Taylor, la deroga di Sarri: per lui è passato sopra a una regola ferrea

L'ex Ajax si è preso la Lazio con tanta energia: è già al top
Marco Ercole

ROMA - Si dice che dietro ogni difficoltà ci sia sempre nascosta un'opportunità. E per Kenneth Taylor, questo discorso vale più di chiunque altro nella rosa attuale della Lazio. In mezzo alle complicazioni, alle polemiche e ai numeri che raccontano una stagione da incubo, la sua presenza in campo è una certezza che sta prendendo forma partita dopo partita. Arrivato a gennaio, in un momento delicatissimo per la Lazio, è diventato in poche settimane l’unica vera nota lieta dell’ultimo periodo. Non era semplice inserirsi in un gruppo che cercava risposte, né adattarsi immediatamente ai meccanismi esigenti del gioco di Sarri, che per via dell'emergenza ha derogato a una ferrea regola portata avanti per tutta la carriera, quella di non schierare mai dal primo minuto un giocatore appena arrivato dal mercato.

Lazio, le prestazioni di Taylor

È l’unico acquisto invernale ad aver conquistato subito una maglia da titolare. E non solo per mancanza di alternative, ma anche e soprattutto per merito puro. Oggi è impensabile un centrocampo senza la sua presenza, i numeri certificano la necessità di contare su di lui. Non ha mai chiuso una partita senza essere tra i primi due giocatori della Lazio per chilometri percorsi. Corre, pressa, copre, riparte. È primo in rosa per media contrasti a gara (2) e per dribbling avversari interrotti (1,6), secondo per azioni offensive rivali fermate (0,9 a partita, dietro solo a Romagnoli). Dati che raccontano un centrocampista moderno, dinamico, capace di unire quantità e qualità. Contro il Genoa, alla quarta presenza con la maglia biancoceleste, è arrivato anche il primo gol, diventando il secondo centrocampista olandese della storia del club a riuscirci dopo Aaron Winter. Un segnale forte, non solo simbolico. Perché oltre al lavoro oscuro, Taylor sta aggiungendo concretezza. Inserimenti puntuali, letture rapide, una presenza costante tra le linee. Non si limita a coprire: partecipa, costruisce, si prende responsabilità. Il suo impatto va oltre le statistiche. In campo trasmette energia, personalità, voglia di emergere. Non si nasconde, anche nei momenti in cui la squadra fatica. È l’immagine di una Lazio che prova a reagire attraverso il lavoro quotidiano, senza proclami.


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Taylor e l'ambientamento in città

Fuori dal campo, l’adattamento non è stato immediato. Il trasferimento a Roma è avvenuto in fretta, quasi inaspettatamente. Lo ha raccontato sui social la compagna, l’influencer Jade Anna van Vliet, che ha condiviso le prime settimane di ambientamento nella Capitale. Tra difficoltà logistiche e cambiamenti repentini, la coppia ha dovuto inizialmente lasciare in Olanda il loro cagnolino Navy, arrivato solo da qualche giorno per ricomporre la famiglia. E poi le immagini di lunedì sera, in incognito nel centro di Roma: Fontana di Trevi, Pantheon, passeggiata tra i vicoli come due turisti qualunque. Un modo per conoscere la città, per sentirsi parte di un contesto nuovo, per costruire radici lontano da casa. Taylor sta facendo lo stesso in campo. Si sta costruendo un posto, con pazienza e fatica. In una stagione in salita, è diventato un punto fermo. Non con effetti speciali, ma con continuità. E forse è proprio questo che serviva alla Lazio: un uomo normale, ma determinato, tra i pochi su cui costruire le basi per il futuro. Un uomo-Lazio, nato nel momento più complicato.

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ROMA - Si dice che dietro ogni difficoltà ci sia sempre nascosta un'opportunità. E per Kenneth Taylor, questo discorso vale più di chiunque altro nella rosa attuale della Lazio. In mezzo alle complicazioni, alle polemiche e ai numeri che raccontano una stagione da incubo, la sua presenza in campo è una certezza che sta prendendo forma partita dopo partita. Arrivato a gennaio, in un momento delicatissimo per la Lazio, è diventato in poche settimane l’unica vera nota lieta dell’ultimo periodo. Non era semplice inserirsi in un gruppo che cercava risposte, né adattarsi immediatamente ai meccanismi esigenti del gioco di Sarri, che per via dell'emergenza ha derogato a una ferrea regola portata avanti per tutta la carriera, quella di non schierare mai dal primo minuto un giocatore appena arrivato dal mercato.

Lazio, le prestazioni di Taylor

È l’unico acquisto invernale ad aver conquistato subito una maglia da titolare. E non solo per mancanza di alternative, ma anche e soprattutto per merito puro. Oggi è impensabile un centrocampo senza la sua presenza, i numeri certificano la necessità di contare su di lui. Non ha mai chiuso una partita senza essere tra i primi due giocatori della Lazio per chilometri percorsi. Corre, pressa, copre, riparte. È primo in rosa per media contrasti a gara (2) e per dribbling avversari interrotti (1,6), secondo per azioni offensive rivali fermate (0,9 a partita, dietro solo a Romagnoli). Dati che raccontano un centrocampista moderno, dinamico, capace di unire quantità e qualità. Contro il Genoa, alla quarta presenza con la maglia biancoceleste, è arrivato anche il primo gol, diventando il secondo centrocampista olandese della storia del club a riuscirci dopo Aaron Winter. Un segnale forte, non solo simbolico. Perché oltre al lavoro oscuro, Taylor sta aggiungendo concretezza. Inserimenti puntuali, letture rapide, una presenza costante tra le linee. Non si limita a coprire: partecipa, costruisce, si prende responsabilità. Il suo impatto va oltre le statistiche. In campo trasmette energia, personalità, voglia di emergere. Non si nasconde, anche nei momenti in cui la squadra fatica. È l’immagine di una Lazio che prova a reagire attraverso il lavoro quotidiano, senza proclami.


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Taylor e l'ambientamento in città