Lazio rinata, Taylor la chiave e Patric inventato regista prezioso. E poi il recupero di Basic

Le mosse di Sarri hanno rilanciato i biancocelesti che ora sognano il trionfo in Coppa Italia dopo una stagione complicata
Daniele Rindone
5 min

ROMA Taylor la chiave, mezzala da caccia grossa, sta migliorando anche la fase difensiva, il taglio delle linee di passaggio. E’ il giocatore che da gennaio ha inciso di più in quanto a gol e assist. Patric inventato regista, doppia veste di gregario e costruttore. Un recupero prezioso in difesa e a centrocampo. Da play, nelle partite adatte, s’è rivelato impagabile. In più è uno dei senatori, un trascinatore. Gila e Romagnoli ciclopi di difesa, due centrali adatti al piano difensivo di Mau. Lo spagnolo aggressivo, sempre pronto ai raddoppi, alle diagonali. Alessio dominatore e stoccatore in avanti. A Bergamo è stato un centravanti aggiunto, il più pericoloso. Tavares rilanciato a sinistra, mai così continuo. E’ migliorato nella fase difensiva. Nella semifinale di andata contro l’Atalanta era stato preso alle spalle, a Bergamo non è mai successo. Sarri l’aveva ben catechizzato, risponde alle sollecitazioni. Mau è riuscito anche a far convivere Lazzari e Nuno, due terzini di spinta. In altri tempi non li avrebbe mai associati, è stato costretto dall’emergenza.

Lazio, gli altri

Non va dimenticato il recupero di Basic dopo due mesi, era finito out anche lui dopo l’exploit di inizio anno. Una mezzala d’assalto in più. A Napoli ha colpito sfruttando la corsa di Tavares, arrivando da dietro. Anche Cancellieri rilanciato, aveva attraversato un momento difficile a cavallo dell’infortunio di fine 2025. Più di Isaksen parte da ala e converge in area, il gol di Napoli è l’esempio. A Bergamo ha lavorato tanto in fase difensiva. E poi Noslin promosso centravanti, scelto contro Napoli e Atalanta. Non convinceva Sarri, alla fine ha strappato la sua fiducia. Ad oggi è la punta più completa, gioco di sponda, attacco della profondità. Scappa in avanti meglio di tutti e arriva al tiro. E’ successo anche in Coppa. Sono le mosse che hanno consentito a Sarri di perfezionare il piano tattico. Non sarebbe stato facile per nessuno vivere una stagione con giocatori in meno. Per le assenze e tutto quello che è successo. Ha provato soluzioni di ogni tipo, ha cambiato le gerarchie, ha inventato ruoli. Ha trovato la quadra negli ultimi due mesi. Dopo Torino il pari in Coppa con l’Atalanta, poi le tre vittorie contro Sassuolo, Milan e Bologna. Il pari col Parma, la sconfitta di Firenze. Il colpo di Napoli, la notte eroica di Bergamo. Dopo il flop di Torino la Lazio era 11ª, dopo la vittoria di Bologna era ottava, ora di nuovo 11ª. L’obiettivo è provare a risalire il più possibile per evitare i turni di Coppa Italia ad agosto. Certo, vincerla risolverebbe tutti i problemi.

Il difetto della Lazio

La continuità di quest’ultimo scorcio di stagione ha permesso comunque uno scatto in avanti in campionato e l’avanzata in Coppa Italia. La Lazio è così, può essere guizzante nello spazio di qualche partita, poi di nuovo spenta. Sfiduciata o esaltata innanzitutto da se stessa. Nessuno è riuscito a migliorare questo aspetto.

Da qui alla fine il campionato sarà allenante, ma Sarri già da tempo ripete alla squadra che bisogna tenere alta la tensione, è l’unico modo per arrivare pronti alle sfide clou. A Bergamo è stato così. Ora sta a lui organizzare le staffette in modo tale da consentire il recupero fisico ai giocatori acciaccati. Gila su tutti.


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