De Bruyne, notte da fuoriclasse: assist e sacrificio, Maradona in estasi

Il coro dei 50mila all’uscita è stato una liberazione, tutti i dubbi e le perplessità risucchiati in una prestazione maestosa
Fabio Mandarini
5 min

Per due giorni, dopo la questione della sostituzione a Milano e la prima sconfitta in campionato, il mondo della critica investigativa ha cominciato a cercare o addirittura a trovare indizi e prove di colpevolezza: Kevin De Bruyne, per il Napoli, è un problema. Forse è il Problema. O magari lo rallenta: non corre, o quantomeno non corre forte. Trotterella per il campo. E toglie spazio a McTominay, ed è la chiave dell’equivoco tattico. Forse è lui stesso l’equivoco. Eppure, beh, a Manchester lo chiamavano king Kev e come un king, un re, lo ha accolto anche l’istituzione Serie A quando è arrivato in Italia. Del resto, chi può negarlo, è un fuoriclasse. Uno dei migliori dell’ultimo ventennio. Già, però magari è sazio. Stanco. Ancora fuori forma. E ancora parole. Per intenderci? Sarebbe meglio riguardare la notte di Champions contro lo Sporting Lisbona, fare analisi adeguate e poi alzarsi in piedi al cospetto dell’azione del primo gol di Hojlund. Due assist, due bellezze e una prestazione feroce in entrambe le fasi: per lui, magari, è la normalità ma il Maradona ha bevuto tutto d’un fiato una coppa di champagne gelato e poi, ebbro di calcio, ha brindato a lui. «Kevin-Kevin-Kevin». De Bruyne forse non lo sa, ma il popolo azzurro dedica raramente un urlo così forte, esplosivo, spontaneo e corale a un giocatore. È riservato solo ai più grandi. È il modo di ringraziare un campione. Il re è vivo. Viva il re.  

De Bruyne, il coro dei tifosi è una liberazione

L’intensità dei decibel di quel coro ritmato alla sua sostituzione è paragonabile a una liberazione. Tutti i dubbi e le perplessità venuti fuori in serie - legittimi, ci mancherebbe - sono stati risucchiati nell’azione del vantaggio, una progressione maestosa con dribbling e verticalizzazione perfetta per un perfetto Hojlund; nella cometa del cross del 2-0, ancora per Hoj; nella tenacia di una partita giocata non soltanto con il mantello e la corona, ma anche con martello e scalpello. De Bruyne ha attaccato e difeso. Ha corso tanto e con ritmo. Ha aiutato i compagni, tirato calci e palloni. Dipinto e raschiato. Giocatore totale: a 34 anni, la sua partita numero 81 in Champions dal 2011 è stata un concentrato di magie e colpi da fenomeno.  

De Bruyne nella top 5 assistman della Champions

Con tanto di ingresso nella storia della competizione: dopo i due passaggi decisivi per i gol di Hojlund, ha agganciato Giggs al quinto posto della classifica degli assistman della competizione di tutti i tempi. In testa c’è Cristiano Ronaldo con 42, seguono Di Maria con 41, Messi con 40, Neymar con 33 e poi De Bruyne e il gallese con 31. Superati in una notte Benzema e Iniesta (fermi a 29), Müller e Xavi (30). A conti fatti, è il giocatore con più assist ancora attivo in Champions. E il prossimo obiettivo è Ney.  

De Bruyne capocannoniere del Napoli

Kevin, insomma, s’è messo a fare esattamente ciò che il Napoli, il popolo e l’allenatore si aspettavano che facesse quando è arrivato da queste parti: decidere, trascinare e giocare da campione. Detta così sembra facile, anche perché lui è sul serio un campione e a certe notti e a certe pressioni è abituato, ma in questo processo culminato nell’esplosione del Maradona vanno considerati il cambio di vita e di calcio dopo dieci anni di Premier e City, metodologie di allenamento certamente diverse e più dure, consegne tecnico-tattiche e sacrifici tutti nuovi. Dopo San Siro, invece, è stato tutto risolto in un clic: Kevin si è incavolato al cambio, Conte al ritorno a casa e tutti vissero felici e contenti. Stop. La vita, del resto, non era poi stata così magra anche prima della notte di Champions: tutto sommato, con 3 gol, De Bruyne è con il nuovo gemello Hojlund il capocannoniere del Napoli; addirittura leader unico in campionato con una rete per trasferta, due su rigore e una su punizione. Al Maradona, per il momento, sono arrivati due assist di coppa, i primi colpi di bacchetta del mago. O di king Kev. Magari solo De Bruyne: in questo caso basta il nome, dentro c’è tutta la magia del calcio che vuoi


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