Napoli, le meraviglie di McTominay e De Bruyne e la storia di Conte

Leggi il commento sulla situazione in casa azzurra dopo il poker rifilato alla Cremonese
Pasquale Salvione
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Si sono fatti perdonare. Hanno reagito da squadra vera, da gruppo che vuole rinviare ancora qualche giorno il passaggio di consegne. Il Napoli ha messo le mani sulla qualificazione in Champions e ha fatto slittare almeno di una settimana la festa scudetto dell’Inter. Ma soprattutto ha cancellato la figuraccia con la Lazio, una delle peggiori degli ultimi anni. Contro Sarri non aveva fatto un tiro in porta in novanta minuti, con la Cremonese ha collezionato 14 conclusioni solo nel primo tempo (4 nello specchio). Ha avuto ragione Conte a cambiare, il Napoli di ieri sera era più logico e più vivace. Senza uno dei Fab Four (Anguissa) e con Alisson e De Bruyne trequartisti è sembrato un’altra squadra. Ha avuto attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità: ultimamente si era abituato a prendere sempre gol nei primi minuti, stavolta ha avuto un approccio alla partita strabiliante.

Lo ha trascinato uno straordinario McTominay, quello che ha beneficiato maggiormente degli accorgimenti tattici. Partendo qualche metro più dietro diventa impetuoso, ha una capacità di inserimento unica, diventa difficile da prevedere e da arginare. Gli piace avere più campo davanti, perché ha motore e anche una grande capacità di calcio dalla distanza. Ieri ha avuto tre occasioni nei primi minuti di gioco, fino all’intervallo ha tirato sei volte verso la porta. Ha trovato il nono gol in campionato, il tredicesimo stagionale (il suo record). Poteva arrotondare nel finale con il rigore, ma i numeri restano da attaccante, il bottino da fenomeno.

Ha avuto una reazione da fuoriclasse anche De Bruyne, lontano parente di quello che Conte aveva tolto per disperazione all’intervallo con la Lazio. Stavolta non c’era uno in campo con la sua maglia, era proprio Kevin quello che regalava sprazzi di grande calcio. L’assist a McTominay, la determinazione con cui è andato a rubare palla per tornare a segnare un gol che gli mancava da 181 giorni, la rabbia con se stesso dopo aver fallito il raddoppio. Un campione, un ragazzo che ha ancora voglia di vincere e che al Napoli avrebbe potuto dare tanto senza quell’infortunio che lo ha tenuto fuori quattro mesi. Il Maradona lo ha applaudito alla sua uscita dal campo, non poteva essere altrimenti.

È stato comunque tutto il Napoli a meritarsi il grande sostegno dei tifosi. Ha timbrato il cartellino Alisson, ha causato un autogol Hojlund, ha regalato la solita intraprendenza Gutierrez, ha ridato la solita sicurezza alla difesa il professor Rrahmani. Per tagliare il traguardo Champions adesso mancano cinque punti da fare in quattro partite, una formalità se il Napoli sarà ancora quello visto con la Cremonese. Sabato prossimo la trasferta di Como, poi il Bologna in casa, la visita al Pisa e la chiusura al Maradona con l’Udinese. Solo a obiettivo raggiunto arriverà il momento di parlare di futuro e di sciogliere il nodo allenatore. Il destino di Conte è ancora tutto da decifrare e, al di là di come finirà, la sua avventura al Napoli resterà nella storia. Con alcune pagine scritte che resteranno indelebili, come piace a lui.


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