Milan, se Ancelotti dice: "I club che pensano solo al business, falliscono"

L'allenatore dello storico ciclo rossonero, durissimo sul licenziamento di Maldini: "Ciò che è successo a Paolo dimostra una mancanza di cultura storica, di rispetto della tradizione milanista. Se è vero che con la storia non si vince è anche vero che la storia insegna a vincere"
Milan, se Ancelotti dice: "I club che pensano solo al business, falliscono"© EPA
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Xavier Jacobelli

Sabato 10 giugno: Carlo Ancelotti compie 64 anni. Siede lassù, sul tetto del mondo, essendo sacrosantamente considerato uno dei migliori allenatori di sempre e non soltanto perché è fra i più vittoriosi (26 trofei fra nazionali e internazionali) ed è titolare di una sfilza di record difficilmente battibili: l'unico allenatore nella storia del calcio ad aver vinto il titolo nei cinque principali campionati europei (Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Spagna); l'unico allenatore ad aver vinto la Champions League per quattro volte (due col Milan e due con il Real Madrid); l'unico allenatore ad aver partecipato a cinque finali della massima competizione europea per club; l'unico allenatore ad avere vinto 4 Supercoppe Uefa, mentre condivide con Carlo Bianchi e Pep Guardiola il primato di 3 mondiali per club; l'unico allenatore ad avere vinto più partite in Champions League (103) e il maggior numero di competizioni Uefa per club (9).

Ancelotti contro Cardinale

Per i milanisti, Carlo Magno è soprattutto il Carlo giocatore del Milan euromondiale di Sacchi (2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Supercoppe Uefa, 1 scudetto, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana) e il Carlo allenatore dello storico ciclo 2001-2009, scandito da 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 1 Mondiale per club, 1 scudetto, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana. Si capisce perché Ancelotti non abbia gradito il licenziamento in tronco di Paolo Maldini e a Gerry Cardinale fischino le orecchie leggendo le parole che Carlo ha pronunciato nella brillante intervista, as usual, firmata da Tony Damascelli per il Giornale: "Io a Madrid ho imparato che la storia di un club va rispettata sempre. Qui Di Stefano, Amancio, Gento, Puskas sono ancora valori esclusivi verso i quali si nutre riverenza. Per conservare la storia ai massimi livelli, va tutelata la memoria del passato, quello che è successo con Maldini dimostra una mancanza di cultura storica, di rispetto della tradizione milanista. Se è vero che con la storia non si vince è anche vero che la storia insegna a vincere. I club di football che pensano di fare business al di sopra dello spirito sportivo sono destinati a fallire. Il mecenatismo non ha più il significato di prima, ma l’affarismo è negativo". Cento di questi giorni, Carlo. E anche di più.


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