De Bruyne c’è, Lukaku “spia” Khalaili dal vivo: il punto sul Napoli

In vista della sfida con i Pisa, Conte fa la conta: Anguissa fuori dai titolari, e il futuro…
Fabio Mandarini
4 min

Esistono opzioni e opzioni. E nel caso di Anguissa c’è quella che riconosce al Napoli il diritto di prolungare il contratto unilateralmente fino al 30 giugno 2027 e poi quella che riconosce a Frank e al club la possibilità di decidere insieme di cambiare. La prima è scontata, già in tasca, definita, altrimenti il giocatore diventerebbe automaticamente uno svincolato e di conseguenza potrebbe partire a parametro zero. La seconda, invece, è una possibilità. Un’opzione, appunto. Una strada che le parti valuteranno con grande attenzione e altrettanta serenità una volta conclusa la stagione. O quantomeno a Champions acquisita. Fin qui, tutto normale: è il calcio, signore e signori. È la vita e sono cicli normalissimi nell’esistenza di un calciatore e di un rapporto professionale. La cosa strana, ma davvero tanto, è che Frank Zambo Anguissa, un totem della squadra, un protagonista del terzo e del quarto scudetto, della Supercoppa e di decine e decine di partite chic, nelle ultime tre giornate ha messo insieme mezz’ora di gioco.

Il momento di Anguissa

Chi l’avrebbe mai detto che un gigante del genere potesse attraversare un momento così singolare, nel corso della sua parabola napoletana: 175 presenze, 15 gol e 20 assist dal 2021 in tutte le competizioni, fanno di Anguissa uno dei migliori centrocampisti transitati da queste parti da un bel po’ di tempo a questa parte. Una presenza forte, una personalità fortissima e anche una forza spesso straripante in tanti giorni e tante notti di gloria con Spalletti e Conte. Questa è stata di certo l’annata più difficile a livello personale, nonostante un inizio in scia con la precedente stagione di grazia (soprattutto realizzativa): l’infortunio muscolare rimediato con la nazionale che gli ha fatto perdere anche la Coppa d’Africa e per finire, a un passo dal rientro dopo due mesi di attesa, i problemi alla schiena che hanno ritardato ulteriormente il recupero. Molto sfortunato, davvero. 

Le scelte di Conte per il Pisa

Da quando è tornato - il 6 marzo contro il Torino, nella ripresa - le cose non sono più andate per il verso giusto: Frank non ha mai recuperato pienamente la condizione, ha faticato, e te ne accorgi dal passo e dalla difficoltà di completare certe giocate che in genere gli riescono a occhi chiusi. Ci può stare, ci mancherebbe. Sono atleti e uomini, mica macchine sportive. Ma a un certo punto Conte ha virato verso un’altra direzione rinunciando alla formula con i Fab Four e Anguissa s’è accomodato in panchina dopo la Lazio. Tre volte di fila: con la Cremonese, il Como e il Bologna. E l’unica volta in cui è entrato in corsa è stato al Sinigaglia, una trentina di minuti: poi, a guardare. E sempre al Maradona: una vittoria e la sconfitta di lunedì. Al momento, verso la prossima trasferta a Pisa, sembra difficile che Conte possa cambiare la formula con Alisson e McTominay a centrocampo con Lobotka. Già. E così, beh, per il totem sarebbe o sarà la quarta panchina consecutiva. Strano, dicevamo. Ma vero.  


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