La Roma è tornata a riveder le stelle. Ora Gasperini vuole toccarle
Nella città dell’amore, questa volta, non c’è stato spazio per tragedie o malinconie. Nessuna fatal Verona, nessun finale amaro degno di Romeo e Giulietta. Solo un’esplosione di felicità giallorossa, un grido liberatorio che ha attraversato il Bentegodi fino ad arrivare a Roma, a Trigoria, ai cuori di un popolo che aspettava questo momento da troppo tempo. La Roma è tornata in Champions League. E non ci è tornata per caso. Ci è tornata compiendo un’impresa vera. Un traguardo che soltanto poche settimane fa sembrava quasi irraggiungibile. Perché la stagione si era complicata, perché davanti c’erano rose costruite per dominare, perché dopo la pesante sconfitta contro l’Inter in tanti avevano già emesso sentenze definitive. E invece la Roma ha scelto la strada più difficile e più bella: quella della resilienza, del lavoro, della fede nelle proprie idee.
Gasperini e la "banda del terzo posto"
È stata una rincorsa feroce, entusiasmante, quasi romantica. Una storia di emozioni continue, di cadute e risalite, di silenzi trasformati in forza. Questa squadra ha abbassato la testa, si è tappata le orecchie davanti alle critiche e ha continuato a lavorare ogni giorno a Trigoria con un solo obiettivo: restare viva fino all’ultimo metro della corsa. Alla fine, quella corsa l’ha vinta. E in cima a tutto c’è lui, Gasperini. L’uomo che ha ribaltato i pronostici senza mai tradire sé stesso. Non ha cambiato filosofia, non ha cercato scorciatoie, non ha smesso di credere nel suo calcio e soprattutto nei suoi giocatori. Li ha convinti che il quarto posto fosse possibile quando quasi nessuno lo considerava più tale. Li ha trasformati da gruppo fragile a squadra feroce, da "banda del sesto posto" a "banda del terzo posto". Una metamorfosi clamorosa, costruita sulla convinzione, sulla personalità e su un’identità finalmente riconoscibile. Ha vinto la Roma, sì. Ma ha vinto soprattutto Gasperini. Ha vinto anche contro chi, dopo il crollo con l’Inter, voleva smantellare tutto.
La palla ora passa ai Friedkin
Ha convinto persino i Friedkin della bontà di questo progetto tecnico, restituendo alla squadra non soltanto la Champions League, ma qualcosa di ancora più profondo: la dignità sportiva, l’orgoglio, la gloria. Perché questa qualificazione pesa enormemente. Non è solo un traguardo economico o una casella da riempire nel curriculum stagionale. È il ritorno della Roma nell’élite europea, nel luogo dove sente di appartenere. È il ritorno delle notti magiche, degli inni ascoltati con i brividi addosso, delle grandi sfide contro i migliori club del continente. È il ritorno "ad astra", verso quelle stelle che i tifosi giallorossi avevano smesso quasi di guardare.
Ma adesso arriva la parte più delicata. Perché questa qualificazione non può bastare. La palla passa ai Friedkin. Tocca alla proprietà decidere quanto davvero voglia crescere questa Roma. Gasperini ha fatto il suo capolavoro, adesso chiede una rosa all’altezza delle sue ambizioni. Non per partecipare alla Champions, ma per viverla da protagonista. Non soltanto per tornarci, ma per costruire nel giro di poche stagioni una squadra capace di inseguire anche lo scudetto che l’allenatore sogna di vincere. La sensazione è che qualcosa sia cambiato davvero. Che questa squadra abbia ritrovato fame, appartenenza, futuro. Verona è stata il punto di arrivo di una rincorsa straordinaria, ma può diventare anche il punto di partenza di un nuovo ciclo. Perché la Roma è tornata a rivedere le stelle. E adesso vuole toccarle.
