Un derby in salita
Tutta incerottata, con la fatica della Coppa di quattro giorni prima nelle gambe e le polemiche nella testa, con l’assenza di tre titolari importanti e senza il conforto del tifo: per la Lazio un derby ad handicap difficile da riscontrare nella storia. Sono d’accordo con Sarri, ha giocato come doveva e poteva, squadra raccolta in attesa dell’occasione per il contropiede, prospettiva verticale, pressing alto, chiusura degli spazi fra le linee. Come conviene fare quando l’avversario è di categoria superiore.
Lazio, non è bastato giocare "di squadra"
Ha perso per due palle avvelenate spiovute dal corner. Possiamo incolpare la difesa (soprattutto i due centrali) che ha permesso a Mancini di saltare più in alto di tutti. La seconda volta, in particolare, doveva essere marcato più stretto. Fosse stato nella mischia Romagnoli, forse… I rimpianti svaniscono presto quando la classifica non soffre. Il possesso palla uguale, come l’equilibrio del numero delle occasioni da gol, dimostrano che le due marcature da palla ferma hanno segnato la differenza. La Lazio ha ribattuto la maggiore tecnica della Roma con la volontà e la necessità di rimontare. Pare tutto banale ma così è stato. La Lazio ha giocato “di squadra” come amano dire gli allenatori.
Furlanetto, due parate non banali nel suo giorno di gloria dopo 10 anni di attesa
Se devo citare alcuni nomi partirei da Furlanetto. Un giocatore che tutti noi potremmo permetterci di comprare per divertirci a fare i tiri in porta in giardino, quello più a buon mercato fra gli oltre 500 della serie A: Transfemarkt lo quota 50.000 euro. Oggi il suo valore è moltiplicato non so quante volte. Furlanetto ha solo 24 anni, merita il premio della Pazienza, “eroico” lo definirebbe Leopardi: («La pazienza è la più eroica delle virtù») per avere atteso 10 anni – mise piede nella Lazio nel 2016 – il suo giorno di gloria. Se l’è cavata molto bene, con due parate non banali e nessuna colpa sui gol.
Lazio, a Lotito il compito di ricompattare l'ambiente
Ho visto un Tavares pulito, un Rovella in progresso, un Noslin prevalere ancora una volta su tutta la batteria di punte messe in campo da Sarri. E adesso? Conclusa con un flop la cinque giorni che avrebbe potuto salvare la stagione e sbrigando di striscio la formalità Pisa, Lotito e Sarri dovranno passare dai brontolii alle scelte.
Al Comandante piacerebbe restare, la squadra è con lui e ne ha assimilato il gioco e lo spirito, ma a certe condizioni che credo indigeste per Lotito. Probabilmente il presidente neanche gradisce tanto un allenatore così esigente e ingombrante. E poi il solco profondo con i tifosi. Lotito ha diversi compiti, ma prima di tutto deve ricompattare l’ambiente e riportare la gente allo stadio. Poi va costruita una squadra di livello. Servono investimenti e qualità.
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