Fiorentina-Roma, la rabbia e l’orgoglio

Fiorentina-Roma, la rabbia e l’orgoglio© ANSA
Alessandro Barbano

La maiuscola prestazione della Viola, che costringe la Roma a giocare novanta minuti spalle alla porta, ridimensiona il peso dell’ennesimo, inguardabile cortocircuito decisionale in area di rigore. Che fotografa una condizione arbitrale sull’orlo di una crisi di nervi: la sequela di valutazioni improbabili sta rendendo confusi anche i dati dell’esperienza, che da sempre consentono di distinguere un fallo da un irrilevante contatto di gioco. 

Karsdorp e Nico Gonzalez si sfiorano appena, perché la scarpa del terzino giallorosso tocca, in un anticipo mancato, lo stinco dell’attaccante viola. L’arbitro Guida non riscontra il fallo, il collega Banti sì, e stavolta il primo si uniforma al richiamo - irrituale - del secondo, forse per non ripetere la testardaggine del collega Marinelli in Venezia-Bologna. Il contatto, ancorché minimo, c’è: il direttore di gara sceglie la deresponsabilizzazione e assegna un rigore ridicolo. Il dualismo tra i due arbitri rivali ha colpito ancora. Ma al netto di quest’episodio, la Roma ha subito l’egemonia della Fiorentina con una subalternità che è pari al dispendio di energie mentali e fisiche della semifinale di Conference League. A ciò si aggiunga che il centrocampo romanista senza Mkhitaryan è come un’amatriciana senza guanciale: mancano la fantasia e l’intensità per giocare tra le linee. Contro il Leicester la Roma ha surrogato l’inventiva dell’armeno con una carica fisica ed emotiva che ieri è parsa consunta. Mourinho forse deve riconsiderare con maggiore fiducia l’impiego di un giocatore prezioso come Carles Perez.

Ma la Fiorentina ci ha messo del suo, essendo a centrocampo una delle squadre più attrezzate del campionato. E dopo quattro sconfitte si è espressa con tutto l’orgoglio di cui è capace. La tecnica di Nico Gonzalez e Ikoné, l’ubiquità di Amrabat, unico nel tener palla quando è in condizione, hanno dimostrato quanto solida sia la manovra viola, anche in assenza di attaccanti capaci di sfruttare la gran mole delle occasioni create (Cabral e Piatek finora hanno segnato insieme solo cinque gol). In testa, in mezzo e in coda la classifica si conferma contendibile fino all’ultima giornata. Nei due turni che restano Atalanta, Roma e Fiorentina giocano in tre per due posti in Europa, poiché i tre punti di vantaggio della Lazio paiono un’ipoteca rassicurante per Sarri. Sarà una sfida dei nervi, sperando che almeno negli ultimi centottanta minuti a deciderla non siano gli arbitri. 

Una nota di gioia per il calcio italiano: il rientro di Spinazzola ci riporta con la memoria al trionfo europeo. Ci piace pensare che per lui e per l’Italia sia un ritorno al futuro.

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