Napoli, quanti rimpianti: cammino da scudetto con i big a disposizione

La squadra ha ricominciato a volare come faceva prima dell'incredibile serie di infortuni, confermando la validità dell'ambizioso progetto estivo: i dettagli
Fabio Mandarini

Sarà un caso, e non lo è, ma appena il Napoli ha cominciato a recuperare un po’ di infortunati è cambiato il vento. A confermarlo sono i numeri raccolti negli ultimi venti giorni di campionato che hanno preceduto la sosta: quattro vittorie consecutive con Verona, Torino, Lecce e Cagliari. Guarda caso, e non lo è, una parentesi riempita da un bel gruppo di giocatori ritrovati: da Lukaku e Gilmour, passando per Anguissa, De Bruyne e McTominay. Romelu e McT, tra l’altro, hanno anche firmato in primissima persona i successi con Hellas e Cagliari: il gol dell’1-2 al 96’ e quello dell’1-0 dopo settantaquattro secondi. Gran finale e grande inizio. E in mezzo, 12 punti che fanno Primavera e ambizioni da valorizzare contro il Milan al Maradona dopo la sosta, nello scontro diretto per il secondo posto in agenda il 6 aprile. Ma non solo: il rendimento dell’ultimo periodo non fa che aumentare i rimpianti e le riflessioni, soprattutto se coniugato con quello delle prime otto giornate di campionato, quando il Napoli dei Fab Four, nonostante la mareggiata olandese di Champions e le sconfitte con il Milan e il Torino in trasferta, comandava comunque la classifica con 18 punti insieme con la Roma.

 

 

Con i big è un Napoli da scudetto

Fu proprio l’ottava giornata, quella di una splendida vittoria con l’Inter a pochi giorni dai sei schiaffi di Eindhoven, l’inizio della fine dei sogni: KDB segnò e uscì di scena. E a seguire toccò a Gilmour e Anguissa. E poi a Neres e Rrahmani. Di Lorenzo e McTominay. E ancora: i problemi del mercato, paletti, regole e saluti inaspettati. E Lobotka. E Vergara. E basta: c’era una volta un progetto pieno di talento, talenti e un fuoriclasse senza età, e ora è tornato bello come prima. Peccato tutto il tempo sprecato a lottare contro la jella: la lotta scudetto ha perso troppo presto una serissima candidata al bis. E sono ancora i numeri a dilatare il divario e ad evidenziare la differenza: il Napoli al completo o quasi, dicevamo, ha messo insieme 30 punti in 12 partite giocate a distanza di mesi - come nessuno -, mentre quelli collezionati dal 28 ottobre a Lecce al 22 febbraio con l’Atalanta a Bergamo sono stati 32. In 18 partite.

 

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Napoli

Conte cerca il sorpasso: Milan nel mirino

La fotografia della realtà è questa: il gruppo allestito dal club in estate con un mercato di grandi investimenti, e poi riparato con l’intuizione Alisson e l’ulteriore investimento Giovane, era il nucleo di un progetto importante. Validissimo. Da scudetto. A Conte era stata consegnata una rosa che, come testimoniano gli ultimi risultati, era all’altezza delle aspettative: capace di concorrere per lo scudetto in campionato, di giocarsi le sue chance in Coppa Italia e Supercoppa, e di agganciare il treno playoff della prima fase di Champions. Il peso delle assenze, però, è stato notevolissimo e resta. Così come lo spessore della stagione del Napoli: la squadra non s’è mai spezzata anche se piegata dal peso dei problemi e, soprattutto, ha sempre remato al fianco del suo allenatore, conquistando in due set dominati senza appello anche la Supercoppa a Riyadh. Comunque vada, sarà un successo. Ieri, nel frattempo, è tornata al terzo posto dopo una notte al secondo, a -2 dal Milan ma con lo scontro diretto da giocare dopo la sosta al Maradona. Per il sorpasso.

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Sarà un caso, e non lo è, ma appena il Napoli ha cominciato a recuperare un po’ di infortunati è cambiato il vento. A confermarlo sono i numeri raccolti negli ultimi venti giorni di campionato che hanno preceduto la sosta: quattro vittorie consecutive con Verona, Torino, Lecce e Cagliari. Guarda caso, e non lo è, una parentesi riempita da un bel gruppo di giocatori ritrovati: da Lukaku e Gilmour, passando per Anguissa, De Bruyne e McTominay. Romelu e McT, tra l’altro, hanno anche firmato in primissima persona i successi con Hellas e Cagliari: il gol dell’1-2 al 96’ e quello dell’1-0 dopo settantaquattro secondi. Gran finale e grande inizio. E in mezzo, 12 punti che fanno Primavera e ambizioni da valorizzare contro il Milan al Maradona dopo la sosta, nello scontro diretto per il secondo posto in agenda il 6 aprile. Ma non solo: il rendimento dell’ultimo periodo non fa che aumentare i rimpianti e le riflessioni, soprattutto se coniugato con quello delle prime otto giornate di campionato, quando il Napoli dei Fab Four, nonostante la mareggiata olandese di Champions e le sconfitte con il Milan e il Torino in trasferta, comandava comunque la classifica con 18 punti insieme con la Roma.

 

 

Con i big è un Napoli da scudetto

Fu proprio l’ottava giornata, quella di una splendida vittoria con l’Inter a pochi giorni dai sei schiaffi di Eindhoven, l’inizio della fine dei sogni: KDB segnò e uscì di scena. E a seguire toccò a Gilmour e Anguissa. E poi a Neres e Rrahmani. Di Lorenzo e McTominay. E ancora: i problemi del mercato, paletti, regole e saluti inaspettati. E Lobotka. E Vergara. E basta: c’era una volta un progetto pieno di talento, talenti e un fuoriclasse senza età, e ora è tornato bello come prima. Peccato tutto il tempo sprecato a lottare contro la jella: la lotta scudetto ha perso troppo presto una serissima candidata al bis. E sono ancora i numeri a dilatare il divario e ad evidenziare la differenza: il Napoli al completo o quasi, dicevamo, ha messo insieme 30 punti in 12 partite giocate a distanza di mesi - come nessuno -, mentre quelli collezionati dal 28 ottobre a Lecce al 22 febbraio con l’Atalanta a Bergamo sono stati 32. In 18 partite.

 

 

 


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