Dalla camera iperbarica al pilates: come Soulé ha sconfitto la pubalgia in 50 giorni

Con l’Inter in campo dopo lo stop: ecco i segreti di Matias. Fatica a Trigoria  e si fa curare dal preparatore Viggiano
Giorgio Marota
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Casa Soulé sembra il Kennedy Space Center tra capsule, macchinari e marchingegni vari. Seguendo l’orbita della Joyita, metti Casal Palocco sul navigatore - Roma Sud, non troppo distante da Trigoria - e lui ti porta a Cape Canaveral. Gli attrezzi del mestiere li ha portati el Señor Claudio Viggiano, preparatore personale e fisioterapista, pure lui argentino: glieli ha fatti recapitare in salotto nel momento in cui ha preso di petto la pubalgia del suo assistito. La sindrome che continua a causare dolore all’interno coscia del calciatore, infiammando il suo inguine, va combattuta anche con la tecnologia. Non basta la palestra, non è sufficiente mettere massa muscolare: la forza, come si dice, è nulla senza il controllo. Così nella dimora di Soulé si possono trovare una camera iperbarica che gli permette di ossigenare i tessuti danneggiati e combattere le infezioni batteriche, ma anche una pompa diamagnetica, necessaria per ridurre l’edema osseo al pube. Il problema che da novembre non gli dà tregua e che negli ultimi 50 giorni lo ha costretto ai box è proprio in quella zona, dove c’è un accumulo anomalo di liquidi. Il dolore intenso e i movimenti limitati sono state le conseguenze dei denti stretti pur di scendere comunque in campo e aiutare la Roma.

Il percorso di Soulè

Soulé giocava e rigiocava sopra il tormento, ma non poteva più proseguire a dosi di antinfiammatori. Dopo il secondo tempo di Napoli, il 15 febbraio, s’è dovuto fermare. A Pasqua i giallorossi potranno riabbracciarlo: contro l’Inter, dal primo minuto o in corsa, la squadra ritroverà la verve del calciatore offensivamente più incisivo della stagione con 7 gol e 7 assist. Oggi siamo in grado di svelare il mese e mezzo di lavoro lontano dai riflettori che ha coinvolto l’atleta e il suo preparatore, in sinergia con lo staff medico del club. Il percorso si è sempre diviso in due parti: le sedute con i fisioterapisti giallorossi e quelle a domicilio. Il lettino, la piscina e la palestra del Fulvio Bernardini, poi un’ora al giorno di camera iperbarica, un’altra di pompa diamagnetica e 30-40 minuti di terapie manuali, senza dimenticare il pilates all’Oto Palocco e gli esercizi di posturale. Il totale fa 6-7 ore: un impiego fisico a tempo pieno.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Soulè ritrova il gruppo

Ritrovare il gruppo e gli allenamenti di Gasp, la settimana scorsa, è stato come ritornare alla vita per un calciatore che prima di piegarsi sulle ginocchia era sceso in campo 34 volte su 34 tra Serie A, Coppa Italia ed Europa League. Per Soulé, i tre giorni di riposo concessi dal tecnico sono stati altri tre giorni di fatiche e di cure. La pubalgia non è un male che passa con il semplice riposo e continua a richiedere prevenzione pure quando sembra dare tregua, soprattutto se le cause risiedono in un sovraccarico (i tanti impegni e i ritmi alti hanno pesato) e per certi versi nella struttura stessa dell’atleta; nel caso di Matias, il piede destro un po’ pronato che tende a cedere verso l’interno mentre avanza e una rotazione del femore non così corretta devono aver inciso. In qualsiasi caso, lui sta tornando. Finirà la stagione tra sprint, giocate e doppie sedute, continuando a seguire per tutta l’estate un protocollo rigido. L’obiettivo è permettergli di ripresentarsi a settembre senza il minimo accenno di dolore. Missione possibile.

 


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Casa Soulé sembra il Kennedy Space Center tra capsule, macchinari e marchingegni vari. Seguendo l’orbita della Joyita, metti Casal Palocco sul navigatore - Roma Sud, non troppo distante da Trigoria - e lui ti porta a Cape Canaveral. Gli attrezzi del mestiere li ha portati el Señor Claudio Viggiano, preparatore personale e fisioterapista, pure lui argentino: glieli ha fatti recapitare in salotto nel momento in cui ha preso di petto la pubalgia del suo assistito. La sindrome che continua a causare dolore all’interno coscia del calciatore, infiammando il suo inguine, va combattuta anche con la tecnologia. Non basta la palestra, non è sufficiente mettere massa muscolare: la forza, come si dice, è nulla senza il controllo. Così nella dimora di Soulé si possono trovare una camera iperbarica che gli permette di ossigenare i tessuti danneggiati e combattere le infezioni batteriche, ma anche una pompa diamagnetica, necessaria per ridurre l’edema osseo al pube. Il problema che da novembre non gli dà tregua e che negli ultimi 50 giorni lo ha costretto ai box è proprio in quella zona, dove c’è un accumulo anomalo di liquidi. Il dolore intenso e i movimenti limitati sono state le conseguenze dei denti stretti pur di scendere comunque in campo e aiutare la Roma.

Il percorso di Soulè

Soulé giocava e rigiocava sopra il tormento, ma non poteva più proseguire a dosi di antinfiammatori. Dopo il secondo tempo di Napoli, il 15 febbraio, s’è dovuto fermare. A Pasqua i giallorossi potranno riabbracciarlo: contro l’Inter, dal primo minuto o in corsa, la squadra ritroverà la verve del calciatore offensivamente più incisivo della stagione con 7 gol e 7 assist. Oggi siamo in grado di svelare il mese e mezzo di lavoro lontano dai riflettori che ha coinvolto l’atleta e il suo preparatore, in sinergia con lo staff medico del club. Il percorso si è sempre diviso in due parti: le sedute con i fisioterapisti giallorossi e quelle a domicilio. Il lettino, la piscina e la palestra del Fulvio Bernardini, poi un’ora al giorno di camera iperbarica, un’altra di pompa diamagnetica e 30-40 minuti di terapie manuali, senza dimenticare il pilates all’Oto Palocco e gli esercizi di posturale. Il totale fa 6-7 ore: un impiego fisico a tempo pieno.

 


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