Spalletti e Roma, quante storie: tutti i luoghi speciali dei suoi anni in città

Dalle passeggiate con Totti a Casal Palocco alle pedalate vicino Trigoria. Poi Il Fungo, il mare di Torvajanica e i panini offerti ai tifosi
Spalletti e Roma, quante storie: tutti i luoghi speciali dei suoi anni in città© FOTO MOSCA
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Chiara Zucchelli

C'è stato un tempo in cui Luciano Spalletti girava per Roma a bordo di una Ford Ka scura. Quando si fermava al semaforo le persone faticavano persino a riconoscerlo e lo stupore raddoppiava o triplicava se, nella strada tra Trigoria e Casal Palocco, accanto a lui c’era Francesco Totti con il tutore dopo l’infortunio del 2006. Dieci anni dopo lo stupore di tanti romani, e romanisti, era lo stesso quando, poco distante dal Fulvio Bernardini, Spalletti andava in bicicletta: cantava l’inno di Venditti mentre pedalava. “Ma è davvero lui?”, la domanda più gettonata nel 2006 prima e nel 2016 poi. Sì, era davvero lui. Perché Roma, Luciano Spalletti, l’ha sempre vissuta a modo suo, senza preoccuparsi del giudizio degli altri.

La prima casa

Lo ha fatto nel 2005 quando, appena arrivato, scelse di abitare a Trigoria. Come lui i suoi collaboratori: Aurelio Andreazzoli ci è rimasto per anni, Luciano dopo un po’, anche perché nel frattempo era stato raggiunto da Tamara, Samuele e Federico, andò via. Scelse Casal Palocco, villetta di proprietà di Marco Delvecchio e pensava solo al calcio. Perché Lucio - per gli amici romani “il pelato” - quello voleva fare: occuparsi solo della sua Roma. Poche cene fuori, quasi tutte da Checco dello Scapicollo, ristorante sulla Laurentina a due passi (senza traffico, s’intende) da Trigoria. I suoi amici “pitoni”, cioè i quattro fratelli Testa, proprietari del locale, erano amici anche di Totti: all’epoca non solo non era un problema, ma un vantaggio. Perché lì sia Francesco sia Luciano si sentivano a casa. E allora, tra una focaccia e un prosciutto con bufala, Spalletti era talmente a suo agio da cenare anche con i giornalisti. Impensabile, anni dopo.

I Panini offerti e gli alberi

Lo Spalletti sbarcato a Roma nel gennaio 2016, infatti, era profondamente diverso. Chiunque lo incontrasse in quei mesi notava le differenze, anche se qualcosa era rimasta uguale. La passione per gli alberi, ad esempio, che ogni tanto tagliava personalmente a Trigoria con la motosega (per informazioni chiedere a Chivu o Manolas), oppure la generosità nei confronti dei dipendenti della Roma o dei tifosi. Non era possibile, con lui, offrire neppure un caffè: dal bar Casarola, su via di Trigoria (soprattutto panini e tramezzini), a Tomeucci, a viale Europa, tutti erano suoi ospiti. E guai a fare il contrario: una sera in uno dei suoi ristoranti preferiti, Gauchos a via Amsterdam, era a cena con la famiglia. Al tavolo accanto c’era Manolas con la moglie. A fine serata, quando andò a pagare, Luciano venne a sapere che il difensore greco aveva offerto tutto: apriti cielo. I commensali presenti ancora ricordano la frase con cui uscì dal locale: “E io Kostas non lo fo’ più giocare”. La domenica dopo Manolas partì titolare. 

Il rumore del mare

Il secondo Spalletti, oltre a sentire ovunque il rumore dei nemici, sentiva, con piacere, anche il rumore del mare. Con molto meno piacere andava in giro per Roma, con molta meno voglia si fermava a parlare con i tifosi. I giornalisti? Neppure a parlarne. Si divideva tra l’Eur, dove aveva preso casa a due passi dal Fungo, e Corso Trieste, dove viveva uno dei due figli che si era laureato alla Luiss. La famiglia si era allargata con Matilde Romana che, nel nome, portava la città che era rimasta nel cuore di Luciano e Tamara. Tante cose erano cambiate: "il pelato" in primis. Sentiva sulle spalle il peso della vicenda Totti anche se, ironia della sorte, a cena andava da Assunta Madre, anche in questo caso uno dei locali preferiti di Francesco. Quando, invece, aveva voglia di scappare sceglieva il mare di Torvajanica: pasta ai frutti di mare e vino bianco del ristorante Schiano. Con Tamara e pochi, ma fidati, amici. Due anni dopo lo stesso ristorante avrebbe visto spesso anche Paulo Fonseca. Ma questa è tutta un’altra storia.


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