Totti e il curioso retroscena: "Quella volta che litigai con Burdisso. Se mi attacchi...". Poi il commosso ricordo del padre  

L'ex capitano della Roma si è raccontato in un'intervista a tutto campo tra aneddoti e scorci di vita privata: "A casa mia l'idolo era Giannini"

"Una volta, mi sembra in Champions League, litigai con un giocatore a fine primo tempo, mi sembra con Burdisso. C'erano lui e il fratello, che era intervenuto. Dopo mezz'ora però mi dispiaceva, però istintivamente ti viene. Io sono quieto e tranquillo, ma se mi attacchi ti attacco anche io". Così Francesco Totti nel corso di una lunga chiacchierata con "Cronache di Spogliatoio". Un'intervista a tutto campo nel corso della quale ha ripercorso diversi momenti della sua carriera e della sua vita privata.

Totti, il ricordo commosso di suo padre: "Era un buono"

Commosso il ricordo di suo padre: "Mio padre era amato da tutti lì dentro, arrivava alle 9 di mattina e portava le tielle di pizza con la mortadella, rossa, ripiene, porchetta. Prima dell'allenamento la maggior parte dei giocatori prendeva uno o due pezzi di pizza, ogni giorno aspettavamo che arrivasse. Questa è una cosa che tutta Trigoria ricorda, lui era un buono: qualunque cosa gli avessi chiesto, l'avrebbe portata a termine. Infatti era soprannominato lo sceriffo".

"A casa l'idolo era Giannini. Quando Aldair mi ha dato la fascia..."

Totti prosegue parlando del suo idolo: "Sono cresciuto con l'idolo in casa, che era Giuseppe Giannini. Lo vedevo come un principe, come un re. Ho cercato di rubargli un po' di movimenti, come giocava, quello che faceva durante il giorno perché ho avuto modo di conoscerlo. Una persona straordinaria, mi ha cresciuto e dato tanti consigli. La prima notte in ritiro con lui non dormivo perché avevo un occhio aperto e uno chiuso, me lo guardavo. Per me era veramente una cosa che non pensavo mai potesse succedere. La mia prima partita allo stadio fu un Roma-Napoli di sabato alle due. Quando stavano facendo lo stadio nuovo. Fece gol mi sembra Voller al 90', ma non mi fate fare figuracce. La mia giornata tipo da bambino tifoso? Non pensavo tantissimo alla Roma. Rispetto ad adesso c'era solo novantesimo minuto, potevi sentirle solo per radio le partite. La vivevo da innamorato ma senza tanta passione. Quando a tredici anni ho iniziato ad andare in Curva con mio fratello e mio cugino lì vivevo realmente la partita. Alle nove uscivo di casa con i panini con la frittata che preparava mamma. Un pic nic, facevi amicizia, ti divertivi con tutti".

 

Poi da tifoso a capitano: "Aldair mi ha consegnato la fascia dopo una partita a Bergamo. Da quel giorno disse alla squadra che era giusto che diventassi capitano della Roma. Lui ci credeva tantissimo, io l'avevo presa con tranquillità, non mi rendevo conto di quello che mi stesse accadendo. Da quella domenica in poi ho avuto un peso sulle spalle che nessuno può immaginare. La domenica ci si aspettava sempre qualcosa in più da me. Conoscendo la piazza riuscivo crescendo a mettere un'ovatta intorno alla squadra. Non pensavo che fosse per sempre, invece poi...L'ho letta male ma è stata una fortuna. Io non sono stato quel tipo di capitano che insulta i giocatori o li attacca al muro. Non ho quel carattere e anche se qualcuno mi stava antipatico ci passavo sopra. Poi in campo cercavo di dare qualcosa in più".

 


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Totti: "Mondiale 2006? Volevo fare il cucchiaio contro l'Australia, poi..."

Totti ha poi parlato del Mondiale del 2006: "Il rigore contro l'Australia? Dopo averlo segnato abbiamo detto 'arriviamo fino alla fine'. Era stata una partita particolare e se fossimo andati ai supplementari non so come sarebbe andata. Quel pallone era una macigno. Dopo aver segnato abbiamo capito che potevamo vincere il Mondiale. Di quel rigore mi ricordo i 70 metri per arrivare al dischetto. Ho pensato 'mo je faccio er cucchiaio', poi 'no lascia perdere', parlavo da solo. Quel Mondiale per me era stato ad alto rischio per il brutto infortunio alla caviglia. Con la voglia e lo stimolo che mi hanno dato il mister e i compagni ho spinto per esserci. Se avessi tirato il rigore in finale, l'avrei tirato come quello contro l'Australia. La semifinale contro la Germania è stata tosta poi in finale avevamo di fronte una grande squadra come la Francia, è stata una bella lotta. Con Lippi ci sentiamo, organizziamo le cene con la squadra. Sono cose che non potrai mai dimenticare". 

