Monchi spazzato via: Roma meno bella, più tosta
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Roma
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Monchi spazzato via: Roma meno bella, più tosta

Il finimondo c’è stato, ma sono le scosse di assestamento che stravolgono e ridefiniscono il paesaggio Roma. Giorno dopo giorno, mossa dopo mossa. Via tutti o quasi i nomi totemici, via l’allenatore, molti dirigenti, collaboratori, responsabili e irresponsabili, via i giocatori che non hanno più voglia, via quelli che non l’hanno mai avuta. Ci sta come epitaffi o che l’ultimo nome sul mercato si chiami Schick, cioè qualcosa che nella Roma di oggi è associato al superfluo. Può non piacerti, ma quello che sta accadendo ha un senso. Sembra sempre meno una compulsione isterica e sempre più una strategia meditata. A partire dal concetto di catarsi. Anno zero, purché lo zero sia un numero, come purificazione e chiarificazione. Nella rivoluzione in corso a Trigoria si sta profilando una squadra povera e forse nemmeno bella, ma dura, rocciosa, tutta nerbo e adrenalina, soprattutto felice di essere Roma. Stanno arrivando calciatori che forse non rubano l’occhio ma di sicuro non ruberanno lo stipendio. Ragazzi che non vedono l’ora di dirsi e darsi giallorossi. La missione evidentemente autorizzata di Petrachi è la sconfessione di tutto ciò che è stato prima. La Roma pallottiana delle grandi firme ma anche dei grandi saldi, la fiera delle illusioni e la sagra delle plusvalenze. Smontata o smontabile pezzo a pezzo la Roma di Monchi. Illogica e strampalata. Una frittata assurda.

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Sarà una Roma spartana. Che non promette vertigini estetiche o d’alta quota ma un anno di virili emozioni, questo sì. Dallo stesso Petrachi a Veretout, l’ultimo arrivato, passando per Fonseca, Spinazzola, Diawara, Pau Lopez, Mancini, hanno una cosa in comune: sono ruvida ma per niente banale sostanza. Lo stesso Zaniolo. Il messaggio pubblico quasi brutale di Petrachi sembra arrivato a destinazione: sarai dei nostri ma solo se sceglierai la tua parte guerriera rispetto a quella mondana. Prendi Paulo Fonseca. Si paventava l’arrivo di un guitto di talento con l’hobby dei travestimenti, è arrivato un martello alla Conte, ma meno egoico di Conte. Il suo modo di allenare fa impressione. Quel suo starti fisicamente addosso, quasi animale. Peccato solo per Daniele De Rossi, il bambino barbuto gettato con l’acqua sporca. Sarebbe stato la chioccia ideale di questa sanguigna covata.

La vera sorpresa è un’altra: arriva dal cuore caldo della città, timidi ma inequivocabili segnali di gradimento e persino di adesione. Il piacere di riconoscersi, forse, in una squadra, che non ha nulla di familiare e, però, suona bene. Roma è un nome sufficientemente grande di suo, non ha bisogno di mettersi addosso un po’ di gioielleria cafona per mostrarsi tale. Nel suo caso, e in linea con la sua storia, un abito essenziale sotto cui batte un grande cuore possono bastare per infiammare la piazza.

In questo senso, e valga per tutti, anche per Higuain, arrivi solo chi è capace di dirsi felice, al di qua delle telecamere. 

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