
Milan, orgoglio e disciplina
Non è il caso di strabuzzare gli occhi per quei tre squilli del Milan nella prima ora di gioco in assenza di Leao e Nkunku che pure qualche contributo alla causa potranno darlo. Non è il caso di meravigliarsi perché quello che riluce nella notte di Udine, con Allegri in tribuna che a fine primo tempo, nonostante l’1 a 0, sembra morso dalla tarantola, è il comportamento dei rossoneri durante la fase difensiva. O meglio, per essere precisi, l’attenzione e la disciplina, quasi militare, nel coprire gli spazi, nel marcare i rivali e soprattutto nell’evitare al suo portiere, Terracciano, sostituto di Maignan, un impegnativo lavoro. Poiché i dati provenienti dalla quarta di campionato corrispondono in modo identico a quelli rilevati dai siti specializzati nelle prime tre del torneo, a dispetto dei due gol subiti dalla Cremonese al debutto domestico che fece scattare l’allarme rosso a casa Milan, allora bisogna pensare che c’è un discreto lavoro da parte dello staff di Max nel reclamare e ottenere da quelli che un tempo passavano per la ban da del buco, il massimo dell’applicazione. È vero che in questi casi, come ripetono tutti gli allenatori interpellati sull’argomento, dev’essere la squadra a difendere, a cominciare magari dagli attaccanti, con particolare dedizione dei centrocampisti che godono di una bussola, Luka Modric capace di indicare loro la direzione giusta su ciascun passaggio, su ogni triangolo, su tutte le chiusure.
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