Roma, la presenza e la gratitudine

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni
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Mourinho, poi De Rossi e adesso Ranieri. Una leggenda mondiale e due figli di Roma e valori della Roma bruciati nel giro di sei anni. Qualcosa non funziona ancora nella gestione dei Friedkin, una delle più prestigiose e ricche proprietà del calcio. L’assenza, la distanza non funziona, così come in passato non funzionò l’autonomia garantita a termine (fino a che contrasto non ci separi) a manager, avvocati e ds il più delle volte indicati dai cacciatori di teste. Gli americani pagano sempre profumatamente per i loro errori, ma gli effetti si ripercuotono inevitabilmente sui risultati della squadra e sulle professionalità più alte.

Ci sono volute addirittura due settimane per chiudere con Ranieri, dopo le dichiarazioni rilasciate a pochi minuti da Roma-Pisa. E sono state due settimane di voci, prese di posizione, divisioni nette, fastidi, incazzature, tormenti, di ho saputo che e invece...

Ieri, al termine di 48 ore di riflessioni, la Roma e Ranieri, verosimilmente assistito dall’avvocato Grassani, sono giunti alla conclusione che fosse meglio separarsi. I Friedkin hanno scelto Gasperini, ma cercando di individuare una formula che non danneggiasse l’immagine del club e di chi la scorsa stagione tolse loro le castagne dal fuoco. Una consensuale di forma, insomma.

Visti i riscontri ottenuti, credo che Claudio si sia pentito dell’uscita scomposta (lui, poi), intempestiva e critica nei confronti dell’allenatore, anche se ha sempre sostenuto di averla fatta «per il bene della Roma e per salvaguardare i giocatori». L’incompatibilità tra i due, che non si era manifestata nei mesi precedenti, è emersa tutta in una volta imponendo una conclusione radicale: Ranieri o Gasperini.

La Roma è una cosa seria, hanno ricordato i tifosi. Per gestire certe incomprensioni sulle scelte importanti, sull’ordinario e sullo straordinario, per “sorvegliare” i caratteri forti serve sempre la mediazione di gente esperta e competente. Non dico un Marotta, ma quasi. E non basta cercarlo insistentemente: bisogna trovarlo.

Come diceva Enrico De Nicola, il nostro primo presidente della Repubblica, la gratitudine è il sentimento del giorno prima. La gratitudine è un bel sentimento, persino doveroso, ma è ricattatoria, funerea e un po’ inutile. Non c’è giocatore o tecnico del passato (Baggio, Maldini, Liedholm, Zanetti, Maradona eccetera) che una volta sventolato davanti all’opinione pubblica abbia mai avuto un vero ruolo operativo o sia contato qualcosa. Ornamentale come sarebbe Totti, ennesimo tassello in stile Silvia Salis, panem et circenses, da dare in pasto al pubblico pagante e alla dose di ipocrisia che il sistema pretende, oppure parlanti e non abbastanza potenti (vedi Maldini e in parte Ranieri, che ha provato a forzare e ha perso) da guidare il processo. Forse Gasperini non diventerà Ferguson, ma nella testa dei Friedkin Ranieri non avrebbe mai potuto diventarlo. Se ne va per questo, soprattutto per questo.


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