Roma, ora Gasperini ha tante combinazioni per l’attacco. Ma c’è un giocatore fondamentale

Il tecnico dei giallorossi contro il Napoli può contare su un reparto numeroso e studiare l’assetto migliore per segnare
Jacopo Aliprandi
4 min

C ’è un’aria diversa a Trigoria. Profuma di occasioni, di porte che si spalancano, di palloni che finalmente gonfiano la rete invece di accarezzarla e basta. Dieci personaggi in cerca di gol, dieci storie che si intrecciano, una sola missione: spingere la Roma verso la Champions migliorando un reparto che adesso si trova al nono posto tra gli attacchi del campionato e vuole scalare posizioni. E al centro del vortice c’è lui, Donny Malen, l’uomo che ha acceso la miccia e che ora tiene la fiamma alta. La rivelazione è diventata sostanza. Con Malen la Roma segna, e non è un dettaglio: è una svolta. Abituarsi a fare più di un gol a partita - evento raro troppe volte in stagione - significa cambiare mentalità, ritmo, postura. Significa guardare l’avversario e sapere di poter archiviare i match senza soffrire, oppure soffrire ma sapendo poi ribaltare un risultato negativo. E per la Roma questo è ossigeno puro.

Le scelte di Gasperini

Il bello, per Gasp, è che per la prima volta non deve inventarsi magie con le figurine contate. In attesa dei rientri di El Shaarawy, Ferguson e Dovbyk, sono sette gli uomini per tre maglie davanti. Una parola che a Trigoria suona quasi nuova: scelta. C’è chi ha già vissuto certe pressioni e chi invece scalpita con la faccia tosta dei giovani, come quel Vergara che oggi fa sorridere Conte e che domenica sfiderà i giallorossi con il suo Napoli. Stimoli, incroci, destini. E no, Gasperini non sarà Giovanni Mucciaccia, e il vice Gritti non è “Capo”, la statua parlante, ma qui l’attacco d’arte c’è davvero. Un reparto offensivo che può cambiare forma, colore, pennellata a seconda dell’avversario. E stavolta finalmente senza doverlo rattoppare con la colla vinilica. Già il solo parlare di ballottaggi è un segnale forte: questa Roma non è più monocorde, ha tavolozza e fantasia.

Gol e assist

Il tridente titolare è un laboratorio di qualità. Malen è il terminale, il finalizzatore chiamato a timbrare con continuità. Accanto a lui Soulé, numeri veri: sette gol e sette assist, il motore creativo di una squadra che ora produce. E poi Dybala, rientrato in gruppo con quella voglia sottile che hanno i campioni quando sentono odore di palcoscenico. Il dialogo con Malen, già visto contro il Torino, è una promessa: tecnica, visione, colpi che spostano gli equilibri.

L'imprevedibilità

Quando la partita si sporca, serve chi rompe gli schemi. Zaragoza, Robinio Vaz, Venturino: talento fresco, gambe leggere, nessuna paura. Gasp li ha già lanciati a gara in corso per cambiare ritmo e inerzia. Con Vaz e Venturino è arrivato un pari pesante contro il Milan, non un episodio ma un segnale. E poi Ferguson, che tra campionato ed Europa League avrà le sue chance: prima dell’infortunio alla caviglia stava trovando continuità, e quella fame non se n’è andata. Almeno Gasp lo spera.

I giocatori che regalano esperienza

E quando serve la testa, il tecnico può contare su di loro. Pellegrini, El Shaarawy, Dovbyk (gli ultimi due ora ko). Esperienza, nervi saldi, gestione dei momenti. Pellegrini è il jolly emotivo e tecnico, uno che può stare in ogni categoria e a cui Gasp chiede sempre di alzare l’asticella. Perché adesso il margine d’errore si è assottigliato: l’attacco deve colpire, ma anche guidare. Dieci uomini, tre ruoli, infinite combinazioni. Qualità, imprevedibilità, esperienza. La Roma ha trovato gol, alternative, convinzione. E quando una squadra scopre di poter fare male in tanti modi diversi, smette di sognare e comincia a crederci davvero.


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