Modric illumina il gioco di Allegri, Conte punta sui Fab Four

Nel cuore di Milan-Napoli. Il tecnico dei rossoneri si affida alla regia di Luka e agli inserimenti delle mezzali. Gli azzurri puntano tutto sull’intensità e la grande qualità dei mediani
Fabio Mandarini

Cuore, il libro di Milan-Napoli, è il racconto di una partita che in qualche modo riscalderà e orienterà il campionato scavando piccoli solchi, colmando le distanze o magari aprendo prospettive inaspettate. Si vedrà. Ma Milan-Napoli sarà anche l’incrocio ritrovato dopo 12 anni di attesa tra Massimiliano Allegri e Antonio Conte, undici scudetti in due dal 2011 e il vanto di aver dominato la scena italiana negli ultimi quindici campionati. Con una piccola, grande curiosità a coté: se Antonio non fosse rimasto al suo posto dopo lo scudetto, il nome di Max sarebbe stato più d’una suggestione con vista sul Golfo. Dicevamo. I due maestri se le daranno di santa ragione tattica, oggi, ma sempre convinti che la virtù risieda nel mezzo, nell’equilibrio, nelle misure, nei ritmi, nelle scelte dei campioni che ognuno di loro può schierare. La morale di Milan-Napoli, il libro, sta nel cuore. È a centrocampo: nel 3-5-2 di Allegri e nel 4-1-4-1 di Conte.

La forza del centrocampo

Loro, i centrocampisti che attaccano e difendono, e che dettano il passaggio alla difesa a cinque, sono tra le chiavi dorate della grande sfida di San Siro. Sono blocchi fortissimi, probabilmente (o certamente) i migliori del campionato. Hanno tutto: fisici bestiali, idee geniali, imprevedibilità, inserimenti, strappi, interdizione, sacrificio, assist e gol. Tutto. Compresi due fuoriclasse: Modric e De Bruyne. Ma per quanto sia irresistibile il fascino dell’incrocio, sarebbe riduttivo limitare il confronto alla classe immortale dei due fenomeni piovuti dai cieli di Real e City. La questione è la seguente: cinque uomini contro cinque, ognuno fondamentale per il funzionamento del meccanismo intero e del sistema di gioco. Scegliere non saprei, si direbbe: i cervelli di Luka, Lobotka e Kevin, il sacrificio degli equilibratori Politano, Estupiñan e Saelemaekers, la quantità e la qualità di Anguissa e Fofana, le incursioni degli assaltatori Rabiot e McTominay. L’energia in panchina: Elmas e Loftus-Cheek, Ricci e Gilmour.


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I pericoli 

Finora il killer del Milan, da oggi munito anche di Leão per la prima volta dal 17 agosto, è stato Pulisic. La seconda punta-trequartista-esterno della formazione di Allegri, in realtà l’uomo che lega il gioco, la scheggia micidiale in ripartenza, 3 gol e 1 assist in quattro giornate. A seguire, una rete per tre centrocampisti e un difensore: Fofana, Modric, Loftus-Cheek e Pavlovic. Alle spalle di Gimenez e Pulisic, sono ancora i tre centrocampisti di cui sopra a collezionare più tiri nello specchio. E Rabiot, appena arrivato, ha già servito un assist. Il capocannoniere del Napoli? Manco a dirlo: un centrocampista, De Bruyne, 2 gol. Poi uno per McTominay, Anguissa, Gilmour, Spinazzola, Beukema, Lucca e Hojlund. Due centravanti, un difensore e il resto è vita da mediani. Anche in fatto di conclusioni nello specchio c’è una certa prevalenza di centrocampisti: McT, KDB, Lucca e Anguissa. Allegri e Conte sfruttano moltissimo le capacità dei singoli interpreti dei reparti centrali, in entrambi le fasi, ed è per questo che saranno fondamentali l’interpretazione del pressing e delle pressioni, a cominciare dalla prima sui registi Modric e Lobotka/De Bruyne. Poi i duelli, diretti e a distanza tra corazzieri (Anguissa e Fofana) e assaltatori: McT e Rabiot sono in grado di far saltare schemi e banco con i cambi di passo, le conclusioni, gli inserimenti micidiali. Il Napoli punta sulla grande qualità di palleggio e le rotazioni dei Fab Four, sugli assalti delle mezzali e le pressioni alte; il Milan, invece, su micidiali transizioni in verticale e, come sopra, sugli agguati delle mezzali.

