Sarri riflette sulla Lazio: gioco, modulo e atteggiamento sotto accusa

Ieri il tecnico biancoceleste non ha parlato alla squadra: potrebbe farlo domani alla ripresa. Non vuole appesantire il clima, può contare solo su risorse interne
Daniele Rindone
5 min

Il meglio del peggio di una Lazio al contrario: «Non abbiamo fatto nulla rispetto a quello che avremmo voluto fare», l’afflizione più grande per Sarri. Aveva chiesto di muovere velocemente il pallone, di tormentare il Como tra le linee attaccandole, disturbandole. Aveva ordinato aggressività. Ha visto mollezza, movimenti caotici, errori tecnici e nelle scelte, passività. «Siamo piatti», si tormentava in campo domenica. Tutto il lavoro fatto in settimana è sparito, un vecchio difetto della Lazio. E non ha accettato l’atteggiamento. Dentro gli occhi di Mau starà ancora scorrendo quella processione di sguardi persi, vuoti, dei suoi giocatori. La Lazio di Como è stata sconcertante, ma il tecnico non può perdere il controllo e ancora di più non può perdere lo spogliatoio: «L’unica cosa che non posso fare quest’anno è mettere in imbarazzo i miei giocatori o criticarli. Siamo questi e rimaniamo questi». Deve riuscire a motivare la squadra, a migliorarla, a convincerla che può superarsi. Sarri dopo Como ha confessato che «c’è da fare una valutazione, ma non da perdere la testa». C’era il rischio che l’inizio di stagione fosse complicato e c’è ancora: «Le brutte partite potrebbero essere all’ordine del giorno», ha avvertito Mau. Lanciando una speranza: «Probabilmente tra due mesi non saremo quelli di adesso».  

Lazio, umore pessimo e atteggiamento sotto accusa

Domenica al rientro da Como l’umore era pessimo per tutti, bocche cucite. Sarri non ha parlato ai suoi ieri mattina a Formello, ha scelto la strategia morbida. E’ solito riflettere, rivedere la partita e analizzarla a freddo. Oggi la squadra riposerà, si ritroverà domani per la doppia seduta. La lezione video potrebbe essere l’occasione per tornare sul flop di Como. Di sedute di autoanalisi ne ha organizzate tantissime in passato, si ritrova a doverne rifare. Sarri deve ricominciare da capo o quasi, ma le risorse deve trovarle all’interno. Ci sono limiti che sono difficili da superare. La mancanza di una mezzala sinistra di qualità è un dato di fatto incontrovertibile e immutabile. La catena di destra è debole da un anno. Marusic e Isaksen con Baroni hanno mascherato le magagne a fatica, a momenti. Lazzari e Cancellieri, a Como, sono stati annientati. Quando manca Romagnoli la difesa va in difficoltà per quanto Provstgaard stia dando segnali, ma ha 22 anni. Tavares difensivamente è inadeguato contro avversari di valore. Zaccagni da tempo salta l’uomo con difficoltà. Taty e Dia vengono serviti poco e male, il che accentua le difficoltà che hanno sotto porta.  

Sarri, riflessioni sul gioco e il modulo

Sono due i concetti chiave di Sarri. Il primo è legato alle valutazioni che farà. Il secondo riporta alla frase pronunciata in conferenza: «Vediamo prima la realtà di questa squadra e poi decidiamo come giocare». Il riferimento può essere tecnico, legato alla modalità di gioco, meno palleggio e più profondità? La Lazio ha creato pericoli solo nel secondo tempo, quando ha trovato un paio di verticalizzazioni. Il gol di Taty era arrivato su lancione di Gila, sorprendendo la difesa alta di Fabregas. La frase di Mau può anche intendere una riflessione sul modulo, ma non per il Verona, in caso dopo la sosta. A fine luglio aveva pensato al 4-3-1-2. Ma con questo assetto Zaccagni dovrebbe giocare trequartista, l’alternativa è Pedro a 38 anni. Isaksen, ancora fermo, non avrebbe posto. Nel finale di Como Mau ha impostato il 4-2-3-1, erano entrati Pedro e Dia. Lo spagnolo a destra, Dia dietro Taty, Zaccagni a sinistra. Era il modulo di Baroni. «Se quello che abbiamo visto è vero, per questa squadra non ci sarebbe modo di giocare in nessun modo», la paura di Mau. Da scacciare


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