buon punto.

Il muro diventa impenetrabile con la difesa schierata. Rovella è un incontrista super. Guendouzi un pilastro e Sarri ha aggiunto il peso, i muscoli e il contrasto di Dele-Bashiru. Centrocampo di grande solidità. Gli effetti si vedono. La linea arretrata, in larga parte, conosceva già i suoi dettami. Marusic, Gila, Romagnoli (assente per squalifica alle prime due di campionato) sono certezze. Tavares si dovrà abituare alle diagonali, ma la difesa sa accorciare, legge le linee di passaggio, copre il pallone. Meccanismi consolidati. I terzini, sabato pomeriggio, hanno sofferto l’ampiezza e il cambio gioco del Burnley, che sventagliava palla da un lato all’altro del campo. Tuttavia gli inglesi hanno costruito poche occasioni. Decisivo anche il lavoro di raccordo degli esterni. Zaccagni e Cancellieri ripiegavano. La Lazio, senza palla, si dispone con il 4-1-4-1. Una mezzala (a turno Guendouzi o Dele-Bashiru) esce in pressione accanto al centravanti. Una volta quel lavoro toccava a Milinkovic o Luis Alberto. Niente è cambiato. La difesa di Sarri, nel campionato del secondo posto, rimase imbattuta in 21 partite su 38. La tendenza a difendere, se possibile, verrà accentuata. Questione di caratteristiche. Lazio meno affascinante nel gioco, ma solida. Garanzia di risultati. 


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Mancano gol e rifornimenti per Taty e Dia

Sette gol in cinque amichevoli, contando la tripletta nel test del 20 luglio con la Primavera. È servito un rigore di Guendouzi per mettere sotto l’Avellino al novantesimo. A Istanbul con il Galatasaray e poi con il Burnley, la Lazio si è imposta in contropiede. Taty e Dia, a digiuno, non sono ancora andati a segno. Conta che si sblocchino al momento giusto, ma un difetto di costruzione esiste e forse è anche fisiologico. Baroni attaccava con due punte centrali e due esterni. Il senegalese, mascherato da trequartista, raddoppiava la pericolosità di Castellanos, ora troppo solo nel 4-3-3 e costretto ad affrontare due difensori per volta. Forse è troppo per un centravanti di manovra e con il tocco elegante dell’argentino. Segna gol belli e difficili, è portato a legare il gioco, meno a sfondare. Boulaye è partito in ritardo, ha perso alcuni giorni di preparazione per un problema alla caviglia, si è visto poco. Meritava un rigore con il Gala e ne ha conquistato un altro con il Burnley. Per il resto, scena muta.

Sarri li ha messi in concorrenza, ma dovrà soprattutto aiutarli. In attesa di Isaksen, bloccato dalla mononucleosi, Zaccagni e Cancellieri lavorano molto larghi sulla fascia, ripiegano per difendere. Devono tagliare di più per linee centrali quando la Lazio imposta. La manovra è ancora troppo lenta. Sarri chiede a Rovella, esattamente come faceva l’ex ct Spalletti in Nazionale, di velocizzare l’impostazione. Un tocco in più, un attimo di esitazione e l’azione non decolla. Poi, è chiaro, la Lazio paga la mancanza di un numero 10. Non c’è in organico un vero e proprio rifinitore. Dele-Bashiru ha altre caratteristiche. Il 4-3-3 ha riportato Pedro sulla fascia. Sarri ha valutato anche l’ipotesi di un cambio di modulo, non è escluso che ci lavori a settembre, dopo le prime due di campionato. Un trequartista e due punte (4-3-1-2) gli consentirebbero di collegare meglio centrocampo e attacco, ma inevitabilmente scoprirebbe le fasce, lasciando in solitudine i due terzini. Il timore di creare scompensi alla fase difensiva e generare confusione in una fase di preparazione ha suggerito a Mau di andare avanti nel solco conosciuto. Le risposte con Galatasaray e Burnley, nel complesso, sono state soddisfacenti.


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Dele-Bashiru e Tavares orienteranno la stagione

Le due incognite, o forse sarebbe meglio definirle pedine chiave, sono Nuno Tavares e Dele-Bashiru. Il portoghese e il nigeriano possono orientare la stagione della Lazio. Peso specifico, ruolo, capacità di determinare una differenza in base al rendimento. L’ex Arsenal e Marsiglia era partito fortissimo l’estate scorsa, firmò 8 assist nel girone d’andata, sembrava una scheggia impazzita, impossibile da arrestare, tra i migliori giocatori e autentica rivelazione della Serie A. Dall’esplosione alla luna calante degli ultimi mesi, condizionati da infortuni frequenti e ripetuti stop. Non viaggiava più ad alta velocità, era diventato fragile e vulnerabile in fase difensiva. Sarri ora lo sta addestrando. Temeva il suo impatto dal punto di vista tattico. Lo ha trovato più evoluto di quanto immaginasse, frutto degli insegnamenti ricevuti quando giocava al Benfica. Nuno si sta applicando con dedizione: nell’amichevole inglese è andato a corrente alternata, ha cominciato con una diagonale mai vista per recuperare palla e salvarsi in angolo, ha proseguito con alcune sofferenze. Certo attacca meno di prima, dovrà scegliere e trovare i tempi giusti per partire in progressione e attaccare. Ora conta un aspetto: sta bene dal punto di vista fisico, non si è mai fermato. Sarri e lo staff medico incrociano le dita: Tavares è un’incognita soprattutto per gli infortuni. Giocare e preparare una partita a settimana lo può aiutare a gestirsi meglio rispetto al suo primo anno a Formello.

Dele-Bashiru è un rebus sotto l’aspetto tattico. Un “libro da scrivere” lo ha definito Sarri, intendendo sottolineare come sia all’inizio dell’addestramento. Occupa un ruolo decisivo. Ha la velocità di inserimento richiesta alla mezzala e può segnare qualche gol, certo non si tratta di un rifinitore o di un regista aggiunto che fa girare la squadra come Luis Alberto. Fisico impressionante. Può essere utile, si è visto anche con il Burnley. Ha lavorato un pallone decisivo per il contropiede di Cancellieri rifinito da Pedro. Per ora è ordinato, controllato, attento a non sgarrare. Dalla sua crescita può dipendere tanto per la Lazio. Di sicuro Sarri insisterà sul 4-3-3 se Dele-Bashiru ingranerà e non diventerà inevitabile chiedere gli straordinari a Vecino. 


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A due settimane dal via, il Comandante può ritenersi soddisfatto. Servono ulteriori progressi. Il debutto, a Como il 24 agosto, metterà a dura prova i biancocelesti. Qualità e intensità, Fabregas dipinge calcio, ma neppure per lo spagnolo e i suoi tenori sarà facile sorprendere i biancocelesti. La linea arretrata e il trio di mediani (Guendouzi, Rovella, Dele-Bashiru) sanno alzare il muro. Se ne sono accorti il Galatasaray, iscritto alla Champions, e il Burnley, nepromosso in Premier. Il Fenerbahçe di Mourinho si è imposto solo grazie a un retropassaggio sbagliato di Guendouzi. Forse la Lazio di Sarri non incanterà e non segnerà raffiche di gol, ma perderà poche partite. Pronti a scommettere?


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Squadra corta e compatta: i pregi del 4-3-3
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Mancano gol e rifornimenti per Taty e Dia
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Dele-Bashiru e Tavares orienteranno la stagione