Lavezzi, la lettera commuove Napoli: "Forse tornerò, ero felice. La depressione? Ne sono uscito grazie ai miei figli"

El Pocho si è raccontato a cuore aperto soffermandosi a lungo sul suo amore infinito per la maglia azzurra
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"Senza il buio non conosceremmo la luce. Non sono stato bene. Per mesi pensieri negativi si sono impossessati della mia testa. Continuavano a riempirla, non si fermavano mai. Era la depressione". Così Ezequiel Lavezzi in una lettera a cuore aperto su gianlucadimarzio.com. El Pocho ha raccontato in maniera intima il periodo particolarmente travagliato che si è messo alle spalle grazie all'aiuto della sua famiglia: "Era tutto buio in quei giorni. Era una sensazione strana, diversa. Opprimente. Non mi era mai successo prima. Non con quella intensità. Avete presente quei momenti in cui vi manca la terra sotto ai piedi? Quelli in cui avete come la sensazione che qualcuno vi stringa con forza la gola, impedendovi quasi di respirare? Era la fine del 2023. Ho attraversato un periodo di profondo malessere interiore, ho conosciuto l’oscurità. Non stavo facendo del bene. Né a me e né a chi mi stava vicino. Giravano tante voci sul mio conto, di ogni tipo. Ma poco mi importava, erano variabili che non potevo controllare. E nessuno poteva sapere davvero cosa stessi vivendo".

Lavezzi: "I miei Tomas e Vittorio mi hanno dato la forza di resistere"

Toccante il passaggio sull'aiuto dei figli: "Siamo abituati a pensare che siano i grandi a dare insegnamenti ai piccoli. Siamo convinti che siano i genitori a essere l’esempio dei propri figli. Ma non è così. O almeno, non sempre. I miei due figli sono stati fondamentali. Sono rimasto in piedi anche per loro. Mi hanno dato la forza per resistere. Sono il dono più grande della mia vita. Vittorio, il secondo, è stato una seconda possibilità che la vita mi ha dato. È nato proprio in quel periodo di buio. Mi ha permesso di rinascere e di riscoprirmi come padre. Quando era nato Tomas, il mio primo figlio, ero solo un ragazzo". 

Lavezzi e l'addio al calcio: "Non mi manca"

Sull'addio al calcio, Lavezzi ha spiegato: "A volte me lo chiedono se mi manca il pallone. Ma in tutta sincerità vi dico di no. Certo, è e sarà sempre il mio migliore amico, ma ora sono felice senza. Voglio dare spazio alla famiglia e regalarmi nuovi lati della vita. Volevo dire addio quando ancora ero ad alto livello e non essere obbligato a farlo. È stato un gesto di rispetto verso il mio amico. Verso colui che mi ha salvato quando ero solo un bambino".

Lavezzi e i retroscena prima del sì al Napoli

Parole al miele per il "suo" Napoli: "La città del mio cuore. Era destino. Ero già stato in Italia per dei provini con la Fermana e il Pescara. Per dei problemi con il passaporto era saltato tutto. È passato del tempo ed è arrivata l’Atalanta. Avevano anche raggiunto i soldi che chiedevo, ma quando si è presentato il Napoli non ho avuto dubbi. Per noi argentini era la squadra di Maradona. Ho rinunciato a dei soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro. E ho fatto bene. Napoli per me è diventata casa, famiglia, amore. Sono stato travolto dall’affetto e la passione dei tifosi. Tutte le mattine prima di andare agli allenamenti c’erano sotto casa 50 persone per foto e autografi. Insieme, noi e i napoletani, abbiamo costruito qualcosa di grande. Abbiamo riportato la squadra in Champions. In quegli anni sembrava impossibile. E io con quella maglia sono diventato… il Pocho Lavezzi".

"Ed è per il rispetto e l’affetto che avevo per quella gente che ho sempre rifiutato proposte di squadre italiane. Un amore troppo intenso e puro. Perché Napoli… è Napoli. Mi ha fatto il regalo più grande: mi ha permesso di essere me stesso. Ora sono ripartito. Non so cosa ci sarà nel mio futuro. Forse tornerò a Napoli, chi lo sa. So cosa voglio essere. Un buon padre e marito, una brava persona".


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