La commozione di Ranieri e un addio che stavolta sarà definitivo: così non sarà più al servizio della sua Roma
Una stagione da calciatore, tre da allenatore, dieci mesi da dirigente. Ma soprattutto una vita da tifoso romanista. Nato e cresciuto tra Testaccio e San Saba, nel cuore di una capitale che lo ha sempre amato e ringraziato. Perché Claudio Ranieri nel momento del bisogno è sempre venuto in soccorso della Roma. Lo ha fatto non solo salvando la stagione ma rendendola quasi indelebile, come nel 2010 quando sfiorò lo scudetto dopo una rimonta pazzesca sull’Inter di Mourinho. Ma anche come lo scorso anno quando prese una Roma devastata dalla gestione Juric e in piena zona salvezza portandola a -1 dalla Champions. Miracoli sportivi che non hanno eguagliato la Premier vinta col Leicester, ma poco ci manca. Poi la decisione di lasciare la panchina (in realtà lo aveva già fatto a Cagliari) e accettare un ruolo per lui inedito.
Garante del romanismo
Da garante del romanista (e del romanismo) nel club dei Friedkin. La tifoseria poteva tirare il fiato: “Finalmente uno di noi”. Ma le cose sono andate subito male a causa del rapporto mai sbocciato davvero con Gasperini. Forse per responsabilità più sua che dell’allenatore. Mesi difficili, qualche uscita di troppo e alla fine l’addio. Forse il più doloroso. Per lui che da ragazzo era in tribuna a seguire la Roma di Foni e Carniglia e che poi si è ritrovato a vestire proprio la maglia dei sogni. Era il 1973. La vita lo ha portato poi lontano dalla capitale, ma il cuore era sempre lì. E nel 2009 Rosella Sensi decise di regalargli la panchina del cuore del post Spalletti. Intuizione vincente, nonostante gran parte della squadra, in primis Totti e De Rossi, spingesse per Mancini. La Roma macinò punti e chilometri in classifica, sfiorerà lo scudetto perso solo a causa di un inciampo: quello con la Sampdoria, era il 25 aprile. Quasi un gioco del destino. Una settimana prima c’era stato quello che oggi è considerato il più bel derby dell’era moderna: Lazio che passa in vantaggio, Floccari che sbaglia il rigore, doppietta di Vucinic a ribaltare tutto. Totti e De Rossi in panchina all’intervallo. Voglia di stringersi un po’: chi c’era lo ricorderà. L’anno successivo le cose non andarono così bene e Ranieri decise di dimettersi. Una mossa che non tutti ebbero il coraggio di fare.
Il ritorno nel 2019 e il Ranieri Ter
Nel 2019 Sir Claudio corse di nuovo in soccorso durante l’era Pallotta e nell’ultimo anno da calciatore di De Rossi. Difficile restare, troppa distanza di vedute, nonostante la chiamata di Totti, alla prima (e unica) vera scelta da dirigente. Poi il Ranieri Ter, lo scorso anno sotto la gestione Friedkin. Anche in questo caso i punti accumulati sono stati tanti, più di tutti in Serie A. Non sono bastati per il quarto posto, ma l’impresa c’è stata lo stesso. E il saluto di un Olimpico commosso. Oggi a commuoversi sarà proprio Claudio, quel ragazzo di Testaccio diventato nonno. Non sarà più il senior advisor, ma sarà sempre garante di romanismo. Anche da lontano. Anche se le cose non sono andate come credeva. E sperava.
