Sarri non ha dubbi: "Lazio, sono stati i cinque mesi più difficili della mia vita". E su Allegri e il Napoli...
Maurizio Sarri si è raccontato in una lunga intervista concessa a DAZN, ripercorrendo la sua carriera, le emozioni vissute in panchina e il presente alla guida della Lazio: “Ho fatto l’unico mestiere che avrei potuto fare gratis. È una serie di contingenze che ti capitano, non ci vuole così tanto coraggio. Si inizia a scalare le categorie perché ci si ritrova davanti a scelte da fare, e io ho scelto di andare avanti perché in quel momento avevo questa sensazione. Anche se avessi fatto un passo indietro, avrei continuato a fare calcio, perché è una passione che mi diverte. Fatica si fa, certo, ma da quando lo faccio di professione non ho mai avuto la sensazione di andare a lavorare. Questo è un privilegio”.
Sarri si racconta
Tra i momenti più intensi della sua carriera, Sarri ricorda con particolare emozione l’arrivo al Napoli: “L’esordio è stato pieno di emozioni. La squadra che ho trovato era quella che avevo in mente, con quasi tutti i calciatori al posto giusto per innescare il meccanismo che volevo. È stato un calcio straordinario e divertente, per i calciatori da giocare, per me da allenare e per la gente da guardare. Non abbiamo vinto niente, ma è stato un viaggio bellissimo”. Il tecnico si è poi soffermato sul suo ritorno alla Lazio e sulle difficoltà affrontate nei primi mesi della stagione: “Sapevo che sarebbe stato un anno impegnativo, e in parte lo è stato molto di più di quanto pensassi. Cinque mesi difficilissimi sotto tutti i punti di vista: mercato chiuso, infortuni a valanga. Sono stati i 5 mesi più difficili della mia vita, ma anche molto divertenti sotto certi punti di vista, perché ho un gruppo che esegue. Le difficoltà sono nostre, dello staff, se condividi troppo diventano un alibi e non bisogna averne”.
"Nessuna squadra poteva giocare il calcio di quel Napoli"
Anche un passaggio anche sugli altri allenatori della Serie A: “C’è un bel mix fatto da allenatori di esperienza e di ragazzi che stanno cercando di emergere. Cesc, ad esempio, ha un’intelligenza superiore alla media, grande conoscitore di calcio. Penso sia un predestinato. A me piace molto anche Grosso. Ci sono tanti ragazzi che possono avere un futuro importante". Poi un ricordo curioso della sua prima sfida contro Allegri: “Aglianese vs Sangiovannese, 0-0 e zero tiri in porta: uno spettacolo pietoso. Lì ho conosciuto Max con cui ho sempre avuto un buon rapporto, è un toscano, come sono le mie origini. È chiaro che la visione del calcio può essere diversa, ma significa poco. Il rapporto personale è di stima reciproca”. Infine, una riflessione sul 'Sarrismo': “Il gioco di un allenatore è un’ipotesi e poi ci si deve confrontare con quelle che sono le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Non sarà mai lo stesso. Certe caratteristiche bisogna esaltarle e non portarle verso quello che dà più gusto a te. Nessuna squadra che ho avuto in seguito poteva giocare il calcio di quel Napoli”.