Lazio, Taylor blindato: è tra i pochi intoccabili per la ricostruzione. Contratto a salire

L’olandese si è inserito in poco tempo: gioco, colpi e tanta corsa a centrocampo. Contro il Bologna è stato secondo per chilometri percorsi (12.393)
Daniele Rindone
5 min

Roma - È da acquisti così che si deve ripartire, è gente così che non si può perdere. La Lazio aveva detto addio ai suoi gioielli e cercava uomini-simbolo. Kenneth Taylor può diventarlo, è con lui che si rifonderà l’anno prossimo. Uno dei pochi intoccabili a meno di offerte indecenti. Sia che resti Sarri o no. Può essere all’altezza delle mezzali-modello degli anni d’oro recenti. I pezzi grossi come Milinkovic e Luis Alberto, i trascinatori come Guendouzi, hanno lasciato in tempi diversi per volontà personale. Un segnale allarmante per la società. Taylor ha sposato la Lazio, l’ha preferita ad altri club tra cui il Porto di Farioli, il tecnico che l’aveva valorizzato nell’Ajax, suo ammiratore. Non bisogna fargli cambiare idea. E’ arrivato in piena tempesta, mentre l’Olimpico si svuotava, con la contestazione che infuriava. Non ha subito condizionamenti. S’è messo sotto col lavoro. Subito l’esordio lampo a Verona l’11 gennaio, da allora le ha giocate tutte: 11 partite di campionato, da 90 minuti tranne quelle con Como, Genoa e Atalanta da 85, 81 e 79 minuti. Dentro anche in Coppa contro Bologna e Atalanta. Suo il rigore decisivo del Dall’Ara. Poi la doppietta prima della sosta. Tre gol totali contando quello al Genoa. La sua forza aumenta di partita in partita. 

Il carattere di Taylor

Ha parecchie affinità con Sarri così come le aveva con Farioli. Nove gol e sei assist, lo score con quest’ultimo. Lo esaltava la verticalità del gioco. Taylor è diventato una mezzala d’assalto con Mau, le skills che lo identificano si sono ben viste a Bologna. Un colpo di rapina, sfruttando un rimpallo favorevole. L’inserimento e il dribbling su Ravaglia, un colpo di classe. Ha anticipato le giocate e s’è piazzato secondo per chilometri percorsi: 12.393. Gioca a uno-due tocchi, sa leggere gli spazi e sta imparando a chiudere le linee di passaggio come chiede Sarri alle mezzali. Con lui anche quando si difende bisogna pensare. Taylor era arrivato da coprotagonista, è diventato protagonista in poco meno di tre mesi. Sarri l’aveva lanciato a Verona con un allenamento vero: «Taylor l’ho visto bene, lo conosco parzialmente e serve che vada dentro. È la prima volta in carriera che butto dentro uno appena arrivato, questo dà l’idea delle difficoltà che stiamo affrontando. Spero possa alzare il livello tecnico». Taylor s’è immedesimato nella Lazio, nelle sue difficoltà: «La passione qui è travolgente. Già dal debutto contro il Verona ho capito che aria tira a Roma. C’è una pressione costante, ma è bellissima. Ogni partita è una battaglia e io mi sento pronto a combatterle tutte».  

Il futuro di Taylor

Ha firmato un contratto fino al 2030 con incentivo a restare di anno in anno, è un bonus che s’aggiunge all’aumento dell’ingaggio, quello attuale è 1,4 milioni, nel 2030 raggiungerà i 3,4 milioni. Ha 23 anni, si può costruire su di lui. Rovella e Cataldi continueranno ad essere i registi. Serve una mezzala dello stesso livello di Taylor, con caratteristiche alla Guendouzi, a destra. Dall’addio di Milinkovic e Luis Alberto il centrocampo è rimasto sempre incompiuto e incompleto. Per Sarri è il motore, registi e mezzali determinano l’innesco del suo gioco, quest’anno inattuabile. Una mezzala in più servirebbe a qualsiasi allenatore. Taylor è la prima pietra della ricostruzione. Anno uno o ancora anno zero, si vedrà dal futuro di Sarri e dal mercato che anno sarà. 


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