Fonseca resiste, niente dimissioni: cosa è successo con Tiago Pinto

L'allenatore è scosso e provato, da tempo sa che andrà via, ma non si arrende. Fanno discutere le sue ultime frasi sulla rosa da settimo posto
Fonseca resiste, niente dimissioni: cosa è successo con Tiago Pinto© ANSA
Roberto Maida

Fonseca resiste. La storia con la Roma è finita da tempo, in un clima quasi amichevole compatibilmente con le circostanze. Ma la giornata successiva alla sconfitta di Genova, che si è aggiunta a un trend allarmante di prestazioni e risultati, non ha portato a una separazione traumatica: l’intenzione del club è di arrivare a fi ne maggio per poi voltare pagina. Con Maurizio Sarri, il preferito, o chi per lui.

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Insieme fino a fine anno, poi il divorzio

E’ stato comunque un lunedì intenso a Trigoria. Mentre la squadra riposava, solleticando il malcontento dei tifosi sui social, i Friedkin e Tiago Pinto hanno convocato Fonseca a Trigoria per una riunione urgente. La classica unità di crisi, ahiloro neanche la prima di questa sciagurata stagione. L’intento era capire, insieme con l’allenatore, come frenare la caduta a tre giorni dalla semifinale di ritorno contro il Manchester United. Non si è mai parlato di esonero. Perché Tiago Pinto, confrontandosi con la proprietà già domenica sera a Marassi, aveva ritenuto poco funzionale cambiare guida tecnica a cinque partite dalla fine della stagione (con chi poi?) nel contesto evidente di un gruppo di giocatori ammaccato e sfiduciato. I vertici della Roma hanno però chiesto a Fonseca se si sentisse ancora di dirigere la squadra. La risposta orgogliosa è stata: io sono qui, non mollo. La proprietà avrebbe cambiato strategia se l’allenatore, chiamandosi fuori, avesse accettato di risolvere il contratto con due mesi d’anticipo. Sarebbe stato promosso uno degli allenatori delle squadre giovanili per i prossimi 20 giorni. Ma siccome non si è arrivati a questo, la Roma ha preferito prendere tempo. Avanti insieme, allora, anche per logica. Ma tutte le parti in causa, anche Fonseca, hanno fretta di dimenticare questa primavera così ingloriosa. Già prima del quarto contro l’Ajax, l’allenatore aveva capito che non sarebbe stato confermato. E a sua volta aveva deciso di cambiare aria, a costo di restare un anno fermo, perché divorato dallo stress del biennio. Ma sperava che i recuperi di alcuni giocatori-chiave, specie la colonna vertebrale costituita da Smalling, Veretout e Mkhitaryan, gli consentisse di raggiungere un piazzamento dignitoso in campionato e di chiudere in bellezza l’Europa League. Non pensava di poter vincere il trofeo, dovendo passare sopra al Manchester United, ma non avrebbe mai immaginato il crollo di Old Trafford. Domenica sera poi, per la prima volta, ha sottolineato i limiti dell’organico, che nel corso della stagione aveva sempre nascosto ad arte. "Tutti all’inizio dicevate che eravamo da settimo posto, questo qualcosa significa", è una virata mediatica che Fonseca ha scelto per difendere il proprio lavoro.

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