Pagina 2 | Florenzi, tutta la verità sulla Roma, Totti e De Rossi. E quella chiamata di Mourinho: “Litighi con tutti…”

L'ex giallorosso, Psg e Milan si racconta nel podcast di Gazzoli tra aneddoti, retroscena e tanta sincerità

Da Totti e De Rossi all'addio alla Roma sofferto, dall'abbraccio alla nonna dopo il gol al Cagliari al diventare capitano della squadra per cui ha sempre tifato da bambino, fino alla rete spettacolare al Barcellona: Alessandro Florenzi passa dal BSMT e parla di tutto con Gianluca Gazzoli nel suo podcast. "Totti e De Rossi - spiega l'ex giallorosso, Psg e Milan - sono due monumenti di Roma e nessuno potrà mai essere come loro, nessun capitano sarà mai come loro. Francesco non parlava, ma non perché non voleva, ma perché non gli serviva. Daniele invece era uno che te lo faceva capire in più maniere e aveva la parola come dono. Ho uno splendido rapporto con loro e sono fortunato. All’inizio ero in soggezione, poi mi hanno aiutato e ora non mi ci sento più. Mi è capitato di essere in soggezione anche con Paolo Maldini, quando l’ho visto, e Gianluca Vialli".

Florenzi e l'abbraccio alla nonna

Florenzi racconta quel gol al Cagliari del 21 settembre 2014 e il successivo abbraccio alla nonna Aurora: "Due giorni prima glielo avevo detto, per lei era la prima volta che veniva allo stadio a vedermi. Quando la vado ad abbracciare per me era come abbracciare i miei quattro nonni, anche se uno non l’ho vissuto. Per me abbracciare lei significava abbracciarli tutti e quattro".


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Florenzi: "Ero fuori rosa alla Roma e Mourinho mi chiamò..."

L'emozione nel diventare capitano della Roma e la telefonata di Mourinho, Florenzi entra nei dettagli: "Divento capitano perché Totti e De Rossi salutano e vanno via. L’avevo già fatto quando non c’erano loro, però è stata una grande responsabilità e un grande onore. Giocare a Roma è differente, la città è tanto passionale. Per me Totti è stato l’unico calciatore superiore al club. Io avrei voluto fare il percorso di Totti e De Rossi, andare via mi è dispiaciuto, sarei rimasto per tutta la carriera. Però ho scoperto altre realtà che mi hanno dato tanto. Hanno fatto passare la storia che volevo andare via e invece non era vero. Dopo il Valencia e prima del Psg io resto alla Roma da fuori rosa. In quel momento c’è Mourinho (in realtà Florenzi, come gli stanno facendo notare molti tifosi giallorossi sui social, dice una inesattezza in quanto quando passò dal Valencia al Psg c'era Fonseca e non lo Special One, ndr.) che mi chiama e mi dice: ‘Mi spieghi perché tu sei fuori rosa? Perché mi hanno detto che tu hai litigato con tutti, ma io non sono un pirla e sono andato a chiedere. Tu non hai litigato con nessuno, tutti parlano bene di te’. Io avrei voluto giocare con lui e lui mi voleva, ma qualcun altro glielo ha impedito. Non so se ero scomodo per la società, ma se ci sono riusciti con Totti e De Rossi, pensa con Florenzi".

Il gol al Barcellona

Florenzi non può non ricordare il gol in Champions da centrocampo al Barcellona, ma questa volta aggiunge due aneddoti al racconto: "Ho capito che stava succedendo qualcosa di strano quando il portiere si è messo a correre. Io alzo due o tre vote la testa perché vedo Dzeko che va in profondità, ma non potevo dargli la palla perché era tra due difensori. Penso allora di tirare. Palo, gol e la prima reazione è stata mettermi le mani in faccia. Di quella sera poi è il concepimento di mia figlia. L’aneddoto più simpatico però è del giorno dopo: in allenamento, mentre correvamo, c’era un pallone esattamente sullo stesso punto del campo da dove avevo tirato. Tutti mi guardano, io tiro e non arrivo nemmeno all’area di rigore. Tutti a ridere".


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Florenzi: "Ero fuori rosa alla Roma e Mourinho mi chiamò..."

L'emozione nel diventare capitano della Roma e la telefonata di Mourinho, Florenzi entra nei dettagli: "Divento capitano perché Totti e De Rossi salutano e vanno via. L’avevo già fatto quando non c’erano loro, però è stata una grande responsabilità e un grande onore. Giocare a Roma è differente, la città è tanto passionale. Per me Totti è stato l’unico calciatore superiore al club. Io avrei voluto fare il percorso di Totti e De Rossi, andare via mi è dispiaciuto, sarei rimasto per tutta la carriera. Però ho scoperto altre realtà che mi hanno dato tanto. Hanno fatto passare la storia che volevo andare via e invece non era vero. Dopo il Valencia e prima del Psg io resto alla Roma da fuori rosa. In quel momento c’è Mourinho (in realtà Florenzi, come gli stanno facendo notare molti tifosi giallorossi sui social, dice una inesattezza in quanto quando passò dal Valencia al Psg c'era Fonseca e non lo Special One, ndr.) che mi chiama e mi dice: ‘Mi spieghi perché tu sei fuori rosa? Perché mi hanno detto che tu hai litigato con tutti, ma io non sono un pirla e sono andato a chiedere. Tu non hai litigato con nessuno, tutti parlano bene di te’. Io avrei voluto giocare con lui e lui mi voleva, ma qualcun altro glielo ha impedito. Non so se ero scomodo per la società, ma se ci sono riusciti con Totti e De Rossi, pensa con Florenzi".

Il gol al Barcellona

Florenzi non può non ricordare il gol in Champions da centrocampo al Barcellona, ma questa volta aggiunge due aneddoti al racconto: "Ho capito che stava succedendo qualcosa di strano quando il portiere si è messo a correre. Io alzo due o tre vote la testa perché vedo Dzeko che va in profondità, ma non potevo dargli la palla perché era tra due difensori. Penso allora di tirare. Palo, gol e la prima reazione è stata mettermi le mani in faccia. Di quella sera poi è il concepimento di mia figlia. L’aneddoto più simpatico però è del giorno dopo: in allenamento, mentre correvamo, c’era un pallone esattamente sullo stesso punto del campo da dove avevo tirato. Tutti mi guardano, io tiro e non arrivo nemmeno all’area di rigore. Tutti a ridere".


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