Rizzetta non si arrende per il Napoli, De Laurentiis è stato chiaro: "Quando venderò sarà a uno giusto"

La nostra anticipazione è stata confermata dal manager italo-americano nel podcast di Bloomberg Business Soccer: "Da sei mesi ci stiamo conoscendo"
Fabio Tarantino
7 min

NAPOLI - «L'idea è unire basket, calcio e, potenzialmente, anche altri sport, creando una vera piattaforma multisport a Napoli». Ha le idee chiare, Matt Rizzetta, manager italo-americano, presidente del Napoli Basket e del Campobasso e Founder & Managing Partner di Underdog Global Partners ( UGP). Nella sua intervista al podcast di Bloomberg "Business of Soccer" si racconta e svela tutto: il suo passato, la sua carriera, le sue ambizioni e l'intenzione, concreta, di acquisire il Napoli. L'offerta presentata con un gruppo di investitori statunitensi e rifiutata da De Laurentiis è stata di 2,2 miliardi di euro. Ma Rizzetta non si arrende e, soprattutto, ha una visione nitida sul futuro, sulle prospettive di crescita del brand Napoli, del club e della città. «Trattativa? Non posso dire molto di più, per ora. Il Napoli è la società in cui ha giocato Maradona. E la città sta vivendo una forte espansione turistica e internazionale. L'America's Cup è stata assegnata a Napoli, si parla della Formula 1, la Costiera Amalfitana è alle sue spalle. Ho sempre visto Napoli come un marchio straordinario da esportare a livello internazionale».

Il pool

Tra gli investitori del pool, che fa capo ad Underdog Global Partners, c'è anche il fondo Ariel Investments. Qualche settimana fa sono stati proprio in città due manager della sezione Project Level di Ariel: il captain Jason Wright, ex running back dei Wildcats e oggi Project Level’s Managing Partner and Head of Investments, e Rebecca Curran Elkins, principal dell’area Starting lineup. Negli scatti in città, con vista sul Vesuvio e il Golfo, oltre a Rizzetta c'era anche Joseph Greco, Co-Founder & Managing Partner di Underdog Global Partners. 

De Laurentiis c'è

Per De Laurentiis il club non è in vendita. Il presidente del Napoli era stato chiaro a fine campionato in conferenza p ost-Udinese accanto a Conte: «E io che faccio, vado in pensione? E poi il problema non è tanto il denaro, i soldi, ma capire se un successore può gestire questa impresa con il cuore» le sue parole rispondendo a una domanda relativa all'interesse degli americani per il club. Dichiarazioni forti e chiare, le sue. Ma la trattativa va avanti da sei mesi e Rizzetta non si arrende. Insisterà col suo progetto partito dalla pallacanestro: «Il Napoli Basket è il nostro progetto più recente e stiamo entrando nel secondo anno di proprietà. È stato un successo che ha superato ogni mia aspettativa. Stiamo costruendo un'arena all'avanguardia che sarà una delle più importanti d'Europa e siamo in dialogo con l'NBA per diventare una franchigia di espansione dell'NBA Europe». In più, tra gli investimenti previsti rientrerebbe anche la riqualificazione dello stadio Maradona. Parla anche di questo, Matt Rizzetta, nella sua intervista fiume. 

L'idea

Qual è il ponte, nelle strategie di Rizzetta, che lo porta dal Napoli Basket all'idea di poter acquisire anche il club azzurro? «Napoli è una realtà unica - le sue parole - ed è l'unica grande città con una sola squadra di calcio. Napoli ha semplicemente il Napoli. Se guardiamo alle principali società calcistiche del mondo, tre delle prime quattro sono piattaforme multisport: Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Immaginavamo quindi una struttura con il basket, un'arena, il calcio e importanti investimenti nello stadio e nelle infrastrutture. Ritenevamo che, quasi immediatamente, ci saremmo trovati davanti a uno dei 10-15 brand calcistici più preziosi al mondo. E guardando a cinque, sette o dieci anni, Napoli dispone di una comunità internazionale enorme. Napoli è soltanto la quinta città al mondo per numero di napoletani. Ci sono città come San Paolo, Buenos Aires e altre realtà internazionali che ospitano più napoletani della stessa Napoli. Parliamo di un brand che ha potenzialità internazionali enormi». 

Dialogo con De Laurentiis

Rizzetta dice tutto sul suo rapporto e sui suoi dialoghi, anche recenti, con De Laurentiis: «Abbiamo trascorso sei mesi a conoscere la famiglia De Laurentiis verso la quale nutro un enorme rispetto. De Laurentiis ha acquistato il club dopo il fallimento, oltre vent'anni fa, e lo ha trasformato in uno dei trenta brand calcistici più preziosi al mondo e in una presenza costante in Champions League. Mi sono avvicinato a lui senza alcun interesse personale immediato. Gli dissi semplicemente che, se fosse esistita un'opportunità di collaborazione, noi avevamo il basket e lui aveva il calcio. Poi le conversazioni si sono evolute e sono diventate più serie. Il punto centrale è sempre stato il tema della legacy. Gran parte delle nostre prime conversazioni riguardava proprio questo. Non puoi semplicemente venderlo a un fondo che pensa di rivenderlo dopo cinque anni a una cifra superiore. Aurelio me lo ha detto chiaramente: ha una responsabilità verso gli oltre cento milioni di napoletani nel mondo. Se un giorno il club dovesse passare di mano, dovrebbe essere affidato alla persona giusta. Per questo ho sentito una profonda responsabilità nel dimostrare che sarei in grado di portare il club nel futuro». 

Il Maradona

Rizzetta spiega qual è la sua idea legata al Napoli ma anche nel rapporto con quelle che sono le enormi potenzialità della città. Per Rizzetta, esiste una priorità: «Non stiamo parlando di distribuzioni o dividendi, piuttosto di aumentare la base dei ricavi per investire nel club rendendolo più competitivo ma restituendo anche valore alla comunità. La prima cosa che faremmo, e ne abbiamo già discusso in modo piuttosto approfondito con il Comune di Napoli e con il sindaco, sarebbe investire nelle infrastrutture per trasformare lo stadio Maradona in uno dei grandi gioielli del calcio europeo moderno. A Fuorigrotta ci sono ampie aree che possono essere valorizzate e sviluppate e poi c'è il marchio Maradona che ha un potenziale straordinario. E poi investiremmo fortemente nelle infrastrutture necessarie per sviluppare e trattenere quel talento. In che modo? Creando campi, accademie e strutture a deguate per la crescita dei giovani. Ma vorremmo aumentare anche l'attrattività della città a livello internazionale».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Napoli