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Totti: "Vado in auto fuori Trigoria, ma non posso entrare. Mi viene da piangere"

L'ex capitano della Roma si sfoga in diretta Instagram con Toni: "Mi hanno fatto smettere, avrei ancora potuto dare tanto alla squadra. Non pretendevo di giocare" 

Totti:
© Bartoletti

ROMA - Altra diretta Instagram di Francesco Totti, ma questa volta senza sketch, risate o battute. L’ex capitano della Roma, collegato con Luca Toni, si è sfogato raccontando le sue verità sull’addio al calcio e sul suo ultimo anno in giallorosso: “Io non volevo smettere, stavo bene fisicamente ed ero libero di testa. Non volevo giocare tutte le partite e non avevo mai imposto niente e a nessuno. Sono stato venticinque anni alla Roma, non sarei mai potuto andare in un’altra squadra per un anno rovinando tutto. Ma non ho dieci anni. Se stavo bene fisicamente e mentalmente e vedevo che durante gli allenamenti potevo ancora far bene…. Io non arrivavo secondo a nessuno in allenamento. Sapevo che non avrei potuto giocare tutte le partite, non ero stupido. Ma già solo stando a Trigoria avrei potuto aiutare i giovani, aiutare i compagni, l’allenatore… Poi nei momenti di difficoltà sarei stato a disposizione, anche per giocare venti minuti. Anche non giocando, l’importante sarebbe stato far parte del gruppo. Ogni volta che entravo lo stadio si accendeva: era un bene per me e per i compagni. Alcune persone dicevano: “Decidi tu, fai tutto tu. Se vuoi continuare, continui”, ma poi è arrivato il momento che mi hanno detto “Bello mio, mettiti da parte che non ci servi più”. Ci sono rimasto male perché io per la Roma ho dato tutto, mi sarei anche tagliato una gamba. Con il mio nuovo lavoro spero di trovare un giovane che possa portare in alto la Roma”. 

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Totti non riesce ancora a darsi pace per quella fine ‘forzata’, per quell’addio al calcio dato per non dover finire la carriera in un’altra squadra: “Finché è così non entrerò mai dentro Trigoria. Quando accompagno mio figlio agli allenamenti non entro nel centro sportivo. A volte resto in macchina e mi viene da piangere a pensare che dopo trent’anni non posso più entrare dentro Trigoria. Sono stato più lì che a casa. Di amici lì ne ho tanti, e guai a chi me li tocca, se vogliono vedermi escono da Trigoria e mi vengono a salutare. L’unica cosa che mi dispiace è non vedere mio figlio giocare”. 

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