Gasperini e le frasi in conferenza stampa: cosa chiede alla Roma e la sua linea sui rinnovi

Il tecnico cerca punti a San Siro, dove non ha mai vinto, per alimentare le speranze del quarto posto. E sul futuro in giallorosso...
Jacopo Aliprandi

ROMA - C'è un filo sottile, quasi invisibile, che lega silenzi, mezze frasi e verità appena accennate. Il tema Inter è stato sì toccato nella conferenza di ieri, ma senza mai prendersi davvero la scena. A dominare invece le tante riflessioni sul futuro, sulla squadra e sulle scelte che attendono l’allenatore e il club. Inevitabile. Dopo il silenzio post Lecce - ufficialmente per un abbassamento di voce - Gasperini è tornato a parlare lasciando intravedere le linee di un domani ancora in parte da scrivere, tra ambizioni, riflessioni e una Champions che resta l’obiettivo dichiarato e vitale per le casse del club.

Gasperini e il futuro alla Roma

Il tecnico ha risposto, ha stuzzicato e si è fatto stuzzicare. Ma soprattutto ha mandato messaggi. Chiari, diretti, senza troppi giri di parole. A cominciare dal suo destino: «Per quello che posso dire finora, sono molto contento della scelta fatta e di come si sta sviluppando questa esperienza, anche se in mezzo a difficoltà. Mi auguro di essere io l’allenatore della Roma a luglio, spero che si possa continuare un percorso in cui non debba essere soddisfatto solo io, ma tutte le componenti». Parole che suonano come una richiesta di visione condivisa. Perché il progetto Roma, nella testa di Gasp, ha bisogno di fondamenta solide e soprattutto di una direzione unica. E qui entra in gioco il mercato, terreno sempre scivoloso. Il rapporto con Massara è di quelli franchi ma nemmeno idilliaci. «Con la società ho un rapporto molto schietto, aperto, sincero e condiviso. Cerco di portare le mie idee e la mia esperienza per rispondere a ciò che mi è stato chiesto quando sono arrivato alla Roma. Credo che questa sia una buona squadra: non va smantellata, va migliorata. Forse si poteva fare qualcosa in più già quest’anno, ma se siamo in questa posizione significa che i valori ci sono e che la base è solida».

Tradotto: niente rivoluzioni, ma interventi mirati. E soprattutto un messaggio forte e chiaro: i pezzi pregiati non si devono toccare, o almeno non tutti. Tra fair play finanziario e scadenze pesanti - Dybala, Pellegrini, Celik - la Roma si trova davanti a un bivio delicato.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Roma

Roma, la scossa

Poi c’è il campo, giudice supremo. E lì il discorso cambia tono, si fa più concreto. Ora c’è l’Inter, c’è San Siro, c’è uno stadio che per Gasperini è ancora tabù. E ci sono numeri che non mentono: la Roma fuori casa sta faticando, non chiude una gara senza subire gol da metà gennaio. Negli scontri diretti ha raccolto troppo poco: sei punti in nove partite contro le prime cinque. Troppo poco per chi sogna la Champions. E allora serve una scossa, una reazione vera. «Tutti ci auguriamo di raggiungere la Champions, soprattutto per il beneficio economico che porterebbe alla società. Allo stesso tempo, il club sta già ragionando su ciò che dovrà fare in futuro: è evidente che alcune situazioni ereditate dalle precedenti gestioni stanno arrivando a un momento che pesa e che porterà la società a prendere delle decisioni importanti per affrontare il futuro». Parole che pesano, perché raccontano di un equilibrio fragile tra presente e domani. E di cessioni quasi inevitabili. La Roma è dentro la volata, nel momento in cui non si può più sbagliare. Otto partite, otto finali. «Nelle ultime gare abbiamo giocato molto bene, con condizione e mentalità. L’unica settimana brutta è stata quella con le due sconfitte consecutive con Genoa e Como, però la squadra ha sempre dato buone risposte. Però lì mi fermo». Il riferimento è chiaro, gli errori arbitrali. Adesso però non c’è più spazio per alibi. «Otto partite non sono poche, c’è spazio per tutti. Con l’Inter sarà una gara importante, ma arriviamo pronti e daremo tutto».

È il momento della verità. San Siro chiama, la Roma risponde. E Gasperini, tra silenzi e verità sussurrate, prova a spingere la sua squadra oltre i limiti, là dove si decide tutto: tra la speranza Champions e un futuro ancora da costruire.


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ROMA - C'è un filo sottile, quasi invisibile, che lega silenzi, mezze frasi e verità appena accennate. Il tema Inter è stato sì toccato nella conferenza di ieri, ma senza mai prendersi davvero la scena. A dominare invece le tante riflessioni sul futuro, sulla squadra e sulle scelte che attendono l’allenatore e il club. Inevitabile. Dopo il silenzio post Lecce - ufficialmente per un abbassamento di voce - Gasperini è tornato a parlare lasciando intravedere le linee di un domani ancora in parte da scrivere, tra ambizioni, riflessioni e una Champions che resta l’obiettivo dichiarato e vitale per le casse del club.

Gasperini e il futuro alla Roma

Il tecnico ha risposto, ha stuzzicato e si è fatto stuzzicare. Ma soprattutto ha mandato messaggi. Chiari, diretti, senza troppi giri di parole. A cominciare dal suo destino: «Per quello che posso dire finora, sono molto contento della scelta fatta e di come si sta sviluppando questa esperienza, anche se in mezzo a difficoltà. Mi auguro di essere io l’allenatore della Roma a luglio, spero che si possa continuare un percorso in cui non debba essere soddisfatto solo io, ma tutte le componenti». Parole che suonano come una richiesta di visione condivisa. Perché il progetto Roma, nella testa di Gasp, ha bisogno di fondamenta solide e soprattutto di una direzione unica. E qui entra in gioco il mercato, terreno sempre scivoloso. Il rapporto con Massara è di quelli franchi ma nemmeno idilliaci. «Con la società ho un rapporto molto schietto, aperto, sincero e condiviso. Cerco di portare le mie idee e la mia esperienza per rispondere a ciò che mi è stato chiesto quando sono arrivato alla Roma. Credo che questa sia una buona squadra: non va smantellata, va migliorata. Forse si poteva fare qualcosa in più già quest’anno, ma se siamo in questa posizione significa che i valori ci sono e che la base è solida».

Tradotto: niente rivoluzioni, ma interventi mirati. E soprattutto un messaggio forte e chiaro: i pezzi pregiati non si devono toccare, o almeno non tutti. Tra fair play finanziario e scadenze pesanti - Dybala, Pellegrini, Celik - la Roma si trova davanti a un bivio delicato.


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