Milan, ossessionati da Allegri
Ormai è il trentuno salvatutti del calcio italiano. Se ti trovi in una situazione complicata, se non sai come catturare consenso al primo impatto, c’è un metodo infallibile: prendi le distanze da Massimiliano Allegri e il mondo ti sorriderà. È accaduto ieri con la conferenza stampa di presentazione di Ruben Amorim nuovo allenatore del Milan. Non vorremmo esagerare ma come Mourinho conquistò la Milano interista dicendo “non sono un pirla”, lui si è guadagnato i favori della platea rossonera marcando la sua distanza dal predecessore.
Amorim e quella frase su Allegri
L’incipit è quello classico: «Ho grande rispetto per Allegri». Che equivale più o meno alle inflazionate introduzioni “ho tanti amici gay” oppure “ho tanti amici neri”. Frasi seguite immediatamente da un avversativo. E infatti Amorim ha proseguito con un però. E ha aggiunto: «Voglio essere dominante sull’avversario, voglio il recupero palla il più velocemente difficile, un calcio bello da guardare e far divertire i tifosi». Ma non è finita. Manca la frase conclusiva: «Ci vuole un po’ perché il motore parta». Come a dire: state messi talmente male che mi dovete dare il tempo di risistemare la situazione. Avrà pure registrato il record di teste che annuivano.
Allegri come capro espiatorio del calcio italiano
Perché Max il livornese è ormai il Malaussene del calcio italiano, il personaggio creato dallo scrittore francese Pennac. Di professione faceva il capro espiatorio. Per Allegri è leggermente diverso, l’abito gliel’hanno cucito addosso gli altri. La crisi del calcio italiano? Rivolgersi al gabbione di Livorno. Tre volte fuori dai Mondiali? E grazie, abbiamo ancora chi si ostina a definire semplice il gioco del calcio. È quasi l’innominabile. È un fenomeno che ricorda molto il Berlusconi politico. In tanti lo votavano ma guai a parlarne bene in pubblico, si subiva lo stigma sociale, si veniva marchiati. Soprattutto in certi ambienti. Le affinità col Cavaliere non sono finite qui. Non offendiamo nessuno se ricordiamo le folgoranti carriere di giornalisti che si dedicarono a tempo pieno alla critica sistematica e ossessiva a Berlusconi. Era un ruolo che pagava. Così come paga quella ad Allegri peraltro chiamato dal Napoli non proprio in Serie C.
Amorim, senti Scaloni: "Non serve un allenatore mago"
Sarebbe inglorioso da parte nostra ripescare i commenti dei tifosi del Manchester United quando Amorim venne sollevato dall’incarico. E magari confrontarli con quelli dopo qualche settimana, quando la cura Carrick dimostrò che un altro modo di giocare a calcio e fare punti era possibile. Amorim è un bravissimo allenatore, ha fatto molto bene (e ha vinto) allo Sporting Lisbona. Si ripeterà senz’altro a Milano. Comprendiamo l’ansia di piacere il primo giorno di lavoro all’estero. Però a noi hanno colpito di più le parole di Lionel Scaloni ct dell’Argentina dopo la rimonta all’Egitto: «Non serve essere un allenatore mago. Abbiamo i giocatori, questa è la realtà. I giocatori lì metti là, gli dici tre o quattro cose, come possiamo attaccare e basta. È inutile che vi venga a dire che abbiamo vinto perché ho messo Lautaro. Chi non l'avrebbe fatto? Non serve essere Einstein per fare queste cose». Scaloni ha vinto un Mondiale e ha trasformato Messi in Nazionale.
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