 

Poi le parole su un suo grande amico e rivale: "Nesta è un altro pezzo di Roma, un cugino. Nel periodo calcistico non ci siamo frequentati, non era rispettoso nei confronti delle tifoserie, prima erano altri tempi. Oggi farebbe effetto ma penso che nessuno potrebbe dire niente. Ma Roma è bella anche per questo. Cn Alessandro abbiamo fatto tutta la trafila dalle giovanili fino alla Nazionale, lo reputo uno dei migliori al mondo in quel ruolo".  Con Nesta inevitabile l'argomento derby: "Ricordo la prima azione del primo derby quando Mazzone mi mandò in campo e presi un rigore. Mi disse 'entra e divertiti'. Quando sei giovane non hai tanti pensieri. Erano partite che non volevamo mai perdere, c'erano sfottò pesanti. Erano belli anche fuori dal campo. Tanti tifosi preferivano vincere i derby che lo scudetto".

 


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Totti: "Il ritiro una bastonata. Tornare in campo? Se mi chiamasse la Roma..."

La leggenda giallorossa prosegue: "L'affetto della gente ti gratifica, ma non è bellissimo perché nella vita privata non puoi fare niente. Facessi una passeggiata ora, per fare 50 metri ci metterei due ore. La cosa più eclatante è la gente che si ferma e mi bacia le scarpre, robe da pazzi. Poi andavamo a trovare i detenuti in carcere: un giorno c'era un ragazzo che aveva finito di scontare la pena, ma ha saputo che saremmo andati lì e ha chiesto di rimanere una settimana in più per conoscermi. Alcune volte mi viene di pensare di lasciare Roma ma non posso, sono cresciuto e morirò qui.  Se dovessi scegliere due attaccanti con cui ho giocato prendo Cassano e Salah. Quest'ultimo era quel giocatore perfetto per come giocavo io. Se ci fossimo incontrati a metà strada sarebbe stata follia".

 

In conclusione, Totti è intervenuto sul ritiro: "Io non ho mai pianto come nel periodo del ritiro, prima, durante e dopo. Quel giorno da una parte è stato bellissimo, ogni giocatore vorrebbe viverlo. Ma allo stesso tempo era un punto di arrivo, la fine di tutto. Non pensavo potesse succedere, speravo non arrivasse mai. Giornata difficile da descrivere, come le emozioni che abbiamo vissuto. Fare il giro di campo e vedere tutti piangere...Già dal giorno dopo sai che non succederà più tutto quello. Il calcio è stato tutto per me. Quello che sentivo lo trasmettevo in campo per far emozionare la gente. Ho avuto paura, e ogni tanto mi torna. Era stata una cosa non voluta, non sapevo cosa fare dopo, una bastonata pesantissima. Non me l'aspettavo, soprattutto per il modo. Mi avevano detto una cosa ma non è accaduta. Ma non voglio vivere di rimpianti e rimorsi. Tornare a giocare? C'è stato un incontro con alcune persone, tra cui un amico con cui ho giocato, e mi hanno chiesto scherzosamente di andare a dargli una mano. Da lì mi ha fatto scattare qualcosa. Mi sono riniziato ad allenarmi per vedere come mi sentivo e stavo bene. L'ho chiamato per dirgli che mi serviva un altro mese e mi ha detto che mi aspettava. Poi mi sono un attimo fermato e ho detto 'prima non sono andato in un'altra squadra, non mi sembra corretto farlo anni dopo'. Ho chiesto consigli e ho deciso di mantenere il rispetto. Con quello che c'è in giro adesso, non avrei fatto brutte figure, ma ora la escludo totalmente. Ma se mi chiama la Roma ci penserei [ride, ndr]". 

 

 

 

 


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"Una volta, mi sembra in Champions League, litigai con un giocatore a fine primo tempo, mi sembra con Burdisso. C'erano lui e il fratello, che era intervenuto. Dopo mezz'ora però mi dispiaceva, però istintivamente ti viene. Io sono quieto e tranquillo, ma se mi attacchi ti attacco anche io". Così Francesco Totti nel corso di una lunga chiacchierata con "Cronache di Spogliatoio". Un'intervista a tutto campo nel corso della quale ha ripercorso diversi momenti della sua carriera e della sua vita privata.

Totti, il ricordo commosso di suo padre: "Era un buono"

Commosso il ricordo di suo padre: "Mio padre era amato da tutti lì dentro, arrivava alle 9 di mattina e portava le tielle di pizza con la mortadella, rossa, ripiene, porchetta. Prima dell'allenamento la maggior parte dei giocatori prendeva uno o due pezzi di pizza, ogni giorno aspettavamo che arrivasse. Questa è una cosa che tutta Trigoria ricorda, lui era un buono: qualunque cosa gli avessi chiesto, l'avrebbe portata a termine. Infatti era soprannominato lo sceriffo".