Dybala e il sorriso che non basta

Sesta rete in dieci presenze: la Joya prova a far volare la Roma ma i suoi compagni non incidono
Dybala e il sorriso che non basta© Getty Images
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Ugo Trani 
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Resta la Joya e non è poco. L’unica della sfida di Europa League che finisce come peggio non si può. Nel finale Henrique firma il sorpasso e il Betis Siviglia vince all’Olimpico, padrone in campo e nel gruppo C. Zaniolo espulso nel recupero, quando Dybala è già in panchina, sostituito con il risultato ancora sull’1-1. La sua felicità soffocata improvvisamente dalla seconda sconfitta casalinga di fila, dopo quella con l’Atalanta in campionato, gara saltata dall’argentino. Che si era levato la maschera per la notte di coppa. Niente di strano, però. Se l’è tolta da un pezzo, facendo capire presto di che cosa è capace. Siamo già a 6 reti in 10 presenze: 4 in campionato e 2 in Europa League. Eccolo Paolino in quel lungo primo piano che lo accompagna nella festa. La telecamera inquadra il bambino che sorride al suo popolo. E per chi non vede la sua espressione, si tira gli angoli della bocca con gli indici delle mani. Nessuno si deve perdere il suo stato d’animo. In Europa e sul pianeta, Dybala vuol far vedere quanto è bella sua nuova avventura, decisivo e al tempo stesso coccolato qui nella Capitale. Sono 62.924 gli spettatori, compresi i quattromila spagnoli, entusiasti per l’impresa del gruppo di Pellegrini: sold out per la dodicesima partita consecutiva, si cominciò nel campionato scorso contro la Salernitana. Ma l’urlo è solo per Paulino che lascia però lo stadio a testa bassa.

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Bravo è il portiere, ma ancora di più lo è Dybala a guardarlo in faccia senza farsi spaventare. Occhi di ghiaccio, a fissarlo. Poi sinistro a spiazzare il numero uno del Betis Siviglia. È il suo primo rigore da giallorosso, trasformato con freddezza e classe. L’esultanza è quella scelta per Mou: allarga le braccia e, correndo, fa l’aeroplanino. Come Montella per lo scudetto del 2001 e come gli è stato chiesto dallo Special One. Deve far volare la Roma. 
E ci prova sul serio. Ci avete fatto caso che il suo è sempre il primo gol dei giallorossi. È successo dalla doppietta con il Monza, il 30 agosto, in poi. A Empoli, con l’Hjk, con l’Inter e ieri sera. Rimonta o vantaggio, è sempre lui. Anche perché gli altri faticano. Da Zaniolo ad Abraham. Dybala è come dovesse dar coraggio ai compagni. Alla Roma che non riesce a correre quanto i biancoverdi di Pellegrini. Da fermo sblocca il risultato e, prima dell’intervallo dopo il pari di Rodriguez, sta per ripetersi: sinistro al volo, ma quello è proprio Bravo e alza in angolo.  
Palo di Fekir sullo 0-0 e traversa di Zaniolo sull’1-1. Partita vera, quindi. Di sostanza e tecnica. Non ditelo a Mourinho che, conoscendo bene il collega e il suo calcio, ha dato la priorità al match di Europa League. Altro che turnover (lo farà in corsa). Solo due cambi dopo la trasferta di Milano: entrano Zalewski sulla fascia sinistra e Abraham da centravanti. Ma la novità è la Roma che torna a giocare con il centravanti. Accantonato dunque l’esperimento del finto nove, anche perché capitan Pellegrini, mascherato lì davanti contro l’Inter per non dare alcun punto di riferimento, è indisponibile. Mourinho prova insomma ad andare sul sicuro, schierando la formazione migliore. Entra subito Spinazzola, con Zalewski spostato a destra, per l’infortunio di Celik che si fa male al ginocchio che non sono passati nemmeno due minuti e che si arrende tre minuti più tardi. I giallorossi aspetteranno il minuto ’88. Rete di testa di Henrique e terzo posto nel gruppo C per Mou.

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