Un battesimo di fuoco

E attenzione ai testa a testa sulle fasce, focolai di assist e cross: sotto questo aspetto, tra Pulisic e Saele, per Gutierrez sarà un battesimo di fuoco. In una giornata in cui Conte è costretto a fare a meno di Spinazzola e Olivera, oltre a Buongiorno e Rrahmani. Difesa titolare a brandelli, salvo solo Di Lorenzo. Non esattamente il massimo dopo due finali thrilling e pieni di disattenzioni difensive collettive e individuali contro Fiorentina e Pisa: 3 gol incassati nelle ultime due, ma il cammino immacolato con quattro vittorie su quattro. A gonfie vele, invece, la tenuta difensiva del Milan, reduce da tre successi in serie dopo la sconfitta al debutto con la Cremonese. Un elettroshock, evidentemente: da quel momento, il Diavolo non ha più incassato una sola rete. Quattro clean sheet con la Coppa Italia, equilibrio perfetto. Oggi sarà un grande test per tutti.


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Cuore, il libro di Milan-Napoli, è il racconto di una partita che in qualche modo riscalderà e orienterà il campionato scavando piccoli solchi, colmando le distanze o magari aprendo prospettive inaspettate. Si vedrà. Ma Milan-Napoli sarà anche l’incrocio ritrovato dopo 12 anni di attesa tra Massimiliano Allegri e Antonio Conte, undici scudetti in due dal 2011 e il vanto di aver dominato la scena italiana negli ultimi quindici campionati. Con una piccola, grande curiosità a coté: se Antonio non fosse rimasto al suo posto dopo lo scudetto, il nome di Max sarebbe stato più d’una suggestione con vista sul Golfo. Dicevamo. I due maestri se le daranno di santa ragione tattica, oggi, ma sempre convinti che la virtù risieda nel mezzo, nell’equilibrio, nelle misure, nei ritmi, nelle scelte dei campioni che ognuno di loro può schierare. La morale di Milan-Napoli, il libro, sta nel cuore. È a centrocampo: nel 3-5-2 di Allegri e nel 4-1-4-1 di Conte.

La forza del centrocampo

Loro, i centrocampisti che attaccano e difendono, e che dettano il passaggio alla difesa a cinque, sono tra le chiavi dorate della grande sfida di San Siro. Sono blocchi fortissimi, probabilmente (o certamente) i migliori del campionato. Hanno tutto: fisici bestiali, idee geniali, imprevedibilità, inserimenti, strappi, interdizione, sacrificio, assist e gol. Tutto. Compresi due fuoriclasse: Modric e De Bruyne. Ma per quanto sia irresistibile il fascino dell’incrocio, sarebbe riduttivo limitare il confronto alla classe immortale dei due fenomeni piovuti dai cieli di Real e City. La questione è la seguente: cinque uomini contro cinque, ognuno fondamentale per il funzionamento del meccanismo intero e del sistema di gioco. Scegliere non saprei, si direbbe: i cervelli di Luka, Lobotka e Kevin, il sacrificio degli equilibratori Politano, Estupiñan e Saelemaekers, la quantità e la qualità di Anguissa e Fofana, le incursioni degli assaltatori Rabiot e McTominay. L’energia in panchina: Elmas e Loftus-Cheek, Ricci e Gilmour.


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