Lazio, Dia al bivio San Siro: deve scuotersi prima del rientro di Castellanos

Il centravanti senegalese, tra quelli che hanno tirato meno nelle prime dieci giornate di Serie A, sarà confermato da Sarri contro l'Inter: tutti i dettagli
Daniele Rindone
5 min

ROMA - Dai tutto, ti stremi, ma non basta se sei un uomo-gol. Sette partite di fila da titolare. Tre in duo con Taty, le ultime quattro da primo centravanti. Tiri totali: 3. Uno nel derby, uno col Genoa, uno con la Juve, zero contro Pisa e Cagliari. Quando ti prende una crisi così rimani senza niente. Senza gol e senza occasioni. Ti assalgono i dubbi su chi sei, su quello che sai e puoi fare, su quello che si aspettano da te. In una crisi così ci è finito Dia e gli effetti si vedono in campo, si leggono nei numeri.

Dia difeso e consolato da Sarri

Sarri è andato in soccorso: «Ci ho parlato. Gli ho detto che quello che vedo in allenamento mi spinge a pensare che il gol arriverà. Viene criticato, ma sta facendo un lavoro difensivo straordinario, anche se ha le qualità per rendersi più pericoloso in avanti». Mau lo ha rincuorato in allenamento, lo ha difeso nella conferenza post-Cagliari: «Come si aiuta un centravanti in difficoltà? Nel modo in cui sto parlando di lui». Non ha altri modi. Ha avviato una strategia psicologica per incoraggiare Dia. Tatticamente può cambiare poco, gli schemi sono diventati relativi. Al centravanti arrivano pochi palloni, non è un caso che 7 gol su 13 siano arrivati dalle ali (Zaccagni e Cancellieri 3, Isaksen uno).

Le difficoltà della Lazio in fase offensiva

Un anno fa Dia aveva già offerto il suo meglio alla Lazio. Quest’anno ha fatto fatica dall’inizio. In dieci partite si sono contati 5 tiri, 4 nello specchio. Tra gli attaccanti che hanno giocato più di 5 partite da titolari solo Gudmundsson della Viola ha tirato meno (4 conclusioni). Le difficoltà sono state alimentate anche dai disagi attraversati dalla squadra. Poca costruzione, scarsa finalizzazione, mancanza dell’ultimo passaggio. E i centravanti ne hanno fatto le spese. Sarri è riuscito a blindare la difesa, lavora per migliorare la fase offensiva. Si aspetta un Dia da leone, è convinto che prima o poi si sbloccherà. Lo confermerà contro l’Inter, anche per mancanza di alternativa. Castellanos non è pronto, Noslin viene sballottato tra l’ala e il centroarea in base alle necessità, non per convinzione. Per il senegalese sarà un bivio San Siro perché Taty tornerà dopo la sosta, pronto per Lazio-Lecce. Dia ha vissuto momenti difficili in carriera, è un po’ il suo destino. A volte lo spinge in avanti, a volte lo ricaccia indietro. Ha bisogno di nuova energia, fisica ed emotiva. Si sta impegnando molto nel lavoro senza palla, nelle rincorse, nel pressing. Ma questo lo spinge ad allontanarsi dalla porta, ad abbassarsi troppo. Sulle ripartenze arriva di rincorsa. Sui palloni in area quasi mai.

Il blocco dopo il gol divorato nel derby

È come se quel gol divorato nel derby, alla prima da titolare al posto di Taty (affaticato), l’abbia gelato. Non s’è più ripreso. La corsa in campo aperto, la porta spalanc6ata, il tiro alle stelle. Il punto critico. «Spero di giocare ancora di più, di segnare e aiutare la Lazio a vincere tante partite», le parole prima del Cagliari. Si sentiva carico. Dia è stato mobilissimo, come a Pisa. Ma senza mai riuscire a colpire. Sarri in una delle uscite più recenti ha ricordato che a lui gli attaccanti che fanno a sportellate non piacciono. Che il lavoro di Dia, centravanti di raccordo, è utile quando affronti squadre che giocano a uomo, meno quando affronti squadre che ti lasciano giocare. Cerca un equilibrio tra «solidità e pericolosità». Considera Dia una prima punta, non ha cambiato idea: «È quello dei 17 gol di Salerno». È proprio un altro Sarri. I sogni, quest’anno, li regge l’illusione.

 

 

 


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