De Laurentiis e Manna, telefonata con Conte: cosa si sono detti

ADL spegne le voci: "Dimissioni? Favole. Sono orgoglioso di averlo al mio fianco". Ora Antonio e la squadra dovranno risolvere le incomprensioni
Fabio Mandarini
4 min

Il modo migliore per raccontare il post Bologna, una giornata destinata a passare alla storia della stagione come un bivio, è partire dalla fine. E come sempre, a dettare il titolo ci pensa Aurelio De Laurentiis. Su X, versione ADL: «Leggo sul web la favola delle dimissioni di Conte. Io amo molto i social perché sono un modo contemporaneo e veloce di far viaggiare i pensieri. Ma voi sapete che non sempre i pensieri sono giusti o condivisibili. Tra me e Conte esiste da sempre una sintonia speciale che accomuna uomini che usano le 3 “C”..., che piacciono molto ai napoletani e non solo». Cuore, cazzimma e gli attributi con la “C”.  

La crisi aperta dalla durissima analisi del tecnico al Dall’Ara, dopo la quinta sconfitta della stagione, non esiste dal punto di vista societario: il Napoli è a -2 dalla vetta in Serie A e in corsa per il playoff Champions. E il club è al fianco di Conte: «Ai tifosi che hanno letto qualche stupidaggine dico: sono orgoglioso di avere al mio fianco, e al fianco del Napoli e dei calciatori, un uomo vero come Antonio Conte, capace di sacrificare ogni secondo della sua vita per la sua professione, con estrema generosità e dedizione. Questa è la garanzia più importante che si possa dare oggi a un club, ai calciatori e a tifosi esigenti come quelli del Napoli». Fine della storia. E inizio del racconto.  

De Laurentiis, Manna e Conte, colloquio telefonico: cosa si sono detti

Ieri mattina, il ds Manna è arrivato a Roma per incontrare De Laurentiis: un appuntamento già in agenda da tempo e soltanto casualmente fissato dopo Bologna. Ma l’eco delle parole di Conte, e le bruttissime sensazioni connesse al suo sfogo, hanno caricato la riunione di nuovi significati: metafora funerea a parte, il processo interno aperto al Dall’Ara sottolineando la mancanza di cuore e passione di una squadra ritenuta non più squadra, e assumendosi poi la colpa di tutto, ha innescato un meccanismo pericoloso. Soprattutto con la citazione del post scudetto 2023 - un disastro assoluto - e ripetendo un concetto più volte: «È giusto che il club lo sappia». De Laurentiis, però, ha spento subito ogni focolaio: da Roma, insieme con Manna, ha parlato al telefono con Conte, a sua volta a Torino, ascoltando ciò che aveva da dire sulla situazione, e poi gli ha ribadito la stima sintetizzata in serata urbi et orbi via X. Il concetto delle dimissioni non è mai stato sfiorato da nessuno: tecnico e club sono uniti e compatti. Ma ora restano i problemi veri: Conte ne ha parlato pubblicamente a Bologna, non è un segreto o un mistero, e deve risolverli con la squadra.  

Napoli, ora tocca a Conte e alla squadra

E qui torna d’attualità il concetto di partenza: il bivio. Il Napoli, nel senso di gruppo e spogliatoio, dovrà decidere come affrontare questa situazione: Conte ha ammesso le proprie responsabilità e ha chiesto che ognuno si assuma le proprie. E poi ha detto testualmente: «Siamo ancora in tempo per cambiare il trend, se abbiamo voglia di farlo». Esistono delle crepe, delle falle, delle criticità di rapporto squadra-allenatore che sono strettamente legate alle dinamiche interne: «Non sto facendo un buon lavoro perché non sono entrato nei cuori e nelle teste dei giocatori». L’assenza di dieci nazionali frena il chiarimento, ma paradossalmente la lontananza potrebbe aiutare. Si vedrà. Il tempo per invertire la tendenza, dicevamo, non manca, ma tutto dipenderà dalla chiave: «Se abbiamo voglia di farlo». E questo, il Napoli dovrà scoprirlo prima che sia troppo tardi: un bivio.  


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